sabato, 21 Settembre, 2019

L’ATTESA

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Entro domani dovrà arrivare la risposta del ministro Tria alla lettera inviata dalla commissione Ue che mette sotto la lente di ingrandimento il debito italiano. “La lettera era attesa, ci prepariamo a rispondere nei tempi indicati” mette la mani avanti Tria. Nella lettera inviata all’Italia si chiede di chiarire i motivi per cui l’Italia non abbia fatto passi in avanti sul debito. Dopo gli incontri di ieri con Conte, il ministro dell’Economia ha incontrato il vicepremier Salvini accompagnato da una delegazione della Lega. Salvini parla di colloquio interessante. “Abbiamo dell’atteggiamento da tenere nei confronti dell’Europa”.
Fatto sta che da Salvini non è arrivata nessuna apertura. Anzi ha aggiunto proposte che non farebbero altro che andare nella direzione opposta da quella suggerita dalla Commissione e aggraverebbero ancora di più la situazione del debito italiano. Infatti il primo punto della agenda Salvini riguarda le tasse. Ma secondo quanto si apprende Salvini sarebbe pronto a riproporre un condono da inserire all’interno del pacchetto fiscale, oppure inserendo la misura già nel decreto crescita.

Si tratterebbe della ‘dichiarazione integrativa speciale’, già tentata con la manovra ma poi saltata per la contrarietà del Movimento 5 Stelle. La misura sarebbe riproposta tale e quale, con la possibilità di fare emergere fino a 100 mila euro e comunque non oltre il 30% di quanto già dichiarato pagando un forfait del 20%.

Insomma Matteo Salvini, in attesa di conoscere il risultato che uscirà dal cilindro magico della piattaforma Rousseau e dal quale dipenderà il futuro politico di Di Maio, ha già ridisegnato l’agenda del Governo prendendone le redini più di quanto abbia fatto fino ad ora e assumendo in pratica deleghe che non gli appartengono relegando Conte ancora di più nell’angolo. “Sto rispettosamente aspettando il voto della piattaforma Rousseau – ha detto – ma se si lavora si va avanti, se si continua a bisticciare… L’Italia e la Lega non hanno tempo da perdere”.

Un avvertimento vero e proprio nei confronti di tutto il Governo che ormai, nel momento in cui si fanno più insistenti le voci di un possibile voto anticipato a settembre, dipende in toto dalle decisioni del leader leghista il quale ha la facoltà piena di decidere quanta vita concedere ancora all’esecutivo. Il leghista ha fatto capire che sarebbe pronto a terminare l’esperienza del governo giallo-verde “se qualcuno mi dicesse che la riduzione delle tasse può attendere, la pace fiscale può attendere, gli appalti e i rifiuti vanno bene così, se ci fossero quattro, cinque, sei no”.

Insomma una lunga lista che ovviamente racchiude le promesse elettorali cavallo di battaglia della Lega. Tra queste la Flat tax. “Mi premurerò – ha detto – di portare la discussione sulla flat tax per imprese e famiglie nel prossimo Consiglio dei ministri, quando sarà convocato”, ha dichiarato, aggiungendo che “per evitare che si dica che è la proposta della Lega, e siccome è nel contratto di governo, è giusto che sia una proposta del governo”. “Giustamente sul caso Rixi sono usciti 37 parlamentari dei 5 Stelle, richiamandomi al contratto di governo. Bene, sulla flat tax si applica il contratto di governo”. Al secondo punto un tema dolente che potrebbe far letteralmente esplodere i Cinque stelle e quindi il Governo: la Tav. Per il ministro infatti “è assolutamente fondamentale completare un’opera” su cui l’Ue è pronta a dare altri fondi.

Intanto il ministro dell’Economia Tria ostenta tranquillità. La riposta alla lettera Ue sul debito “è diretta a spiegare alla commissione europea cosa è accaduto e a dare spiegazioni su quello che ci hanno chiesto nella lettera” per evitare di arrivare alla richiesta di una manovra correttiva: “Le manovre correttive non servono”.

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