domenica, 22 Settembre, 2019

Salvini trumpiano e premier ombra

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La crescita economica è diventata quasi una scommessa impossibile per l’Italia. La povertà diffusa pesa. Le crisi economiche internazionali hanno colpito molti paesi, ma solo il nostro fatica a risollevarsi. Diminuisce nel Belpaese il reddito reale e aumentano precarietà del lavoro e debito pubblico. I sovranisti imputano tutti i guai all’euro ma non è esattamente così.

Cerchiamo di capire il problema con alcuni articoli di approfondimento.
Conte e Salvini: il presidente del Consiglio formale e quello sostanziale. Conte è il premier che ha avuto la fiducia del Parlamento, Salvini trumpiano è il premier ombra che ha stravinto le elezioni europee con il 34% dei voti e subito dopo è andato negli Stati Uniti. Giuseppe Conte è il professore senza un partito e senza la forza di un consenso elettorale, Matteo Salvini è il segretario della Lega divenuta il primo partito italiano. Conte è spinto in un angolo.
Le distanze tra il garbato giurista e il ruvido Capitano del Carroccio sono ampie da tempo ma adesso sono diventate un fossato. Il primo tratta con la commissione europea (e con la Merkel e Macron) per evitare all’Italia la procedura d’infrazione per debito pubblico eccessivo, il secondo continua a polemizzare con Bruxelles, Berlino a Parigi. Il presidente del Consiglio vuole scongiurare la procedura d’infrazione perché «farà male» all’Italia, metterebbe «a rischio i risparmi». Perciò ha convocato vertici a ripetizione a Palazzo Chigi. A Salvini e a Di Maio, le due colonne del governo Lega-M5S, ha chiesto e chiede «un mandato pieno a trattare» con Bruxelles. Ha detto basta «con i proclami da campagna elettorale» sullo sforamento dei limiti al debito e al deficit pubblico, due regole alla base dell’euro.

Di Maio, reduce dalla batosta delle europee, non ha posto problemi. Salvini prima ha concesso piena fiducia a Conte, poi ha ripreso a strattonare. Il vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno leghista gioca a tutto campo: in politica estera, in economia, nei rapporti istituzionali. Si muove sempre di più da presidente del Consiglio. Salvini sovranista loda Donald Trump e accantona il vecchio amore per Vladimir Putin. A metà giugno va a Washington: «Gli Usa devono essere il nostro modello». Incontra, però, il segretario di Stato Mike Pompeo e poi il vicepresidente Mike Pence, ma non il potente numero uno della Casa Bianca.

Alza la voce. Salvini trumpiano vuole tagliare le imposte con la flat tax per 15 miliardi di euro: «Se non me la dovessero far fare, io saluto e me ne vado». Rincara: evitare la procedura d’infrazione europea «è obiettivo di tutti ma non a ogni costo». Mette sul piatto, di fatto, la crisi di governo e l’ipotesi delle elezioni politiche anticipate forse già a settembre.
Salvini, secondo molti, punta a fare il presidente del Consiglio, spodestando Conte. L’attuale inquilino di Palazzo Chigi è scaramantico: «Salvini ha una vita davanti a sé per fare il premier, se e quando si creeranno le condizioni. Non in questa legislatura».

Salvini trumpiano accelera e frena. Frena assicurando: il governo «durerà altri 4 anni». Accelera appoggiandosi al presidente populista americano. Chiede di anticipare la manovra economica di ottobre: «Dovrà essere trumpiana». Torna a polemizzare con la Ue: «A Bruxelles si mettano l’anima in pace. Nel 2020 non tutti ma tanti italiani pagheranno meno tasse. Servono almeno 15 miliardi che sono già trovati». In questo caso Salvini veste i panni del ministro dell’Economia, il dicastero del tecnico Tria. Le traversie politiche dell’Italia somigliano a un film giallo. Alfred Hitchcock avvertiva: «Un buon giallo è come un incubo: se ne assapora il buono al risveglio».

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Terzo articolo – Segue

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