lunedì, 19 Agosto, 2019

Sanders e il Medicare per tutti: realtà o utopia?

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Obamacare, la riforma sulla sanità approvata nel 2010 durante l’amministrazione di Barack Obama, fu attaccata dagli inizi dai repubblicani. Dopo più di una sessantina di voti alla Camera e poi anche al Senato i repubblicani si avvicinarono al loro obiettivo di revocarla nel 2017 ma poi alla fine si arresero, costretti ad accettarla, anche se l’amministrazione di Donald Trump ha fatto di tutto per erodere la sua efficacia.

Obama era riuscito a fare approvare la sua riforma ottenendo la cooperazione di diversi gruppi incluso le aziende di assicurazioni le quali furono obbligate a offrire copertura a tutti anche  in casi di malattie preesistenti. In compenso, la riforma ampliò il numero di assicurati imponendo l’obbligo a tutti di comprare assicurazione eccetto nel caso di coloro che la ricevono dai loro datori di lavoro o da altri programmi governativi come Medicare (sanità per gli anziani) o Medicaid (sanità per i poveri).

Con la conquista democratica della Camera nelle elezioni di midterm del novembre scorso l’idea di ampliare l’assicurazione medica a tutti gli americani sta prendendo forma soprattutto nelle discussioni dei candidati  alle primarie del Partito Democratico. Come si sa, c’è già un folto numero di individui che hanno già annunciato la loro intenzione di candidarsi alla presidenza ma si crede che il numero crescerà. La sanità diverrà un tema importante per questi candidati e nelle ultime settimane si è già sentito moltissimo sul piano di “Medicare for All” (Medicare-4-All),  che si tradurrebbe in sanità per tutti gli americani ma allo stesso amplierebbe la copertura dell’attuale sanità della quale usufruiscono gli anziani.

In realtà non tutti gli anziani possono accedere al Medicare poiché richiede dieci anni o più di contributi al Social Security. Inoltre, il programma, nonostante il suo grande valore,  esclude le medicine, la copertura dentale, oculistica e la sanità mentale. Copre l’80 percento delle spese mediche e ospedaliere. Il restante 20 percento è a carico individuale ma si può coprire mediante l’acquisto di un’assicurazione privata.

Il Medicare è stato di grande aiuto agli anziani ed è popolare con gli americani. Ecco perché i candidati democratici hanno iniziato da un programma stabilito e popolare per ampliare l’assicurazione medica per tutti e portare l’America a un sistema di sanità universale tipica del Canada e altri Paesi industrializzati.

Il piano più completo per coprire tutti gli americani lo ha già offerto Bernie Sanders, senatore del Vermont, il quale ha introdotto un disegno di legge al Senato nel 2017. Sanders creerebbe una sanità nazionale rimpiazzando l’attuale Medicare, Medicaid, Obamacare, e l’assicurazione privata. Coprirebbe spese mediche fisiche e mentali, medicine, dentali, oculistiche, ed eliminerebbe anche i ticket che con i programmi attuali spesso colpiscono i più poveri i quali a volte devono scegliere fra cibo e medicine. Il disegno di Sanders include un periodo  di transizione graduale di quattro anni per l’implementazione completa.

Un piano molto simile a quello di Sanders è stato recentemente apparso alla Camera sponsorizzato dalla parlamentare Pramila Jayapal, dello Stato di Washington. Ha già 100 sponsor alla Camera e sotto alcuni aspetti andrebbe persino oltre il disegno di legge di Sanders poiché ridurrebbe la  transizione a solo due anni.

Il piano di “Medicare-4-All” è condiviso da Kirsten Gillibrand, senatrice dello Stato di New York, dal sindaco di San Antonio Joaquin Castro, dalla senatrice californiana Kamala Harris, e da Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts, tutti candidati alle primarie democratiche. Altri però hanno preso una posizione meno ambiziosa. Il senatore Cory Booker preferirebbe ridurre a 55 anni l’età per qualificare per il Medicare. Il senatore  Sherrod Brown dell’Ohio invece l’abbasserebbe a 50 anni. La senatrice Amy Klobuchar del Minnesota ha indicato anche lei cautela dichiarando che il piano di Sanders “potrebbe essere una possibilità nel futuro” ma lei vuole fare ciò che funziona adesso.

Attualmente 30 milioni di americani non hanno assicurazione medica. Ovviamente, il sistema in corso non funziona per questi individui. Ma anche per coloro che hanno assicurazione esiste molta incertezza. Gli anziani e i poveri che beneficiano dei programmi governativi Medicare e Medicaid spesso non ricevono tutte le cure mediche in parte per le lacune di questi programmi che escludono procedure basiche e i ticket che possono raggiugnere cifre eccessive specialmente con i prezzi a volte astronomici delle medicine.

Sanders ha giustamente indicato che i costi delle spese mediche in America sono eccessive per il fattore profitti rappresentato dal potere delle aziende di assicurazione e farmaceutiche. Secondo dati del censimento statunitense 217 milioni di americani ottengono l’assicurazione medica da aziende private (181 milioni pagata da datori di lavoro, 51 milioni comprata direttamente da individui). I programmi governativi coprono 121 milioni (Medicare 55 milioni, Medicaid 62 milioni, forze armate 15 milioni). Trenta milioni non hanno assicurazione medica.

Il piano di Sanders e Jayapal che eliminerebbe le assicurazioni private sarebbe ovviamente combattuto ferocemente perché le compagnie di assicurazione sarebbero contrarie a qualunque riforma che li terrebbe fuori. Ciononostante i candidati democratici alla presidenza parlano di riformare la sanità vedendola come un diritto umano come lo è in molti altri Paesi. Per i repubblicani che  invece hanno sempre combattuto contro tutti i programmi di sanità governativa si tratta di un prodotto da comprarsi. L’eliminazione delle aziende di assicurazione private rimane improbabile  in un Paese complesso come gli Stati Uniti. Passi avanti per migliorare la situazione però avverranno in modo incrementale ma ci vorrà un controllo democratico sia al livello legislativo ed esecutivo. L’esperienza di Obamacare ce lo dimostra. La riforma di Obama non ha eliminato le aziende di assicurazione privata ma ha fornito assicurazione medica a più di 20 milioni di persone apportando anche miglioramenti per tutti. Riuscirà Sanders a fare meglio? Staremo a vedere.

Domenico Maceri
PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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