venerdì, 4 Dicembre, 2020

COMPROMESSO STORICO

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È il primo governo di coalizione in Spagna da quando il Paese è tornato alla democrazia nel 1978, tre anni dopo la morte del dittatore Francisco Franco. Dopo quasi un anno di governi provvisori, Pedro Sanchez ce l’ha fatta, ha ottenuto la fiducia del parlamento, un risultato molto risicato (167 a 165) ma storico. Il leader socialista ha rotto il blocco politico puntando sull’alleanza con la sinistra estrema di Unidas Podemos, il sostegno dei deputati di alcuni partiti regionali e grazie all’astensione in aula degli indipendentisti catalani della Sinistra repubblicana: nel voto di martedì 8 dicembre era infatti sufficiente la maggioranza semplice dei parlamentari per conquistare la fiducia.
Finisce così per la Spagna un lungo periodo di instabilità, segnato da quattro elezioni in meno di quattro anni. Almeno, nell’immediato insomma non ci sarà il quinto ritorno alle urne.
“Con il governo di coalizione progressista in Spagna si apre una stagione di dialogo e politica utile. Un governo per tutte e tutti che estenda i diritti, ripristini la convivenza e difenda la giustizia sociale”. Lo twitta Pedro Sanchez, dopo che il parlamento spagnolo ha dato la fiducia al suo governo. Non è stato facile per lui, non lo sarebbe stato per nessuno, Madrid rischiava il collasso politico dopo che Barcellona ha infiammato le strade e fatto tremare le poltrone del Parlamento e le stesse teste coronate spagnole.
Sanchez invece incassa la fiducia e gli applausi durante il suo discorso dal settore più radicale dell’indipendentismo catalano di sinistra, ovvero da Esquerra che ha il suo leader, Oriol Junqueras, ancora rinchiuso nelle galere catalane.
L’opposizione è intenzionata a puntare tutto sullo scontro in Catalogna per metterlo in difficoltà. Il leader del Partito popolare (Pp) Pablo Casado ha abbandonato la relativa moderazione degli ultimi mesi e si è schiacciato sulle posizioni dell’estrema destra nazionalista di Vox, accusando Sánchez di attentato alla costituzione e minacciando di portarlo in tribunale se non applicherà nuovamente l’articolo 155, con cui Rajoy aveva sospeso l’autonomia della Catalogna.
Sarà una legislatura complicata, il governo non ha la maggioranza assoluta, e dovrà cercare i voti per ogni provvedimento. Sarà una strada piena di ostacoli con la destra e i popolari più agguerriti che mai specie dopo che il premier e i suoi sostenitori hanno annunciato che intendono rimodulare il sistema fiscale per aumentare le tasse sui redditi più alti e a carico delle grandi imprese. Nel programma di governo c’è anche la revisione della riforma del mercato di lavoro introdotta dalla destra con Mariano Rajoy. Una riforma che – secondo Sanchez e Iglesias – “ha aumentato le disuguaglianze e ha tolto diritti ai lavoratori”.

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