domenica, 25 Ottobre, 2020

Salario minimo, Italia tra pochi Paesi europei ancora sprovvisto

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Welfare
ASSEGNO UNICO UNIVERSALE
Si lavora alacremente sulla nuova prestazione ipotizzando un importo base di 200 euro mensili a figlio, graduabili in base al parametro Isee (che misura oltre al reddito anche la ricchezza patrimoniale dei nuclei familiari).
Un punto fermo, come riportato da diversi quotidiani in questi giorni, è garantire a tutte le famiglie la possibilità di mantenere i benefici attuali, se più consistenti: evitare insomma che qualcuno possa perderci. Anche per questo l’applicazione della riforma (già delineata nella legge delega approvata alla Camera) richiede svariati miliardi aggiuntivi, che dovranno essere appunto individuati con la manovra: la possibilità eventuale di attingere in via indiretta e provvisoria alle risorse europee non è esclusa.
Assegno unico universale
L’idea del governo è, in buona sostanza, quella di semplificare la gestione dell’erogazione dei contributi familiari per chi ha figli a carico. Sarà il ministero del Lavoro ad elaborare un piano di riforma del welfare con l’assorbimento di tutti i bonus dedicati alla famiglia attualmente operativi, compreso l’Assegno per il nucleo familiare (Anf), (quindi, i vari bonus bebé, l’assegno di natalità, il bonus asilo nido, ecc.). Tutto sarà gestito unicamente dall’Inps che dispone di una ricca banca dati dei soggetti beneficiari.
A chi spetta
Il progetto prevede che l’assegno unico universale sia corrisposto a famiglie con uno o più figli fino al compimento del 21esimo anno di età. L’importo mensile sarà determinato, oltre che dal coefficiente Isee, anche da altre importanti variabili e sarà composto da una quota fissa e una variabile. La parte variabile sarà determinata, non solo dal coefficiente Isee, ma pure dal numero dei figli e dalla loro età.
Diversamente dall’Assegno al nucleo familiare l’assegno unico universale sarà erogato fino al raggiungimento del 21 esimo anno di età. Ma non è escluso che possa arrivare anche a 25 per famiglie con redditi bassi e con figli che frequentano l’università.
L’assegno universale sarà poi maggiorato se in famiglia vi è più di un figlio o se ci sono figli disabili. Anche quest’ultimo aspetto sarà preso in debita considerazione dal governo e assorbirà i sussidi attualmente spettanti per i portatori di handicap.

 

Innovazioni
L’INPS E L’INCLUSIVITA’ DIGITALE
Nell’attuale processo di trasformazione digitale, le amministrazioni sono sempre più consapevoli e più attive nel migliorare e rendere più ampio l’accesso alle informazioni e ai servizi digitalizzati.
Grazie agli ultimi aggiornamenti della legge 4/2004, intervenuti prima con il decreto legislativo 106/2018 e successivamente con l’ultimo decreto semplificazione, il tema dell’accessibilità diventa finalmente centrale nella progettazione, nella costruzione, nella manutenzione e nell’aggiornamento di siti e di applicazioni mobili.
L’introduzione di nuovi adempimenti e l’emanazione delle nuove Linee Guida sull’accessibilità degli strumenti informatici da parte di Agid aiutano e guidano le amministrazioni verso la diffusione di contenuti più accessibili e l’erogazione di servizi digitali più inclusivi.
Anche l’Istituto nazionale della previdenza sociale vuole essere attore di questo cambiamento e, oltre ad adempiere con la pubblicazione delle Dichiarazioni di accessibilità riguardanti i propri portali e sotto-portali, inizierà ad avviare un processo graduale di cultura dell’accessibilità che porterà anche con l’aiuto degli utenti a migliorare l’inclusione dei servizi erogati a tutti i cittadini.
Le Dichiarazioni di accessibilità – informa opportunamente al riguardo l’Ente di previdenza – sono consultabili nella pagina web all’uopo dedicata.

Osservatorio Cig
INPS: I DATI RELATIVI AD AGOSTO 2020
È stato recentemente pubblicato l’ Osservatorio sulle ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni con i dati di agosto 2020.
Ad agosto 2020 sono state autorizzate 293,7 milioni di ore. Il 98% delle ore di Cig ordinaria, in deroga e fondi di solidarietà sono state autorizzate con causale “Emergenza sanitaria Covid-19”, pertanto le variazioni percentuali con gli indici congiunturali e tendenziali esposti nel focus settembre 2020, relativo ai dati di agosto, sono illustrati per continuità con le pubblicazioni precedenti, anche se poco significativi.
Relativamente alle ore autorizzate specificamente per emergenza sanitaria, i dati di agosto 2020 sono pubblicati sul Focus cassa integrazione guadagni e Fondi di solidarietà – Ore autorizzate per emergenza sanitaria.
Tenendo conto che l’effetto dei provvedimenti normativi adottati in materia di integrazione salariale durante l’emergenza Covid-19 ha cominciato ad avere un forte impatto in termini di ore autorizzate a partire da aprile 2020, il numero totale di ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate dal 1° aprile al 31 agosto 2020, per emergenza sanitaria, è pari a 2.819,1 milioni, di cui 1.384 milioni di Cig ordinaria, 887,1 milioni per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 548 milioni di Cig in deroga.

