lunedì, 17 Febbraio, 2020

SALVATI DAI NONNI

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Il 36,3% dei pensionati riceve ogni mese meno di 1.000 euro lordi, il 12,2% non supera i 500 euro. Un pensionato su quattro (24,7%) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro. Il divario di genere è a svantaggio delle donne, più rappresentate nelle fasce di reddito fino a 1.500 euro. La concentrazione di percettori uomini, invece, è massima nella classe di reddito più alta (3.000 euro e più) dove ci sono 266 pensionati ogni 100 pensionate. E’ quanto emerge dalle rilevazioni diffuse dall’Istat dalle quali emerge comunque quanto i pensionati siano diventati il welfare sostitutivo per molte famiglie in cui le pensioni dei nonni rappresentano l’unica forma di reddito e senza quella entrata regolare e sicura, sarebbero sotto la soglia di povertà. Infatti per quasi 7 milioni e 400mila famiglie con pensionati i trasferimenti pensionistici rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile e nel 21,9% dei casi le prestazioni ai pensionati sono l’unica fonte monetaria di reddito (oltre 2 milioni e 600mila di famiglie). Lo rileva l’Istat confermando, in base a dati del 2017, che «la presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari vulnerabili (genitori soli o famiglie in altra tipologia) consente quasi di dimezzare l’esposizione al rischio di povertà».

Come si diceva, resta elevato il divario di genere. Le donne sono la maggioranza sia come percettrici di pensioni (55,5%) sia come pensionate (52,2%), ma ricevono il 44,1% della spesa complessiva. L’importo medio delle pensioni di vecchiaia è più basso rispetto a quello degli uomini del 36,7%, quello delle pensioni di invalidità è del 33,8%. Per le pensioni di reversibilità invece le donne percepiscono 1,5 volte l’importo degli uomini. Lo svantaggio delle donne, prosegue l’Istat, si spiega con il differenziale salariale dovuto a carriere contributive più brevi e a una minore partecipazione al mercato del lavoro. Le donne sono titolari del 44,3% delle pensioni di vecchiaia, del 45,8% delle invalidità previdenziali e del 26,5% delle rendite per infortunio sul lavoro. La presenza femminile è invece dominante tra le pensioni ai superstiti (86,3%), anche per una più elevata speranza di vita, e tra le pensioni assistenziali.

Complessivamente più di due terzi dei pensionati (67,2%) beneficiano di una sola prestazione, un quarto ne percepisce due, il restante 8% tre o più. Il cumulo di più pensioni riguarda soprattutto le donne: le pensionate rappresentano il 58,6% tra i titolari di due pensioni e salgono al 69,4% tra i titolari di tre o più prestazioni. In media però il reddito pensionistico delle donne è il 27,9% in meno di quello degli uomini, differenza che sale al 36,7% per l’importo delle singole pensioni. Essere titolari di più prestazioni riduce quindi lo svantaggio rispetto agli uomini. La distribuzione dei beneficiari secondo il reddito da pensione mostra che il 20% di quanti percepiscono i redditi pensionistici più bassi dispone del 5,2% del totale delle risorse pensionistiche mentre il quinto più ricco ne possiede otto volte di più (42,4%).

Nel 2018, i pensionati sono circa 16 milioni, per un numero complessivo di trattamenti pensionistici erogati pari a poco meno di 23 milioni. La spesa totale pensionistica (inclusa la componente assistenziale) nello stesso anno raggiunge i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale). Il peso relativo della spesa pensionistica sul Pil si attesta al 16,6%, valore appena più alto rispetto al 2017 (16,5%), segnando un’interruzione del trend decrescente osservato nel triennio precedente.

“I dati Istat sulla condizione economica dei pensionati – afferma in una nota Carmelo Barbagallo segretario generale della Uil – non fanno altro che confermare le nostre preoccupazioni e avvalorare le nostre rivendicazioni. Aumentare le pensioni non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di efficienza economica. Se oltre 16 milioni di nostri concittadini avessero più risorse per i loro consumi, crescerebbe la domanda di beni e servizi prodotti per il mercato interno. E sono più del 75% le nostre imprese che potrebbero trarre vantaggio, in termini di produzione e di occupazione, da questa situazione. Dunque, al tavolo sul cuneo fiscale che si insedierà il prossimo venerdì a Palazzo Chigi, noi chiederemo una riduzione delle tasse anche per i pensionati italiani che, è bene ricordarlo sempre, pagano, in media, il doppio delle tasse pagate dai pensionati europei”.

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