mercoledì, 20 Novembre, 2019

Salvatore Lauricella, fede e impegno per il socialismo

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Nella Sicilia del secondo dopoguerra è stato una delle figure più rappresentative del movimento socialista. Nacque a Ravanusa, in quel di Agrigento, il 18 maggio del 1922. Il padre, Giuseppe, fu nel prefascismo uno dei più attivi rappresentanti del movimento progressista isolano e si distinse tra i fondatori del Partito socialista nell’agrigentino. Al suo appassionato impegno si dovette lo sviluppo del partito in una delle aree isolane più difficili per la presenza della mafia dei feudi, nemica acerrima di ogni tentativo di rinnovamento e sviluppo del movimento dei lavoratori e ancor di più del partito socialista. Nel 1920 divenne sindaco di Ravanusa, e per questa carica e in quanto esponente del Psi soffrì non poco. Salvatore si laureò in Legge e subito si avviò con successo all’attività forense.

La politica, però, lo attrasse con forza. Cresciuto tra i ricordi del padre e nell’amicizia di tanti superstiti delle lotte contadine che si erano svolte dalla fine dell’800 sotto la guida del Partito socialista, possedeva gli elementi base per unirsi ai socialisti e riprendere la lotta per il progresso della sua terra. Subito dopo lo sbarco degli Alleati, nel luglio del ’43, e la successiva ripresa dell’attività volta alla ricostituzione della rete organizzativa socialista egli si iscrisse al Psi e presto divenne uno dei più noti dirigenti nell’agrigentino.

Nella primavera del ’46 ad appena 24 anni venne eletto sindaco di Ravanusa, carica che poi conservò fino al 1990 venendogli più volte riaffidata dalla fiducia degli elettori che in lui vedevano l’amministratore dinamico, sempre attento ai problemi locali e preoccupato dello sviluppo della cittadina. Nella campagna elettorale per il referendum istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea costituente del ’46 seppe guidare il partito con intelligenza ed equilibrio, sì che tra i partiti della sinistra il Psi potè raggiungere e poi mantenere posizioni di primo livello.

Oltre che nell’attività di partito si impegnò in quella sindacale collocandosi presto tra i più attivi organizzatori della Cgil e ponendosi nel suo paese natale alla guida della Camera del lavoro. Successivamente fu Presidente della Lega provinciale delle Cooperative e Mutue di Agrigento e Segretario della Lega regionale dei Comuni siciliani. Nel 1954 entrò a far parte della direzione regionale del Psi e cinque anni dopo ne divenne segretario, conservando poi la carica fino al 1970. La sua presenza nei parlamenti regionale e nazionale ebbe lunga durata. Nel 1963 il partito decise di candidarlo al Parlamento nazionale. Venne infatti eletto alla Camera nel collegio della Sicilia occidentale con 29.180 voti di preferenza, collocandosi così tra i parlamentari più votati. Nel 1968 capeggiò nuovamente la lista socialista nella Circoscrizione della Sicilia occidentale, e venne rieletto con 40.582 voti di preferenza. Fece parte dei governi Rumor e Colombo quale Ministro della Ricerca scientifica e successivamente dei Lavori pubblici. Si fece promotore di diverse leggi, tra cui di maggiore rilievo quelle per la casa, per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina e per il risanamento di Venezia. Nel ’72, ’76, ’79 fu nuovamente capolista nella circoscrizione della Sicilia occidentale e venne rieletto rispettivamente con 72.803, 47.032, 55.385 voti di preferenza. Nel 1981 venne eletto Segretario regionale e successivamente deputato all’ARS, dove i gruppi politici, concordi, lo elevarono alla presidenza, carica che dopo la rielezione riebbe nel 1986. Entrato a far parte del Comitato Centrale del partito venne eletto membro della Direzione nazionale.

All’interno del partito seguì inizialmente Francesco De Martino, ma poi sostenne Craxi, del quale divenne vice, e per la fiducia dei compagni assunse la carica di presidente del partito. Nel ’92 tornò alla Camera dei deputati, dove rimase fino al ‘94, quando il partito, travolto come la Dc, il Pli, il Psdi ecc. dal vortice di “Mani pulite”, stava toccando livelli elettorali estremamente bassi e organizzativamente si avvicinava alla frantumazione. Si allontanò allora dalla vita politica, ritirandosi a vita privata. Morì a Catania il 7 novembre 1996. A lui l’amministrazione comunale di Ravanusa, memore dell’impegno politico, della dedizione al socialismo e al progresso oltre che dell’opera svolta in favore della crescita e della modernizzazione della città, ha dedicato una statua in bronzo.”Una statua in suo ricordo – ha dichiarato per l’occasione il sindaco di Ravanusa – è il doveroso tributo che l’amministrazione cittadina possa riconoscergli. L’auspicio adesso è che le nuove generazioni possano conoscere e ricordare l’uomo, il politico e i valori per cui si è battuto a beneficio principalmente della nostra comunità”.

Giuseppe Miccichè

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