 

Visite mediche
INPS: ONLINE SERVIZIO PER CAMBIARE INDIRIZZO DI REPERIBILITA’
Con la Circolare Inps del 23 settembre scorso, n. 106, l’Istituto ha reso noto che è disponibile un nuovo servizio per comunicare il cambio di indirizzo di reperibilità, durante l’evento di malattia comune, ai fini dell’eventuale visita medica di controllo domiciliare disposta dal datore di lavoro.
Il nuovo servizio, rivolto ai lavoratori dei settori privato e pubblico, non sostituisce in alcun caso gli obblighi contrattuali di comunicazione da parte degli stessi lavoratori nei confronti dei propri datori di lavoro.

 

Salario minimo
PESSI: STRADA MAESTRA E’ LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
L’Italia, uno dei pochi Paesi europei ancora sprovvisti, dovrà dotarsi di una norma che stabilisca un salario minimo garantito ai lavoratori. Ma come costruire questa norma, sul cui impianto già da tempo si discute e su cui più di una volta si sono detti contrari Confindustria e sindacati? Adnkronos/Labitalia lo ha chiesto a Roberto Pessi, giuslavorista e Prorettore alla didattica della Luiss Guido Carli. “La strada maestra da tentare – ha spiegato il professore – è quella di stabilire che il salario minimo sia quello indicato dai contratti collettivi nazionali di lavoro, stipulati dai sindacati maggiormente rappresentativi”.
“Se invece si vuol fare una legge che di fatto si sovrappone o addirittura si mette in concorrenza con la contrattazione collettiva – ha osservato Pessi – ecco che si potrebbe creare un vulnus crescente perché ovviamente molti datori di lavoro uscirebbero dalle organizzazioni di rappresentanza per avere ‘mano libera’ sulla contrattazione, mentre aumenterebbero sempre di più i piccoli sindacati o gli pseudo sindacati pronti a firmare accordi aziendali e territoriali”.
“Un vulnus irreparabile perché sarebbe la fine della contrattazione nazionale: assisteremmo a una parcellizzazione dei negoziati destinata a cambiare profondamente il quadro complessivo del sistema di tutele”, ha affermato Pessi aggiungendo: “E’ chiaro infatti che alcuni temi non potranno essere discussi a livello aziendale e poi quando si parla di salario minimo, bisogna anche mettersi d’accordo su quello che intendiamo”.
“Quando si dice ‘salario’ – ha puntualizzato Pessi – si intende un sistema di retribuzione che tiene in equilibrio diversi elementi: l’orario, le festività, i giorni di ferie, i permessi matrimoniali, tanto per citarne alcuni. Potrebbe succedere allora che di fronte a un salario minimo di legge venga chiesto al lavoratore di barattare un plus di salario con un tot di ferie o di straordinari. Insomma, sarebbe come avere un costo che mi consente di abbattere altri costi, e anche molte tutele”.
“Inoltre – ha seguitato il professore – anche stabilire il quantum sarebbe difficile: abbiamo un reddito di cittadinanza che fissa l’asta a 780 euro. Allora un salario uguale o di poco superiore non incentiva certo a lavorare, mentre se fosse di molto superiore a 780 euro taglierebbe via alcuni settori (vedi l’agricoltura) dove la paga mensile stagionale è bassa, attorno ai 900 euro. Il rischio vero è che torni il lavoro nero e si diffonda il caporalato”
Dunque, Pessi ha ribadito il suo ‘no’ ad una norma parallela alla contrattazione per un salario minimo. Ma per ‘appoggiarsi’ alla contrattazione ci sono alcuni ostacoli normativi: “Un’estensione erga omnes dei minimi tabellari dei contratti nazionali viola i commi II-III-IV dell’art. 39 della Costituzione, che prevede un’indicazione specifica a questo scopo. Ci provò la legge Vigorelli nel 1950 ma fu bocciata dalla Corte Costituzionale. Lancio quindi – ha rimarcato il professore – una proposta visto che siamo un momento di riforme costituzionali: abroghiamo quei commi. Se si va a rivedere i verbali dell’Assemblea Costituenti si capisce proprio questo: i Padri Costituenti pensavano che l’art. 36, quello sulla retribuzione proporzionata e dignitosa, della Costituzione sarebbe stato attuato dall’art.39. Non potevano sapere che le scissioni sindacali avrebbero impedito di dare compiutezza a quell’articolo. Ma la volontà – conclude Pessi – era chiara”.

 

Carlo Pareto

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