mercoledì, 24 Luglio, 2019

Salvini ammicca ma sempre meno abboccano

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E’ un dato di fatto che nei sondaggi c’è un ripiegamento della crescita costante che Salvini finora aveva registrato scavalcando i fratelli-coltelli grillini sempre più acuminati irritati dal sorpasso leghista. La dinamica dei consensi è rivelatrice delle puntate di azzardo che si scambiano i due leader per consolidare il proprio successo (Salvini) o riuscire a frenare il calo (Di Maio).

Gli ammiccamenti di Salvini all’estrema destra va ben oltre il rapporto occasionale di un comune sentire su singoli argomenti tra cui eccelle il nodo di un’immigrazione di lungo periodo rispetto al quale cresce la consapevolezza della necessità di una politica europea autenticamente solidale invece della paralisi attuale di vivere alla giornata. Un tamponamento muscolare ha fatto colpo all’inizio e generato un travaso di voti dai grillini ai leghisti. Più passa il tempo più cresce la consapevolezza che solo una politica europea degna di questo aggettivo sia sul piano internazionale che interno può essere in grado di dare risposte efficaci, esattamente il contrario delle alleanze che Salvini continua a perseguire, aliene da una presa in carico solidale del fenomeno da parte dell’Europa. Consapevole che la linea d’intransigenza(tipo chiusi i porti!), gridata e spesso scomposta per un uomo di governo, si sta rivelando insufficiente, Salvini cerca compensazioni nell’elettorato ancora ai margini della dinamica politica, esce allo scoperto ammiccando ai dati identitari dell’estrema destra, dalla presa di distanza (non c’era alle celebrazioni del XXV Aprile) da una ricorrenza incontestabile per la liberazione e la libertà del nostro Paese fino alla pubblicazione del suo libro da parte di un editore dichiaratamente fascista. Da brivido l’accostamento storico alle dinamiche del periodo fascista ed ai primi nuclei fedelissimi al Capo con l’effetto di trascinamento che ne seguì.

E’ in questo contesto che va collocata l’esclusione dalla Fiera del libro di Torino dell’editore del libro di Salvini, l’apprensione cioè che passasse il messaggio di un silenzio-assenso da parte della coscienza democratica del Paese di fronte a una possibile deriva autoritaria avallata dal maggior protagonista dell’attuale maggioranza di governo .Se poi si aggiunge la ciliegina sulla torta indigesta del post-fascismo con la disinvoltura del possibile sforamento del 3%, limite sottoscritto a livello europeo, come se non ci fossero i mercati a vigilare e a far schizzare subito lo spread ai 290 (tutto più caro) non stupisce che Di Maio, nella sua rincorsa a Salvini, lo accusi di leggerezza ed irresponsabilità. A conti fatti il recupero dei voti dell’estrema destra non compensa affatto quelli di destra o centro moderati sedotti all’inizio dal pugno di ferro di Salvini tanto più che in Europa i compagni di strada di Salvini oltre che inaffidabili rispetto ad impegni solidali hanno prodotto un crescente isolamento dell’Italia. C’erano tutte le condizioni per puntare su una nuova Europa in cui giocare lo stesso ruolo primario dei nostri padri fondatori. Sì una grande occasione perduta tanto più che i dati economici di medio e lungo termine ci relegano a fanalino di coda con risvolti preoccupanti per l’intera Europa.

Roca

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