domenica, 5 Aprile, 2020

Sandro Pertini a 30anni dalla scomparsa
Per una sinistra popolare

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Se Sandro Pertini, morto il 24 febbraio di trent’anni fa, può ancora dare una lezione alla sinistra italiana di oggi, è sicuramente quella di come si può essere un leader “popolare”. Popolare, non populista. Si potrebbe superficialmente confondere questi due aggettivi, che invece disegnano due modi diversi di intendere e di fare politica.

Perché Pertini fu autenticamente popolare, il suo socialismo era prima di ogni altra cosa il socialismo dei lavoratori. Un socialismo vissuto sulla pelle viva di tante battaglie, da operaio durante l’esilio antifascista in Francia fino alla presidenza della Repubblica, una fede ideale maturata negli anni dall’adesione a due principi ritenuti giustamente indissolubili: la libertà e la giustizia sociale. Nella consapevolezza che la dignità umana non può fare a meno né dell’una né dell’altra.
Popolare, ma non accondiscendente verso i cedimenti illiberali degli italiani. Quando nel 1929 viene arrestato, il fascismo era al culmine del consenso, ma Pertini preferì 15 anni tra carcere e confino pur di non piegarsi al regime.
Popolare, nel suo essere sempre sinceramente interessato alle nuove generazioni, non in modo paternalistico, ma spronandoli a lottare per la propria autonomia e la propria libertà: “anche nella scuola occorre sostituire alla lezione cattedratica il metodo del dialogo”, ebbe a dire nel 1970.
Pertini è uno dei leader politici più amati, in modo trasversale, nella storia repubblicana, perché era un uomo coraggioso, coerente fino al sacrificio di sé ai suoi ideali, rappresentante delle istituzioni e pur sempre vicino a quel popolo italiano che amava profondamente.

L’adempimento di un dovere, di una missione civile e morale, animò, anche nei momenti più difficili e contraddittori, tutto il suo impegno in politica. Così Pertini, con tonalità emotive che ricordano il Cicerone difensore della libertà repubblicana, concluse il suo discorso al Parlamento Europeo di Strasburgo il 27 aprile 1983: “E scenda pure su di noi la notte che non conoscerà più albe: vi andremo incontro con animo sereno, consapevoli di aver sempre compiuto sin all’ultimo il nostro dovere di uomini liberi”.

Federazione P.S.I. di Trento

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