domenica, 21 Aprile, 2019

E SALVINI RINGRAZIA

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L’Aula del Senato, come ampiamente previsto, ha salvato il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini respingendo la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro accusato di sequestro di persona aggravato per il caso Diciotti.

La maggioranza dei voti (232, un numero ben superiore ai 160 necessari) si è espressa a favore della relazione del presidente Maurizio Gasparri e quindi contro la richiesta del Tribunale dei ministri di Catania. Il dato finale verrà annunciato in serata dopo le 19. Alla dichiarazione di voto del senatore M5s Mario Giarrusso che ha annunciato il “no” del Movimento all’autorizzazione a procedere al ministro dell’Interno sono seguiti gli applausi del vicepremier e degli altri senatori della Lega, alzatisi in piedi. Contemporaneamente i senatori di Pd e Leu hanno urlato: “Vergogna, vergogna”.

“Abbiamo salvato, abbiamo soccorso, abbiamo nutrito. Quei quattro giorni sono stati risolutivi. Abbiamo risolto il problema senza esporre a rischio i passeggeri”, aveva dichiarato Salvini intervenendo al Senato.

Il Movimento cinque Stelle in grande imbarazzo ha votato per respingere la richiesta controddicendo così la linea di principio che fino ad oggi aveva sostenuto. Per uscire dall’empasse ha delegato la decisone alla piattaforma Rosseau che magicamente ha espresso proprio quella posizione che consente al movimento di salvare capra e cavoli. “Gli iscritti – ha detto Di Maio – hanno detto che il governo ha tutelato un interesse pubblico”, Maio, mentre in Aula a palazzo Madama inizia la discussione generale, con oltre 50 iscritti a parlare. “Sarà una maratona oratoria”, annunciano le opposizioni che parlano di “pericoloso precedente”. “La libertà personale è un diritto inviolabile”, ricorda il senatore di Leu, Pietro Grasso, nella relazione di minoranza, mentre il Pd parla di vicenda “senza precedenti”.

“Fin dall’inizio del mio ingresso nella giunta per le elezioni e le immunità – ha commentato Enrico Buemi, già Senatore nella XVII Legislatura e responsabile giustizia del Psi – avevo sostenuto, visti i comportamenti nelle giunte precedenti e anche in aula, la sua inutilità dato che le decisioni non sono mai state, neanche sulla questione riguardante Salvini, prese su dati di fatto e norme di legge ma bensì per pura convenienza”.  “Era scontato il responso della giunta e dell’aula perché dal punto di vista politico non era processabile il collega Ministro di maggioranza con un ruolo cosi determinate per i destini del Governo. Gli acerrimi sostenitori dell’applicazione della legge Severino nei confronti di Silvio Berlusconi erano assolutamente consapevoli che il responso positivo della giunta e dell’aula nei confronti di Berlusconi, ovvero la sua decadenza, avrebbe provocato alla caduta del Governo Letta: per questo erano così intransigenti”. “In quell’occasione – ha continuato Buemi – il M5s con i suoi rappresentanti in giunta e in aula sostennero la necessità di decisioni immediate senza attendere la decisione della Corte d’Appello di Milano. Quindi la tesi dell’uno vale uno, della legge prima di tutto e dello Stato di diritto a prescindere dalle convenienze politiche, oggi non vale più per il M5S perché rimanere al Governo per gestire il potere è l’elemento che ispira i comportamenti di questi che volevano rivoltare le istituzioni democratiche come un calzino” ha concluso Buemi.

Il no all’autorizzazione in Aula, sostenuto ufficialmente dai 5 stelle, è nella stessa linea della giunta per le immunità: linea, spiega il presidente Gasparri, che “si basa sull’articolo 96 della Costituzione, che regola la responsabilità dei ministri, e sulla Legge Costituzionale (n.1 dell’89)”. Ma è evidente che le acque non sono tranquille. A scanso equivoci il voto sarà palese e lo stesso premier Conte presidierà in Aula, “per assunzione di responsabilità”, spiega, ma anche in difesa di “una chiara linea politica che il governo sottoscrive”.

A preoccupare non sono solo le senatrici M5s, Fattori e Nugnes che hanno finora manifestato la loro intenzione di votare in dissenso alle indicazion del movimento, ma si parlerebbe anche di qualche altro dissidente. Una parte di questi sarebbero tentati di uscire dall’Aula o risultare assenti per evitare scontri diretti con il movimento. Anche perché il capogruppo in Senato Stefano Patuanelli ha avvertito che chi vota in dissenso dalla piattaforma è fuori anche se le espulsioni renderebbero ancora più risicati i numeri della maggioranza in Senato.

Salvini è accusato di sequestro di persona per aver costretto la nave Diciotti della marina militare italiana a rimanere per cinque giorni nel porto di Catania, senza far sbarcare nessuna delle 177 persone recuperate dalla nave, migranti partiti dalla Libia tra cui c’erano anche donne, malati e minorenni. Salvini aveva impedito il loro sbarco fino a che altri paesi europei avevano assicurato che si sarebbero fatti carico della loro accoglienza.
Il reato contestato a Salvini era stato commesso però “nell’esercizio delle funzioni di ministro”, cioè come parte dell’attività istituzionale. Per questa ragione la vicenda ha seguito una procedura giudiziaria particolare: è passata prima dal cosiddetto “tribunale dei ministri” di Catania, che per poter rinviare a giudizio Salvini ha dovuto chiedere l’autorizzazione a procedere alla sua camera di appartenenza. In questo caso, il Senato. È una procedura prevista dall’articolo 96 della Costituzione, pensato per salvaguardare e garantire l’indipendenza del potere esecutivo dal potere giudiziario.

Inizialmente, all’arrivo dell’avviso di garanzia della procura di Catania, Salvini, in un impeto di sfida, aveva detto che intendeva farsi processare e che non avrebbe usato i voti della Lega in Senato per salvarsi. Ma si è presto contraddetto, infatti alla fine di gennaio, aveva cambiato idea e ha detto che si aspettava che che il Senato respingesse la richiesta. Successivamente ha minacciato la crisi di governo se il Movimento 5 Stelle non avesse votato insieme alla Lega. Il Movimento 5 Stelle ha avuto grosse difficoltà a trovare una posizione unitaria sul caso. E proprio in quel dibattito ha cominciato ad avanzare richieste su temi molto cari al Movimento, come la Tav.

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