martedì, 29 Settembre, 2020

Mediterraneo, Grecia armata contro la Turchia

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La tensione nel mar Egeo e nel mar Mediterraneo tra Grecia e Turchia continua a crescere con il rischio di compromettere anche la tenuta della Nato.

La Grecia, che gode del sostegno del presidente francese, Emmanuel Macron, in questo clima di tensione sempre più accesa con la Turchia, ha annunciato un programma di riarmo militare rinforzando il personale militare, ed acquistando 18 caccia Rafale, fiore all’occhiello dell’aeronautica militare francese.
Il premier, Kyriakos Mitsotakis, ha annunciato un robusto programma di acquisto di armi e un ammodernamento del settore della Difesa proprio quando, la tensione con Ankara per le reciproche rivendicazioni nel Mediterraneo orientale, non accenna a diminuire.
Il leader greco ha fatto sapere che verranno comprati, oltre i caccia francesi che sostituiranno i vecchi Mirage, anche 4 fregate ed altrettanti elicotteri. Mitsotakis ha anche annunciato l’assunzione di 15 mila nuovi militari in cinque anni e la destinazione di fondi all’industria della Difesa.
In un discorso a Salonicco, il premier della Grecia ha spiegato: “E’ giunto il momento di rafforzare le nostre forze armate: è un programma robusto che diventerà uno scudo nazionale. Il programma genererà migliaia di posti di lavoro”.

La prospettiva è una boccata d’ossigeno per il produttore Dassault Aviation, visto che il programma di produzione di Rafale prevede un preoccupante buco tra il 2024 e il 2027, che deve essere colmato il più rapidamente possibile per non dover fermare le linee di assemblaggio. Parigi ha un disperato bisogno di esportazioni dinamiche per mantenere la redditività della sua industria bellica. Infatti il ministro della difesa, Florence Parly, ha immediatamente annunciato: “Per la prima volta un Paese europeo vuole acquistare aerei da combattimento Rafale. E’ un successo per l’industria aeronautica francese, in particolare Dassault Aviation, nonché per altri attori industriali francesi, e le Pmi interessate dalla costruzione del Rafale”.
La Turchia e la Grecia, entrambe membri della Nato, sono ai ferri corti sui giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo orientale: Ankara rivendica il diritto di sfruttare i giacimenti che Atene considera sotto la sua sovranità. E le due parti non trovano alcun accordo.
Mitsotakis, proprio nelle ultime ore, ha accusato la Turchia di minacciare i confini orientali dell’Europa e di mettere in pericolo la sicurezza regionale affermando: “Serve un dialogo, ma non quando avviene con la pistola alla testa”.

La Francia non sostiene la Grecia soltanto per l’interesse economico della fornitura delle armi, ma anche per la guerra in Libia nella quale la Turchia è intervenuta a fianco di Al Serraj mentre la Francia sostiene il generale Haftar.
Così Recep Tayyip Erdogan ha avvertito Macron: “Non cercate la lite con il popolo turco, non cercate la lite con la Turchia”.
La tensione è iniziata quando la Turchia ha inviato, il 10 agosto, una nave da esplorazione, accompagnata da navi da guerra, in acque territoriali rivendicate dalla Grecia. Atene ha reagito avviando manovre navali per difendere il proprio territorio marittimo.

La questione è stata già al centro del dibattito del vertice Med7 di Ajaccio e l’intero dossier (insieme a quello più allargato dei diritti di esplorazione del gas nell’area) sarà all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 24 e 25 settembre.
L’Unione europea chiede il dialogo attraverso una proposta di mediazione sostenuta da Italia e Spagna, ma allo stesso tempo minaccia sanzioni.
Di conseguenza, le posizioni non si avvicinano e nelle ultime ore la Turchia ha annunciato nuove esercitazioni navali al largo di Cipro, di fronte a Sadrazamkoy. Cipro ha già reagito parlando di manovre “illegali” che “violerebbero” la sua sovranità nelle acque territoriali.
Per la Grecia e Cipro, il dialogo è attuabile solo se la Turchia ritirerà le sue navi e cesserà le continue provocazioni, ovvero le manovre militari in quelle aree. Insomma le posizioni restano distanti.
Atene dal canto suo vuole delimitare la sua Zona Economica esclusiva (Zee) partendo dalle coste dell’isola greca di Castelrosso, situata a soli 3 chilometri dalla costa turca, a 120 chilometri dall’isola di Rodi e 520 chilometri dalla Grecia continentale, il che significherebbe una posizione dominante della Grecia su gran parte del Mediterraneo orientale. Invece, secondo la Turchia, le isole non possono avere ‘Zee’ ed ha annunciato attività di esplorazione di idrocarburi in aree che Atene considera proprie. Il diritto internazionale del mare non distingue tra parte continentale e isole, ma parla di territorio nazionale, la cui ‘Zee’ può estendersi fino a 200 miglia dalla costa.
Tuttavia, la Corte di giustizia internazionale, in numerose controversie marittime, si è pronunciata per una divisione delle zone marittime disciplinata da principi di proporzionalità.
Nonostante ciò, Mitsotakis non sembra temere la via legale, anche se negli ultimi giorni ha assicurato più volte che la Grecia vuole una soluzione negoziata con la Turchia. Se il governo di Ankara non la vuole, il problema delle zone marittime dovrà essere risolto davanti alla Corte internazionale di giustizia.
Il caso tra Grecia e Turchia, solleva un grande problema all’interno della Nato che finora non ha sortito effetti per mediare la conflittualità in atto tra i due Paesi membri.

Salvatore Rondello

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