lunedì, 28 Settembre, 2020

Sale la produzione industriale. Miglior risultato dal 2010

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Confindustria-PIL-rialzoBuone notizie per la produzione industriale. Nella media del 2016 la produzione industriale è infatti cresciuta dell’1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo comunica l’Istat spiegando che si tratta del dato più alto dal 2010. Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre 2016 l’indice è aumentato in termini tendenziali del 6,6% (i giorni  lavorativi sono stati 20 contro i 21 di  dicembre 2015), dato più alto da agosto 2011 quando si era registrato il +7,1%.

“La produzione industriale cresce in un anno del 6,6%. Nel complesso è il dato migliore dal 2010. Ecco  le riforme del governo Renzi che non funzionano!” scrive su  twitter il senatore Pd Andrea Marcucci commentando i dati. Di parere opposto Nichi Vendola per il quele i dati di oggi non dimostrano l’efficacia delle politiche del governo Renzi. “Il crollo della produzione  industriale degli ultimi 8 anni è vicino al 25%. Il dato di oggi va inserito – ha aggiunto – in un contesto della ripresa delle vendite delle auto ma non incide sul mercato del lavoro e non toglie l’angoscia che l’Italia vive nel suo processo di deindustrializzaizone”.

Per Filippo Taddei, responsabile economia del Pd “il dato sulla produzione industriale conferma che la ripresa economica continua a recuperare quanto  perso dalla grande recessione. Questo dato è ben al di là delle attese, molto più caute, espresse non più di qualche  settimana fa anche dai centri studi delle parti sociali”. “Una produzione crescente è il segno di un Paese che  riprende un poco alla volta il proprio spazio produttivo nel mondo e avrà un effetto positivo sulla crescita del Pil”.

Per i consumatori si tratta di segnali incoraggianti che vanno colti. “Continuano a giungere segnali incoraggianti, che il Governo dovrebbe valorizzare, cogliendo questo momento positivo per lanciare politiche dedicate alla ripresa occupazionale”. Hanno dichiarano Rosario Trefiletti ed  Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.  Per le associazioni dei consumatori, “è ora di intervenire, dando la massima priorità a interventi che  restituiscano lavoro e con esso dignità e speranze ai cittadini, specialmente ai giovani. La disoccupazione giovanile  in crescita recentemente registrata dall’Istat è un campanello  di allarme – osservano – un segnale da contrastare. Sono ancora troppi i giovani che riescono a mantenersi solo grazie al  sostegno economico di genitori, nonni, parenti, con un onere a  carico delle famiglie che abbiamo calcolato pari a circa 450 euro al mese”.

Positivo anche il commento di Confcommercio che parla di un dato “molto buono, superiore alle attese”. “Si rilevano miglioramenti – continua  la nota di Confcommercio – sia per i beni intermedi sia per i  beni strumentali, indizio di una possibile accelerazione  dell’attività di investimento, del tutto coerente con un grado di utilizzo degli impianti che, nell’ultimo trimestre del 2016, ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi anni”. “Sul piano interno – conclude l’Ufficio studi – la fiducia delle  famiglie resta molto fragile e su quello internazionale prevalgono rischi e incertezze di varia natura”.

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