giovedì, 28 Maggio, 2020

Sanità. Parla Refrigeri: “Ripartire dai piccoli centri”

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Una sanità da ripensare e riformare che ci permetterà di rispondere anche ad emergenze gravi come quella del Covid 19, per Fabio Refrigeri, consigliere regionale con la lista PD nella circoscrizione elettorale di Rieti, gli insegnamenti che vengono dalla pandemia saranno decisivi per il futuro del sistema nazione. Anche se in questo momento si sta ancora affrontando l’emergenza, per Refrigeri sarà necessaria una ridiscussione sul DM 70 (il più recente tentativo di riorganizzare la rete ospedaliera con l’individuazione di criteri omogenei in tutto il territorio), perché proprio la mancanza di una rete sanitaria capillare ha mostrato grande fragilità.

Partiamo dai problemi più immediati, da alcune delle questioni rivolte all’Assessore Alessio D’Amato: DPI, tamponi e analisi degli anticorpi, riguardo i medici di base e il personale sanitario ed infermieristico che situazione abbiamo a Rieti e nel Lazio?
“Per quanto riguarda i dispositivi di protezione sono garantiti con regolarità negli ospedali e agli operatori sanitari, dunque per quel che riguarda il ciclo ospedaliero la situazione è abbastanza tranquilla. Naturalmente, soprattutto nella fase iniziale, ci sono stati momenti più complessi affrontati con grande senso di responsabilità dagli operatori stessi. Per quanto riguarda i tamponi la percentuale fatta a Rieti è molto alta, siamo arrivati al 70 % e ringraziando il cielo la positività non è elevata”.

A chi sono stati effettuati?
“A coloro che operano presso le strutture sanitarie, agli amministrativi, al personale dell’Ares. A Rieti, ma anche nel Lazio, siamo stati abbastanza risparmiati dalla pandemia, sicuramente le misure poste in essere hanno aiutato. I testi sierologici partiranno dalle prossime settimane e saranno estesi a tutto il personale, agli operatori della sanità, alle forze dell’ordine ed ai medici di base”.

Per quanto riguarda questi ultimi i DPI li dovete fornire voi, o se li devono procurare da soli?
“Molti comuni hanno ricevuto i dispositivi dalla Protezione Civile e li stanno distribuendo anche a loro”.

Quindi questo problema si è risolto?
“Sì, anche se c’è stata una prima fase piuttosto complessa. Non dimentichiamo che i medici di base sono un anello importante e lo saranno sempre di più perché il primo contatto sul territorio è loro e quindi credo che in questa nuova sanità, che dovremo affrontare nei prossimi mesi, sarà incluso questo argomento, cioè va sostenuta la capacità di essere molto bravi nell’aspetto domiciliare e di approntare una rete forte con i medici di famiglia e le strutture sanitarie. Nella Regione Lazio il meccanismo già è partito, ma dovrà essere perseguito con grande determinazione ”.

Che significa concretamente rinforzo dei presidi territoriali, oltre ai medici di base di quali strutture parliamo?
“Ricordiamo che abbiamo una Casa della Salute, l’ex ospedale Marzio Marini di Magliano Sabina, in questi ultimi anni molto potenziato, con il sindaco ci stiamo attivando per un ulteriore rafforzamento dell’offerta, potrebbe accogliere ad esempio alcune delle specializzazioni presenti nel Nosocomio di Rieti, inoltre nel nostro piano provinciale sono importanti altre due case della salute, quelle di Osteria Nuova e di Sant’Elpidio nel Cicolano. A Poggio Mirteto verrà ulteriormente implementata la riabilitazione, con l’allestimento di ulteriori due piani presso la Struttura Riabilitativo Residenziale. Credo che l’organizzazione di una rete con presidi che operano in sinergia, ma in maniera diversa, possa essere elemento in grado di drenare le esigenze sanitarie e limitare l’ospedalizzazione. Un’altra lezione che ci è arrivata è stata anche questa, essere in grado di offrire servizi più capillari”.

Osteria Nuova e Sant’Elpidio che specializzazioni dovrebbero avere?
“Nei prossimi mesi saremo chiamati a riempire queste strutture con uno sguardo aderente alla nuova sanità che vogliamo istituire, sollecitati dalla esperienza Covid 19. L’uscita dal Commissariamento ci permette un po’ di programmazione più autonoma, attenta ai conti, ma rispettosa delle esigenze territoriali. Credo che a livello nazionale una ridiscussione sul DM 70 vada fatta, questo modello ha mostrato il fianco, inoltre ritengo che alcune spese non siano ineludibili. Dopo la chiusura di Magliano Sabina avere nella provincia di Rieti un solo ospedale, non disponendo di altre frontiere sanitarie, ci rende fragili, una soluzione per il futuro sarà la costruzione di una rete formata dalla interazione tra l’Ospedale de Lellis di Rieti e Magliano Sabina, con la riabilitazione a Poggio Mirteto, le Case della Salute di Osteria Nuova e Sant’Elpidio e l’Ospedale di Amatrice, finalmente in costruzione. Una diversa organizzazione e presenza di presidi ci permetterà di poter affrontare al meglio anche emergenze come quella che si è venuta a creare con il coronavirus, sperando non accadano più, ma come possiamo esserne certi? Dunque è doveroso attrezzarsi”.

