domenica, 12 Luglio, 2020

Sanremo, quando l’Italia si scoprì ‘romantica’ prima delle censure

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Sessant’anni fa, la coppia Renato Rascel- Tony Dallara trionfava al Festival di Sanremo con la canzone “Romantica”, e ci trasmetteva l’immagine di un Paese che guardava simultaneamente avanti e indietro. Attratto e spaventato dalla modernità.

La decima edizione del Festival di Sanremo che va in scena dal 28 al 30 gennaio 1960 è seguita con grande attenzione e tifo simil-calcistico dagli Italiani, come si evince anche dalla straordinaria tiratura del settimanale “Sorrisi e Canzoni” che con un colpo giornalistico riesce a pubblicare in anteprima tutti i testi delle canzoni. A riscaldare il clima del Festival è la sfida sempre più decisa che si preannuncia tra i 23 cantanti in gara, divisi tra cantanti di tipo tradizionale-melodico (Gino Latilla), interpreti moderni e ritmici (Domenico Modugno), infine i cosiddetti “urlatori” (Joe Sentieri, Tony Dallara), chiamati così per le loro interpretazioni aggressive che scuotono le orecchie degli ascoltatori e sembrano urlare più che cantare. Sfida alimentata dai media (è di quell’anno il film di Piero Vivarelli, “Sanremo la grande sfida”) e dall’industria discografica, interessata a intercettare i gusti musicali dei giovani che sono i maggiori acquirenti di dischi. Il 30 gennaio del 1960, serata conclusiva del Festival, Domenico Modugno, reduce dai successi sanremesi di “Nel blu dipinto di blu” e “Piove”, è convinto di fare il tris. In coppia con Teddy Reno canta “Libero”, un brano scritto con l’amico paroliere Franco Migliacci. Canzone orecchiabile e trascinante, “Libero”, sulla scia di “Nel blu dipinto di blu”, ribattezzata “Volare”, replica una incontenibile gioia di vivere e l’immagine del volo liberatorio: «Libero / voglio vivere, / come rondine / che non vuol tornare al nido. / Libero / voglio andarmene, / libero, / non cercatemi!». Aderisce bene all’anarchia sentimentale dell’artista pugliese che mal sopporta la routine della vita familiare. L’ex attrice Franca Gandolfi, moglie di Modugno, giudica la canzone “Libero” non adatta al pubblico del Festival, perché legge tra le righe del testo un incitamento all’abbandono del tetto coniugale che stride troppo con i temi facili e rassicuranti caratteristici della tradizione festivaliera. Suggerisce perciò al marito di presentare un brano più accattivante e meno trasgressivo, “Io”, che piacerà poi persino a Elvis Presley, che lo inciderà in inglese con il titolo di “Ask me”. Ma Mimmo, fiducioso in cuor suo di poter vincere per la terza volta il Festival, lascia cadere il suggerimento della moglie, aprendo così la strada al trionfo della «restaurazione» operata dall’attore e cantante Renato Rascel, che, in coppia con Tony Dallara, interpreta il brano “Romantica”, composto insieme a Dino Verde. Rascel, uno dei protagonisti più amati della rivista e della commedia musicale nonché autore di decine di canzoni surreali, comiche, satiriche, in occasione del Festival mette da parte il suo passato di artista ironico e irriverente e con “Romantica” compone una serenata tradizionale che esprime una visione convenzionale dell’amore, confinato in una dimensione celestiale e platonica, non senza una punta polemica verso la vita moderna a cui si contrappone la nostalgia “di un’altra età”: «Tu sei romantica, / amica delle nuvole / che cercano lassù / un po’ di sol / come fai tu. / Tu sei romantica, / amarti è un po’ rivivere / nella semplicità, / nell’irrealtà,/ di un’altra età». E così allo spirito libertario e ai desideri sessuali sotto traccia dell’uomo di “Libero” («Corre / la vela mia, / corre / per il suo mare. / Chi la può mai fermare? / Naviga, / naviga, / naviga, / naviga; /scivola, / scivola, / scivola, / col vento va… / verso la libertà…»), si oppone l’uomo garbato, gentile e rassicurante di “Romantica”, «malato di poesia» e innamorato della sua donna «amica delle nuvole». Il pubblico del Festival – come rivela una battuta che circola in quei giorni, pare di un tassista, che a una persona che chiama il taxi dicendo: «Libero?», risponde: «No, Romantica!» – si divide in due opposte fazioni: i modernisti e i classicisti. Vince in maniera netta “Romantica” (conquista 186 voti contro gli 84 di “Libero” e i 26 di “Quando vien la sera” dell’urlatore Joe Sentieri), grazie alla interpretazione sussurrata di Rascel, che asseconda il gusto degli ascoltatori più conservatori, e soprattutto a quella aggressiva e moderna di Dallara, che trasforma la linea melodica di “Romantica” in una canzone ritmata, singhiozzata e urlata sul modello del gruppo vocale americano dei Platters. A dispetto della interpretazione di Dallara, che strizza l’occhio al pubblico dei più giovani, il verdetto finale emesso dal Festival del 1960 certifica che la voglia di novità esplosa con “Volare” ha lasciato segni importanti, ma che a Sanremo la canzonetta banale e zuccherosa in voga negli anni Cinquanta è ancora viva. Trasmette l’immagine di un Paese che guarda simultaneamente avanti e indietro. Attratto e spaventato dalla modernità che di lì a poco avanza sempre più decisa nel mondo della canzone, del cinema e dello spettacolo, spesso ostacolata dalla maggior parte della classe dirigente e dalle sentenze della Magistratura, ispirate a una vena censoria e catoniana.

Lorenzo Catania

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