domenica, 20 Ottobre, 2019

L’ESCLUSO

0

Per riprendere il centro del campo e uscire dall’angolo in cui il vento di Mosca lo ha cacciato,
Salvini prende l’iniziativa e organizza un bell’incontro con i sindacati per parlare della prossima manovra di bilancio. Il tutto tenendo all’oscuro il presidente del Consiglio Conte e il vicepremier Di Maio. Una vera a propria scorreria istituzionale. Una invasione di campo bella e buona che in una volta sola spodesta delle proprie prerogative sia Conte che il Ministro dell’Economia Tria. Il primo perché titolare dell’indirizzo politico del Governo il secondo perché la manovra prima che in altri ministeri passa per quello che detiene i cordoni della borsa.

Un incontro che il presidente del Consiglio ha criticato duramente: “Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali, ma anticipa dettagli di quella che ritiene che debba essere la Manovra economica, si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale”. Conte ha quindi mostrato irritazione per la mossa politica del ministro dell’Interno che ha anticipato dettagli della legge di Bilancio, ricordando che “la Manovra economica viene fatta a Palazzo Chigi, dal ministro dell’Economia e da tutti i ministri interessati, e non si fa altrove, non si fa oggi”. “I tempi, e tengo a precisarlo, li decide il presidente del Consiglio, sentiti gli altri ministri, a partire da quello dell’Economia – ha ribadito -. I tempi non li decidono altri”.

All’incontro con i sindacati era presente anche l’ex sottosegretario della Lega Siri, dimessosi dall’incarico di governo dopo essere stato indagato per corruzione. Il che apre un nuovo giallo e nuova confusione nella maggioranza sulla veste che in quel momento ricopriva Siri. Conte taglia corto: “Se la logica dell’incontro al Viminale è di un incontro politico, ci sta bene la presenza di Siri. Se è la logica di un incontro governativo, non ci sta bene la presenza di Siri”. Dallo staff del premier precisano, inoltre, che da oltre due settimane il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta sollecitando la Lega a dare i nomi dei delegati che dovrebbero rappresentare il partito di Salvini ai tavoli sulla manovra, ma la Lega non li ha ancora indicati. Insomma una situazione paradossale ove il “dispetto” politico è all’ordine del giorno.

“Parlino pure con Siri, parlino pure con chi gli vuole proteggere le pensioni d’oro e i privilegi”. È il commento del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio alla vicenda. “Hanno fatto una scelta di campo, la facciamo pure noi! Per quanto mi riguarda, basta recite, pensiamo a governare!”. Comunque tutto sembra tranne che qualcuno stia governando.

Intanto continua il lavoro dei magistrati sul Russiagate. I Pm di Milano hanno voluto ascoltare Gianluca Savoini. Un interrogatorio durato pochissimo perché il presidente dell’associazione Lombardia-Russia, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. “Salvini – affermano in una nota congiunta il presidente e il segretario del PSI, Riccardo Nencini e Enzo Maraio – ha mentito agli italiani sicuramente sui rapporti con Savoini. Ora si sottrae alla richiesta di tutte le forze politiche, comprese quella dei suoi alleati di governo, di venire a riferire in Parlamento sui presunti finanziamenti russi. Un atteggiamento inconcepibile, sopratutto se proviene dal Ministro dell’Interno”. “In gioco – continuano i due esponenti socialisti – c’è una questione delicatissima quale è la sicurezza nazionale che Salvini dovrebbe garantire in qualità di Ministro dell’Interno. In gioco ci sono sopratutto la libertà e l’autonomia del nostro Paese che, se fossero confermati i finanziamenti illeciti, Salvini potrebbe aver venduto ai russi in chiave antieuropea. Sarebbe gravissimo. Non vorremmo che la nuova “Moscopoli” si abbatta sulle spalle degli italiani. Meglio la verità”.

 

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply