domenica, 23 Febbraio, 2020

Sanremo, tutti i voti. Dalla ‘Ballatona Romantica’ di Diodato a scelte poco scontate

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Al di là di qualche scivolone pre-Festival, alla fine quello di Amadeus è stato un Sanremo classico e gradevole. Sulla carta mi è piaciuta l’idea di farsi accompagnare da due personaggi che potessero compensare le sue “mancanze”, ossia Fiorello da una parte, compagno di gag e spiritosaggini da vecchio varietà, e Tiziano Ferro dall’altra. La verità è che, però, Fiorello è parso spompato, mentre Tiziano Ferro perennemente sull’orlo di un esaurimento nervoso, sin dalla prima puntata quando l’emozione gli ha giocato un brutto tiro durante l’esibizione di “Almeno tu nell’universo”.
Quindi, nonostante lo share più alto dal 2002, forse l’Amadeus bis potrebbe non rivelarsi una grande idea. Pare stia già girando il nome di Alessandro Cattelan per l’anno prossimo, il che sarebbe una rivoluzione per la Rai, non particolarmente avvezza a conduttori under 50.

La selezione di brani in gara è stata decisamente variegata, in modo da non scontentare nessuno, come vuole la prassi sanremese. Nonostante qualche buon pezzo, è mancato, come sempre, un po’ di coraggio in fase di selezione.
Mettetevi comodi, perché questo pagellone sarà più prolisso della serata finale del Festival.

Diodato – Fai rumore
Antonio Diodato, giovane cantautore tarantino, porta a casa la vittoria con una tradizionale ballatona romantica. Ordinaria? Sì. Noiosa? No. Il punto è che è così che si dovrebbe cantare e si dovrebbe interpretare, quindi le solite lamentele lasciano il tempo che trovano. In più l’idea che l’amarezza e la nostalgia per un amore finito passino per il silenzio e il ricordo del “rumore” che faceva l’altra persona con la sua presenza, reca in sé qualcosa di poetico che in fondo a Sanremo mancava da un po’.
Nel Festival delle provocazioni non sorprende che a spiccare sia la semplicità di chi invece ha scelto di non fare…rumore.
Voto: 7.5

Francesco Gabbani – Viceversa

Con l’aiuto di Pacifico, Gabbani porta in scena un brano romantico, tenero ma scanzonato, con tanto di fischiettata, in modo da mostrare al popolo di Sanremo un altro aspetto della propria identità artistica. E il testo, nella sua esplicita semplicità, non è affatto male.
Voto: 6.5

Pinguini Tattici Nucleari – Ringo Starr
Anche quest’anno la quota itpop (non chiamiamolo indie, dai) riesce a dare qualche soddisfazione. Nonostante soffra di citazionismo, “Ringo Starr” è un pezzo leggero, divertente e spruzzato di funk. Vero tormentone di questo Festival.
Voto: 7

Le Vibrazioni – Dov’è
Le Vibrazioni fanno Le Vibrazioni e lo fanno col consueto carisma. Ma nel complesso sembra mancare qualcosa: troppo ossessivo il ritornello e, soprattutto, poco a fuoco il testo, che fatica a decollare per via di immagini che non hanno molto senso (Fuori vola polline/e ho creduto fosse neve; ho una clessidra ferma al posto del cuore…). Con buona pace di Roberto Casalino, autore del testo e di tante hit italiane dell’ultimo decennio, ma anche di altrettanti testi insulsi.
Voto: 5,5

Piero Pelù – Gigante
Il mio momento preferito del Festival è stato quando Piero Pelù, durante la sua esibizione nella serata finale, scippa la borsa a una signora del pubblico. Pelù va per i 60 ma non arretra di un centimetro in quanto a grinta ed energia. “Gigante” è dedicata al nipotino di tre anni, come appare evidente da frasi quali “il tuo non è un pianto, è il tuo primo canto”. Pelù nonno rock convince, così come convince appieno la sua interpretazione di “Cuore Matto” durante la serata delle cover.
Voto: 7


Tosca – Ho amato tutto

Il testo è scritto da Pietro Cantarelli e si sente. Lei è una grande professionista e l’ha interpretato con incredibile levità e classe, richiamando talvolta Mia Martini. Ma dopo il secondo ascolto l’effetto sbadiglio è dietro l’angolo…
Voto: 6

Elodie – Andromeda
Per il suo secondo Sanremo, Elodie si affida a Mahmood, Dario Faini e Dardust. Insomma, si sentiva la vittoria in tasca. Ciò nonostante, la sua interpretazione non mi ha convinto e, nonostante sia evidente sin dal titolo che si tratta di un pezzo scritto per una donna, non ho potuto fare a meno di pensare a come l’avrebbe cantata Mahmood.
Voto: 5

Achille Lauro – Me ne frego
Si è vestito ogni sera da un diverso personaggio, al fine di veicolare importanti messaggi contro il maschilismo tossico, l’omofobia, la violenza e ogni discriminazione di sorta, il che è, ovviamente, encomiabile. Così com’è apprezzabile la sua esibizione con quella fuoriclasse di Annalisa durante la serata delle cover, a cui ha lasciato tutto lo spazio.
Spiace dirlo, ma per chi ha una cultura musicale che vada oltre Myss Keta, suona tutto già visto e stravisto. Per chi è cresciuto con Bowie, Bolan, Ferry o semplicemente con Freddie Mercury o i nostri Alberto Camerini e Renato Zero, tutto ciò che Lauro ha portato su quel palco appare una semplice autopromozione firmata Gucci.

E pensare che abbia fatto tutto questo senza che vi sia dietro di mezzo un contratto a più zeri suona quantomeno naïve, tant’è che i post sanremesi pubblicati sul social hanno tutta l’aria di essere sponsorizzati dalla casa di moda italiana e quindi tutt’altro che spontanei e genuini. Achille Lauro è ormai un influencer, simulacro culturale nell’era di instagram e, in quanto tale, ci parla delle discriminazioni sessuali così come altri influencer ci parlano di bodyshaming e body positivy.
Essere artisti, però, è un altra cosa.

Andando alla canzone, di cui – chissà come mai – non ha parlato nessuno, appare evidente la debolezza della stessa in ogni sua parte, dal punto di vista strutturale, del testo e dell’interpretazione. Basti pensare che la frase più sensata è “st’amore è panna montata al veleno”, palese riferimento alla Nannini di “Fotoromanza”.

Altro appunto prima di chiudere la questione Lauro. Per chi fosse interessato ad ascoltare un artista italiano davvero provocatorio e dissacrante, consiglio l’ascolto di Faust’O e in modo particolare del suo primo disco, “Suicidio”. Fausto Rossi, vero nome dell’artista, contrariamente ad Achille Lauro, non ha mai partecipato a Sanremo, tantomeno a un reality show e non ha neanche collaborato con Anna Tatangelo, ma potrebbe ugualmente stupirvi.
Voto: 4

Irene Grandi – Finalmente io
Grinta, sfrontatezza, ironia e la solita vocalità di tutto rispetto. L’accoppiata Curreri-Vasco Rossi con voce femminile potente (che sia Noemi o, come in questo caso, Irene Grandi) funziona sempre abbastanza bene. Ma stavolta si sarebbe potuto fare molto di più.
Voto: 5

Rancore – Eden 
Rancore, nome d’arte di Tarek Iurcich, porta sul palco di Sanremo un pezzo che ha come protagonista la mela, paradigma della scelta umana. Con la consueta facondia che lo caratterizza, Rancore ha scritto un brano costellato di riferimenti, citazioni e giochi retorici. Si va dalla mela che venne morsa da Eva alla mela della discordia lanciata da Paride, ma è chiaro anche l’omaggio ad Alan Turing, il celebre scienziato e matematico ucciso da una mela al cianuro. O ancora la mela che, secondo la leggenda, ispirò a Isaac Newton la formulazione della legge della gravitazione universale.
Vi è poi, forse, il sottile riferimento alle infiltrazioni ‘ndranghetiste nella distribuzione delle mele in Trentino Alto Adige e al dipinto di Magritte “Il figlio dell’uomo”.
Il senso del brano è che ogni scelta produce delle conseguenze e che spesso, per via della nostra stessa inclinazione, si tratta di scelte in conflitto con la conoscenza e l’armonia dell’universo, che producono cambiamenti dolorosi e inaspettati.
Il premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo è più che meritato.
Voto: 7.5

Raphael Gualazzi: Carioca
Pezzo spiritoso e vivace, melting pot di jazz, ritmi caraibici e pop. Ma soprattutto ehy, un musicista degno di questo nome sul palco.
Voto: 8

Levante – Tiki Bom Bom 
Chiunque, come me, segua Levante da anni sa bene che aspettava questo momento da molto tempo. Ero perciò convinta che se lo sarebbe giocato con una delle sue emozionanti ballate che, ne sono sicura, avrebbe lasciato facilmente tutti a bocca aperta. Un pezzo come “La rivincita dei buoni” o “Finché morte non ci separi”, per intenderci. Invece, alla faccia del opportunismo sanremese, si è messa in gioco e ha scelto la strada meno semplice e scontata. “Tiki Bom Bom” è un pezzo che necessita infatti di più ascolti per entrare in testa, ma poi fa la sua figura.
In un mondo giusto all’Eurovision ci andrebbe lei o i Pinguini Tattici Nucleari.
Voto: 8

Anastasio – Rosso di rabbia
Un po’ Rage Against The Machine, un po’ il solito Anastasio. Il pezzo funziona ma l’effetto dejavù è troppo forte.
Voto: 6