Il sindaco di Magliano Sabina ha preso posizione contro una eventuale trasformazione temporanea in Centro Covid della Casa della Salute (ex Marzio Marini).
“Posso capirlo, anche se non so da chi sia venuta questa proposta, non credo dalla ASL. Fortunatamente in Sabina non si è ravvisata la necessità di trovare ulteriori spazi perché abbiamo avuto numeri non significativi, numeri e casi gravi si sono concentrati in una prima fase e soprattutto in alcune case di riposo, ma lì è stata piuttosto brillante l’intuizione di poter trasformare quei luoghi in punti Covid, con la collaborazione di altre strutture romane, la rete ha funzionato bene perché coordinata dallo Spallanzani”.

Riguardo RSA e case di riposo private, in quale modo il Covid sarebbe penetrato in queste strutture?
“Non mi pare ci siano stati ricoveri di pazienti Covid in convalescenza sia a Rieti che nel Lazio, con i test sierologici scopriremo meglio la dinamica. La nostra provincia ha 77 case di riposo, ringraziando il cielo il problema è stato imponente solo in due o tre realtà, in generale la gestione è stata abbastanza attenta”.
Non è un po’ rischioso/prematuro riaprire alle visite dei parenti?
“Non mi pare siano ancora permessi accessi dall’esterno. In Sabina, grazie ad una attenzione molto elevata, a parte i 3-4 casi veramente complessi di Contigliano, Greccio e Rieti, non ci sono state ulteriori criticità, in generale però una riflessione su quel sistema va fatta, anche sul trattamento sanitario di persone che hanno una età più avanzata, o semplicemente bisogno di qualcuno che le accudisca”.

Come sarà questa Fase 2?
“Dovremo fare a lungo i conti con il Covid, la nostra vita sarà comunque diversa, dall’avere attenzione a salire su un mezzo pubblico all’entrare uno alla volta in un bar, sono tutti elementi che ci avvicinano ad una presunta normalità, ma probabilmente non la troveremo uguale a prima. Alle spinte per riaprire si dovrà affiancare una grande attenzione nelle prossime settimane. E’ chiaro che vivremo in una fase di complessità economica, che ci saranno attività che andranno in grave difficoltà, però si possono aprire anche grosse opportunità”.

Quali potrebbero essere le grosse opportunità? E quale tipo di supporto darete agli imprenditori presenti su un territorio come la Sabina?
“Un’azione molto forte è stata il finanziamento di tutte le 41 mila domande arrivate per il bando di Pronto Cassa, la Regione ha riconosciuto10mila euro a tutte le aziende fino a 9 dipendenti e ai liberi professionisti, è stata una cifra molto importante fatta con Cassa Depositi e Prestiti, poi è chiaro che si assisterà ad un cambiamento piuttosto veloce. Le consegne a domicilio, l’e-commerce, cominciano ovviamente ad avere preponderanza rispetto ad altre attività che subiranno qualche difficoltà, quindi gli imprenditori dovranno avere la capacità di adattarsi ad un meccanismo diverso, dobbiamo continuare a puntare più di prima sul tema del Digital Diver, perché credo sia un settore dalle forti potenzialità. Ci sono tanti servizi, in un mondo un po’ diverso, che potranno essere di supporto al lavoro imprenditoriale, prendiamo ad esempio le tante piccole produzioni agricole, non è detto che la commercializzazione diretta e la consegna a domicilio non possano rappresentare un passaggio più rapido e remunerativo per il produttore, inoltre penso che la vita nei grandi centri sarà meno appetibile di quanto possa essere la vita nei nostri borghi, allora dobbiamo far sì che questi luoghi siano in grado di accogliere in una maniera che sia il più possibile adeguata al tempo nuovo che vivremo, dobbiamo già essere pronti a prendere al volo questa opportunità. I nostri territori hanno sofferto del problema opposto, a parte centri più grandi come Poggio Mirteto o Fara Sabina, hanno subito un importante decremento demografico, invece un cambiamento di questo tipo, pur se provocato da una emergenza grave, si può trasformare in una occasione, ed essere decisivo nei prossimi anni, se gestito con intelligenza”.

