sabato, 15 Agosto, 2020

Salvini schiavo di messaggi ripetitivi

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Tenerezza e inquietudine per la visita di venerdì 17 di Salvini a Matera.
Suscitano tenerezza le parole di Salvini durante l’inaugurazione della sede leganordista di Matera in rapporto al ruolo che la città ha avuto nel 2019, per l’Italia, capitale europea per la cultura.
Le parole pronunciate dal capo del sovranismo italiano in quel luogo, rappresentativo di un mezzogiorno del mondo che si è candidato per essere modello di sviluppo, sono indicative della fase politica, non solo italiana, caratterizzata da un vuoto culturale estremo.
Critica il bonus vacanze, parla dell’apertura delle scuole, manda strali all’indirizzo del Governo reo di voler a tutti i costi mantenere uno stato di vigilanza sanitaria troppo elevato, straparla con la stessa superficialità con cui a febbraio si dimenava in un aeroporto sostenendo che bisognava aprire e non chiudere.

Un gigante del consenso, impacciato, schiavo dei messaggi ripetitivi che cambiano di direzione a distanza di poche ore, con cui riesce ancora ad arrampicarsi nei grafici dei sondaggi, consapevole che la coalizione di centrodestra si tiene assieme per convenienza e che finanche la designazione di un candidato Sindaco in una città di 60 mila abitanti dipende dal suo personale gradimento.
Non c’è mai un progetto di governo, una visione, un’idea di sviluppo, c’è solo l’obiettivo di occupare l’istituzione, nel tentativo di costruire una ragnatela di scatole attraverso le quali controllare militarmente il Paese. Le elezioni dello scorso anno a Potenza, città capoluogo della Regione Basilicata, sono l’esempio, così come lo sono le tante città e le Regioni in tutto il Paese.
E’ l’interpretazione più estrema della verticalizzazione della politica, tendenza degli ultimi decenni che vede gli elettori premiare singole personalità.
E’ qui sale l’inquietudine rispetto al futuro, che dovrebbe essere la dimensione sui cui la politica dovrebbe concentrare la sua azione.

Una democrazia capace di governare dovrebbe essere in grado di selezionare una classe dirigente, dovrebbe portare nelle stanze del potere cultura politica innanzitutto, attraverso gruppi dirigenti e leader in grado di occuparsi delle future generazioni più che delle prossime elezioni.
La parola magica è “lo statista”. E’ proprio questo il profilo di cui ha bisogno una democrazia governante.

E invece chi e cosa ci troviamo?
Oggi viene premiato chi ha la capacità di sfruttare la potenza dei big data, in grado di catturare le emozioni giornaliere di milioni di persone.
Viene premiato chi ha la capacità di stare sull’onda delle emozioni dei cittadini.
Dallo Statista siamo passati al Surfista.
Stare in equilibrio sull’onda e seguirla ad ogni costo.
E’ utile visualizzare quale sarà l’epilogo del surfista.
L’onda è una energia affascinante, molto potente, apparentemente incontrastabile.
Ma alla fine quella energia si infrange sulla battigia, si disperde, in definitiva è tanto accattivante quanto temporanea ed effimera.

Sin dall’inizio della sua azione il surfista sa bene che sarà sconfitto e con esso tutti coloro che lo hanno sostenuto; la sua sconfitta sarà tanto più sonora e a volte drammatica quanto più forte e potente sarà l’energia dell’onda che intende sfidare.
Spiaggiato il surfista tornerà in campo la politica, cioè l’unica chance per costruire la società del futuro.

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