domenica, 17 Gennaio, 2021

Salviamo l’Archivio Storico del Giornale “La Stampa”

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La buona notizia. I primi giorni di dicembre la Regione Piemonte aprirà un tavolo di collaborazione con GEDI, il gruppo editoriale nato dalla merge tra il quotidiano “La Stampa” e l’ “Espresso”, e le Fondazioni di alcune banche, per non lasciar morire la Biblioteca Digitale dell’Informazione giornalistica. La cattiva: a giorni probabilmente non sarà più possibile accedere all’Archivio storico della “Stampa” di Torino.
150 anni di storia dell’Italia e del mondo, 1 milione 761 mila pagine, oltre 5 milioni di articoli, 4 milioni e mezzo di immagini, in formato digitale e consultabili gratuitamente. Dal primo numero del 9 febbraio 1867 quando il giornale si chiamava “Gazzetta Piemontese”, fino al 2006 attraverso “La Nuova Stampa”, “Stampa Sera” e finalmente “La Stampa”.
Numeri attraverso i quali dieci anni fa “La Stampa” dava notizia della conclusione di un lavoro di tre anni che metteva a disposizione di tutti un patrimonio storico di valore inestimabile. Che oggi rischia di scomparire per ritornare magari a pagamento e in una forma che non consenta ricerche per parole chiave, per esempio. E questa non è l’eventualità peggiore. Potrebbe accadere infatti che l’Archivio chiuda definitivamente i suoi battenti democratici.
Per scongiurare questo rischio, forse con qualche ritardo, la Regione Piemonte si è attivata puntando al rilancio del programma della Biblioteca Digitale del Piemonte, segmento di quella italiana, di cui l’Archivio storico della “Stampa” è parte integrante. Ne ha dato notizia Mario Tedeschini-Lalli sul post “Medium”.
L’operazione non prevede soltanto un impegno politico-amministrativo ed economico. C’è un aspetto scientifico-tecnologico assolutamente rilevante. Si tratta di mettere a punto un software capace di sostituire “Flash player” il diffusissimo plugin che ha consentito l’utilizzo dell’Archivio on line fino ad oggi, e che Adobe, che ne è la proprietaria, ha deciso di non aggiornare e di togliere dal mercato alla fine di quest’anno. Accogliendo la sfida di Steve Jobs, risalente all’aprile 2010. Concludendo i suoi “Pensieri su Flash” Steve Jobs aveva affermato che Flash è stato creato “durante l’era dei PC, per PC e mouse”. Ma che ormai “l’era mobile riguarda i dispositivi a bassa potenza, le interfacce touch e gli standard web aperti, tutte aree in cui Flash non è all’altezza”. E aveva così decretato la fine di “Flash”.
Si pensi anche al sistema nazionale degli Archivi digitali quando arriveranno i finanziamenti del Next Generation EU Recovery fund, considerando proprio i bisogni delle giovani generazioni.

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