Con nuove possibilità di lavoro sul posto?
“E certo! Anche grazie alla spinta verso lo smart – working. Tra le poche cose positive venute fuori, causa coronavirus, è che una serie di attività, quasi tutte, puoi farle da casa, con minor costo per l’azienda, minor costo sociale, ti sposti meno, guidi meno e vivi dove hai voglia di vivere, è chiaro che non potranno permanere differenze di fruibilità digitale, e questo sarà alla base, le aree interne dovranno avere il medesimo grado di competitività e subito, altrimenti si ripeterà la stessa problematica causata nel passato dalla carenza di infrastrutture viarie”.

Mare o montagna, una montagna come il Terminillo non potrebbe essere più appetibile per i turisti in situazione Covid?
“Io penso proprio di sì, perché gli spostamenti diventeranno più rarefatti, nei mesi prossimi ho la sensazione che ci sarà più turismo a carattere locale, o viaggi brevi, un po’ come si faceva negli Anni Sessanta e immagino che il Terminillo sia un luogo bellissimo in cui trascorrere le vacanze, le montagne del Terminillo hanno un fascino straordinario, ma anche laghi come il Salto e il Turano hanno dei posti fantastici da visitare, in questi luoghi credo si possa ritrovare anche un elemento di turismo estivo di durata più lunga, ritornare a qualcosa di più tranquillo, di più lento, anche grazie alla presenza dei numerosi sentieri. Percorsi e luoghi sono stati già individuati, l’intero sistema però va rapidamente scritto, potenziato e organizzato nel suo insieme. Realizzare la rete e raccontarla è semplice, la sentieristica già ce l’hai tutta e ti porta dalla Valle del Tevere alla Piana reatina, al Cicolano (vedi ad esempio il Cammino di Francesco), ma è fondamentale fare tutti un po’ sistema, potrebbe essere un elemento di tenuta nei prossimi anni”.

Il sistema però potrà funzionare se gestito correttamente.
“Secondo me sì e potrebbe anche essere una occasione per l’imprenditoria privata, la messa a punto di una mappatura sulla sentieristica deve andare di pari passo alla tenuta economica, dunque si dovrà avere una gestione adeguata, in grado anche di immaginare e realizzare nuove attività”.

Quali ad esempio?
“Immaginiamo la bici con pedalata assistita, permette anche a persone di una certa età, o non in perfetta forma fisica, di godersi uno spettacolo in mezzo alla natura più bella dei nostri territori, vivere una diversa modalità di fare sport, trascorrere il tempo libero approfittando un po’ del ritorno al turismo a km0, può aprire nuove strade, io credo che se ci mostriamo subito pronti il nostro potrebbe essere un patrimonio appetibile”.

Ma il progetto di rilancio del Terminillo partirà oppure no?
“Il progetto ha avuto sempre una difficoltà (ne so qualcosa dato che me ne occupo da anni) legata alla presenza di siti protetti, SIC e ZPS, dunque l’impegno portato avanti, anche con l’assessorato all’ambiente, è stato nel far comprendere che queste aree non possono essere attraversate senza adeguata compensazione. Devo dire che gli enti locali lo hanno adattato, nel tempo, dunque credo che a fine maggio possa avere buone possibilità di poter essere accolto così come è, o con piccolissime modifiche, il che vorrebbe dire che nel 2021 ci sarà tutta la nuova impiantistica pronta. Secondo me è un piano di rilancio interessante perché la catena del Terminillo (veramente meravigliosa) ha una posizione strategica, si trova nel Centro d’Italia, dunque vicino a Roma e ad altre città. Si sta per aprire una grande opportunità, capisco le obiezioni, ma non penso proprio che il progetto così adeguato vada ad alterare la qualità ambientale di un posto che va tutelato, ma che insieme ha diritto ad una migliore fruibilità”.

Tornando al discorso Covid come sta cambiano la cura domiciliare a casa, c’è un protocollo, sono stati individuati step sul momento preciso nel quale ricoverare il paziente?
“La tendenza è di incrementare il trattamento domiciliare, il protocollo è dello Spallanzani, ma ad attuarlo devono essere le diverse Asl. Nel Lazio abbiamo avuto la fortuna di avere questo centro straordinario che già da gennaio si è attivato sul Covid. Naturalmente i protocolli si sono un po’ adattati in base alla esperienza sul campo perché, da quello che si è capito, questo virus è davvero un mostro dalle tante facce e infatti saranno decisivi i prossimi mesi nei quali ci si aspetta una ulteriore riduzione dei numeri ( sperando che non ci sia invece un rimbalzo in risalita) e si avrà il tempo di studiare con attenzione quello che è accaduto e quali saranno le accortezze da prendere, siamo in una fase nella quale si comincia ad analizzare la grande quantità di dati, questo sarà il lavoro vero delle prossime settimane, ed è una battaglia che va combattuta con la medesima tensione dell’emergenza per capire ciò che è successo”.

