martedì, 20 Agosto, 2019

Salvini: l’incontinenza non paga

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È presto per parlare di tramonto di Salvini ma di eclissi dell’astro sovranista certamente sì, oscurato per il plateale doppio gioco internazionale che è riuscito perfino a far prendere le distanze al premier Conte nella sua connaturata e necessitata equidistanza. In nome della trasparenza Di Maio ha sostenuto, ampliandone la portata a tutti i partiti, l’iniziativa del PD per una commissione d’inchiesta sui paventati finanziamenti stranieri e conseguenti condizionamenti. Il tentativo di Salvini di prendere le distanze dal faccendiere è stato clamorosamente smentito e non bastano le rassicurazioni di non aver intascato finanziamenti stranieri. In realtà gli elementi accertati finora sembrano accreditare che il tentativo ci sia stato per interposta persona di sua fiducia anche se non andato a buon fine. Resta evidente e comprovato dalle reazioni a livello dei rapporti internazionali, che il tentativo di doppio gioco c’è stato facendosi scudo dell’obbiettivo sovranista di richiedere solidarietà alle forze internazionali interessate allo scardinamento dell’Unione europea con tanto di pronunce ufficiali.

Dall’incoraggiamento di Trump nella sua visita in Gran Bretagna in favore della Brexit proponendosi come partner privilegiato e sull’altro versante di un Putin che teorizza e proclama il superamento delle democrazie liberali. Ma ambedue i leader sono tra loro talmente antagonisti (basti pensare alle sanzioni Nato alla Russia per l’annessione della Crimea e l’ingerenza persistente onde destabilizzare i Paesi confinanti a partire dall’Ucraina) da fare affidamento su un rapporto privilegiato e non a mezzadria, la qualcosa rende ineludibile la scelta tra le due potenze mondiali anzi tra le tre in campo comprendendo a pieno titolo le aperture strategiche alla Cina, con corteggiamento reciproco dopo gli accordi preliminari sul progetto della via della seta, un autentico cuneo tra i tradizionali alleati.

L’incontinenza di Salvini lo fa sembrare sempre più alle corde e l’unica via di uscita onorevole appare un rientro in extremis negli equilibri europei con la contropartita, perseguita da Conte, di un commissario di peso nella Commissione europea. L’occasione che si offre è quella di sostenere la candidata tedesca a Presidente della Commissione europea ancora a rischio di non avere i voti necessari. Ma anche questa opportunità trova lo sbarramento nell’alleato di Governo, quel Di Maio che propone i suoi voti in alternativa a quelli della Lega, cercando di far valere una qualche maggiore affidabilità per un nuovo corso dell’Europa, esponendo la Lega ad un clamoroso rifiuto e conseguente emarginazione che dall’Europa potrebbe avere conseguenze anche in Italia.

Roca

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