mercoledì, 22 Maggio, 2019

L’INNOCENZA PERDUTA

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È malessere vero quello che sale dall’interno del M5S. Sale e ribolle nei blog e nei social, ma anche dalle chat interne dei parlamentari, ora che il voto della Giunta ha salvato Salvini (16 voti a 6) con il senatore Giarrusso, contestato dal Pd, che all’uscita della Giunta dalla seduta ha fatto il gesto delle manette. La maggioranza teleguidata dal blog pentastellato ha salvato Salvini. Ma verso la famiglia Renzi non si è spesa allo stesso modo. Da una parte si impedisce alla magistratura di procedere, dall’altra invece non si batte ciglio. Due pesi e due misure, ma il tema è un altro. Il dato è che il M5S si è svegliato spaccato in due: da un lato l’ala governista che ha festeggiato il risultato della consultazione online come una vittoria della linea Di Maio, dall’altra i malpancisti che ora s’interrogano sulla direzione imboccata dal Movimento. E che parlano di suicidio politico di Di Maio. Il capo politico, salvando Salvini ha diviso in due il movimento con una minoranza che va da Fico a Roberta Lombardi. Un’area che per ora resta ancorata al Movimento stesso, ne diventa una parte interna ma che non è assolutamente da escludere possa dare vita a una scissione, lasciando al suo destino l’ala governista. Tanto più che Grillo è sempre più distante dal suo vicepremier, sebbene quest’ultimo assicuri l’unità del movimento.

I timori sono sul futuro di M5s alla luce anche delle novità di riorganizzazione nazionale e locale annunciati da Luigi Di Maio ai parlamentari nel corso dell’assemblea congiunta serale, e della possibile apertura a liste civiche in occasioni di elezioni locali; le perplessità sono sulle modalità di questi cambiamenti. Modifiche che segneranno una svolta nella struttura del Movimento ma che, in ogni caso, dovranno avere il via libera finale dagli iscritti con un voto online. In tutto ciò pesa anche il prossimo voto regionale, quello di domenica 24 in Sardegna e qualche esponente 5 Stelle sardo ammette che il candidato, Francesco Desogus, “è debole” anche perché non era il candidato iniziale avendo dovuto sostituire in corsa Mario Puddu, che ha dovuto ritirare la sua candidatura dopo essere stato condannato a un anno per abuso d’ufficio.

Insomma nel Movimento non passa il malessere dopo il ‘salvataggio’ dell’alleato Salvini sul caso Diciotti. Entro il 25 marzo si dovrà votare in aula al Senato e l’ala ortodossa annuncia battaglia. Probabilmente il 23. Servono 161 voti: la maggioranza non dovrebbe rischiare, considerato che FI e Fdi sono pronti a ribadire il no alla richiesta dell’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno. Ma al di là delle proteste degli attivisti sulla rete il confronto è anche all’interno del Movimento.

C’è chi già avanza un’ipotesi di cartellino rosso per i dissidenti che non dovessero uniformarsi alla sentenza del web. Tuttavia i malpancisti sono pronti ad andare fino in fondo. “Se vogliono far entrare la Meloni in maggioranza facciano pure. Ma noi voteremo secondo coscienza”, la tesi che accomuna, tra gli altri, Elena Fattori, Matteo Mantero e Paola Nugnes. “Noi – sostiene uno dei senatori che diranno sì alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini – rappresentiamo quel 40% che ha deciso di non piegarsi alla Lega”. Alla fine – questa la previsione dei dissidenti – dovrebbero essere solo cinque o sei quelli del Movimento 5 stelle che contravverranno alle indicazioni arrivate ieri dalla piattaforma Rousseau e dal voto dei componenti pentastellati presenti nella Giunta per le elezioni. “Ma – viene spiegato – da oggi in poi su ogni tema decideremo secondo la nostra volontà, non ci sono più patti che tengano”.

Il deputato M5s, Luigi Gallo, spesso voce critica, è tra i più duri sull’esito del voto online sulla Diciotti: “Non liquiderei così facilmente questa votazione – scrive su Fb – tante sono le cose fatte bene ma ci sono anche gravi errori. C’è qualcuno che dice che il 41% deve andarsene, qualcun altro vuole etichettare il 41% come dissidenza. Io so invece che il 41% è pronto a mobilitarsi e vuole chiedere conto della direzione di questo governo, vuole più coerenza. Il 41% degli iscritti al M5s chiede ai vertici un cambio di passo – sottolinea – e il ritorno ai principi del M5s. Il 41% è un numero enorme”.

Fra pochi giorni le regionali della Sardegna potranno riservare delle brutte sorprese per il M5s. I sondaggi sul voto amministrativo sardo sono chiari: il candidato pentastellato Francesco Desogus si attesta al 20% dietro centrodestra e centrosinistra. E il timore dei guru della Casaleggio Associati è che alle Europee del 26 maggio questa tendenza potrebbe essere confermata.

Ma il punto è anche di buon senso istituzionale. Si sta subordinando il volere di un potere Costituzionale, il Parlamento, alle decisioni di un organo non ben definito il cui volere è determinato da una votazione senza regole e senza controlli. E la cosa più grave è la sottomissione del Parlamento a questo gioco non degno di un Paese democratico. Il Parlamento è sovrano e non può ricevere indicazioni di come comportarsi nell’esprimere le proprie funzioni.

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