Alberto Urso – Il sole a Est
Per una volta che c’eravamo liberati de Il Volo…
Voto: non classificato

Marco Masini – Il confronto
Masini è un cantautore di gran classe e talento, ma stavolta si è presentato con un brano troppo simile a quello dello scorso anno. Inoltre il duetto con Arisa durante la serata delle cover è stato improponibile, secondo solo, in quanto a bruttezza, a quello di Morgan e Bugo.
Voto: 5

Paolo Jannacci – Voglio parlarti adesso
“Voglio parlarti adesso/prima che un giorno il mondo ti porti via/i tuoi sorrisi grandi i giochi tra le porte/e quell’idea che tu resti un po’ mia”. Ma si può scrivere una canzone così triste per la propria figlia?
Voto: non classificato

Rita Pavone – Niente (Resilienza 74)
Energia da vendere, ma a che pro se la canzone non ha alcun senso?
Voto: non classificata

Michele Zarrillo – Nell’estasi o nel fango
Per una volta che Zarrillo si presenta su quel palco con una canzone che non faccia venire voglia di andare in letargo per un paio di mesi lo si piazza in fondo alla classifica? Personalmente, ci ho sentito un po’ del compianto Mango e anche di Nek.
Avrebbe meritato di più.
Voto: 7

Enrico Nigiotti – Baciami adesso 
Esibizioni incommentabili quelle di Nigiotti ma ci proviamo. Avendo da sempre problemi con le alte, giustamente ha portato a Sanremo un brano tutto in salita. Per compensare il fatto che l’orchestra lo sovrastasse, soprattutto nel ritornello, non ha fatto altro che gracchiare.
Se ne è stato poi tutto il tempo con la chitarra dietro la schiena, per poi tirarla fuori per un assolo di dieci secondi uscito male. Inoltre la chitarra sembrava non venisse accordata da tre anni…
Sempre detto che ormai la Maionchi dovrebbe stare a casa a giocare a burraco anziché propinarci questi “talenti”.
Voto: non classificato

Giordana Angi – Come mia madre
La voce c’è, la canzone un po’ meno.
Voto: 5

Elettra Lamborghini – Musica (e il resto scompare)
Le hanno confezionato un brano che è un tormentone latineggiante, come piace all’italiano medio, e l’estate non è poi così lontana. Ho un terribile presentimento…
Voto: non classificata

Junior Cally – No Grazie
Questo sarebbe il rapper tanto temuto di cui Salvini e Meloni si sono serviti per fare propaganda per mesi? Sarà forse perché nella sua “No grazie” troviamo qualche timida invettiva politica?
Voto: 5

Riki – Lo sappiamo entrambi
Chi?
Voto: non classificato

Due parole su Morgan e Bugo. Quando ho ascoltato “Sincero” la prima volta ho pensato che Morgan fosse rinsavito e si fosse ricordato di quanto fossero ‘anticipatori’ dei tempi i Bluvertigo, il gruppo in cui militava negli anni ‘90, prima che il suo ego lo fagocitasse facendogli credere di essere il nuovo Battiato. Ho scoperto in seguito che il pezzo è stato scritto da Bugo. Questo spiega perché sia piacevole e non il solito latrato velleitario di Morgan. Onestamente la mia canzone preferita del Festival.
Per quanto riguarda il comportamento di Marco Castoldi, non si può che ringraziarlo per la pagliacciata più trash di Sanremo, quantomeno dai tempi di “Italia amore mio” di Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore a caso. D’altro canto, la deriva solipsistica che sta prendendo è evidente da almeno dieci anni: prepotente, arrogante, volgare. In una sola parola, ridicolo. Ormai affetto da un palese Disturbo Narcisistico di Personalità da cui non è intenzionato a guarire, Morgan crede di essere la reincarnazione di Bach e di Tenco, di Beethoven e di Lauzi. Tutti insieme. Avvertite il suo psichiatra e smettetela di farlo lavorare.

Giulia Quaranta
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Riguardo l'Autore

Giulia Quaranta è una consulente di immagine e color consultant certificata, esperta di armocromia, scrittrice, speech writer e critico musicale. Da sempre affascinata dal legame tra politica e comunicazione, lo racconta per le pagine di Avanti! dal 2015. Ha inoltre svolto attività di stesura e revisione di discorsi per conto di politici della XVII legislatura. Per 8 anni ha lavorato come critico musicale per svariate webzine ed è redattrice di Onda Rock, per cui cura recensioni, live report, monografie e speciali, e la pagina instagram ufficiale. Laureata in Lettere e Beni Culturali, ama la musica dal vivo, il mare, Caravaggio, le atmosfere cyberpunk, il giornalismo d’inchiesta, la politica, la sua Roma e le sit-com.

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