Parliamo della App Covid e delle squadre Uscar.
“L’App Doctor per Covid è uno strumento che mette in contatto paziente e medico, è partita i primi di marzo. E’ uno dei primi esempi di telemedicina domiciliare sul territorio, ci sono già numerosi iscritti. All’app si associano sia medico che paziente, il malato comunica i suoi sintomi e il dottore può tenerlo sotto controllo da remoto”.

E dunque questa App va a sanare le lacune che possono essersi verificate nella cura dei pazienti a casa?
“Certo, difficoltà ce ne sono state indubbiamente, perché questo tipo di emergenze, del tutto nuove, sono complesse da gestire”.

Le risulta che lo Spallanzani abbia ora consigliato/emanato un protocollo di cura uniforme per i medici di base?
“Sono passati due mesi dall’inizio della pandemia, ormai la diffusione delle informazioni credo stia stimolando gli operatori stessi verso una maggiore uniformità ed efficacia delle cure”.

Altro problema è stato il ricovero dei malati in ritardo rispetto ai sintomi, in stato di affanno respiratorio, cosa che a Rieti avrebbe potuto essere probabilmente evitata, visto l’esiguo numero di contagiati.
“All’inizio questo elemento di apprensione non c’era, l’approccio è stato diverso a partire dal 10-12 marzo.
La riconoscibilità del Covid non è immediata, dunque molte persone con sintomi simil-influenzali a volte hanno sottovalutato…”.

Per il personale medico state prevedendo una formazione?
“Nelle prossime settimane ci sarà un confronto anche su questo tema. Saranno sicuramente elaborati piani di maggior coordinamento ed efficacia e sarà previsto un elemento formativo. Dopo il monitoraggio di queste prime settimane di allentamento si elaborerà un piano di più lunga resistenza”.

In alcune zone di Italia piccole squadre si sono attivate per visite e terapie a domicilio, perché gli Uscar sono usati in genere nei cluster (tipo Contigliano), secondo lei l’esperienza potrebbe essere trasferita anche nel Lazio?
“Sì, certo, in parte è stato già fatto ma lo schema va modificato e messo a sistema. In realtà il coordinamento più spinto si è avuto finora quando si attiva un cluster come quelli cui sono state sottoposte le case di riposo, stesso coordinamento verrà replicato sugli esami sierologici, che oltre alle strutture pubbliche vedrà un accreditamento di 70 centri a carattere privato e quindi anche da essi verrà un ulteriore elemento di pesatura del dato”.

Test sierologici per tutti nella provincia di Rieti, con la creazione di una provincia pilota per lo studio dei meccanismi di trasmissione del Covid, potrebbe essere un’idea?
“Mi sembra un po’ eccessivo, dato che in tutta Italia si stanno effettuando 150mila test ed è il numero esatto dei residenti in questa provincia però, tra tamponi e test di immunità fatti e quelli che si faranno nei prossimi giorni, penso si potrà avere un quadro più completo. Aggiungendo le App tipo Immuni (o altre precauzioni come l’immediato controllo della febbre) potremmo avere la possibilità di svolgere tutte le attività senza tornare al look down. E qualora ci fosse un rialzo dei casi sapremo affrontarlo in maniera differente”.

Riguardo la sicurezza per i familiari dei convalescenti, si è portata avanti l’idea di collocarli nell’Hotel Serena di Rieti?
“L’idea è tramontata perché la dimensione del fenomeno nella nostra provincia è limitata. È stato ipotizzato in un momento di picco, poi la curva è scesa rapidamente, dunque il trattamento in uscita dalla positivizzazione probabilmente da noi è meno sentito ”.

Questi Covid Center, tipo Contigliano, sono stati destinati solo a chi era già presente all’interno della struttura?
“Esclusivamente ai positivi interni, senza nuovi ingressi, e i convalescenti sono collocati in aree diverse, separati fisicamente”.

In caso di aumento di pazienti nel corso della Fase 2, se l’Ospedale di Rieti non avesse posti a sufficienza, avete individuato altre strutture, o la destinazione è Roma?
“La scelta del Lazio è stata quella di adattarsi man mano che salivano i numeri e devo dire che è stata ben fatta, perché allestire reparti in tempi rapidi è possibile e non ti fa sbagliare”.

Se il virus sparisse, reparti Covid come quello all’interno del De Lellis sarebbero conservati, oppure si tenderà ad avere centri specializzati solo per questa patologia?
“L’idea è quella di separare. Devi avere una struttura sanitaria distaccata e adeguata, dopodiché l’individuazione della sindrome iniziale deve essere molto precisa, da qui l’importanza della rete tra strutture sanitarie e medici di famiglia. Non possiamo permetterci ulteriori sbagli”.

 

Maria Grazia Di Mario

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