sabato, 25 Gennaio, 2020

Sardine, bere o affogare

0

È diventato ormai impossibile non parlare del fenomeno delle sardine, in questi giorni non c’è tribuna politica, talk show, salotto o dibattito che non abbia affrontato questo tema. In tantissimi da tutti gli ambienti di sinistra e non solo stanno provando a poggiare il cappello su queste piazze riempite da un popola anti-salviniano, anti-populista, antirazzista, antifascista, antiviolenza. Un popolo che a dire dei propri portavoce è ormai stanco della situazione di violenza dilagata sui social e dell’incapacità della politica che non riesce ad essere in grado di dare un vero spazio ad una generazione, schiacciata nel limbo di un’eterna gioventù, senza mai arrivare ad un’età matura, il che fa pensare se ci stiamo trovando innanzi alla nascita di una generazione di immortali o di eterni immaturi lasciati tali per non prendere mai coscienza di sé stessi e del mondo. A questo popolo di eterni giovani illusi da una politica mediocre si sono uniti immediatamente: stranieri che reclamano la cittadinanza, vittime predilette del clima d’odio che va creando, e antiberlusconiani di professione che ormai, diventati disoccupati, sono diventati anti-salviniani d’ufficio.

Della gravità di questa situazione le “Sardine” si presentano come un segnale di risveglio sociale (a loro dire non politico perché ormai la parola politica è diventata una parolaccia nel vocabolario comune, ma di questo tratteremo in seguito) che manifesta l’insofferenza verso questo clima che va crescendo.

Usciamo per un attimo dalla retorica e dal modo in cui ci è stato presentato da tutte le testate vicine ad un certo indirizzo politico e permettiamoci quindi di passare dalla poesia alla prosa. Abbiamo appena elencato tutto ciò a cui è contro questo movimento e possiamo quindi dedurre per contrasto rispetto a cosa questo movimento è favorevole. Ma come ha intenzione concretamente di portare avanti le proprie aspirazioni e i propri punti programmatici? L’ennesima Piazza Grande di Bologna gremita in che cosa si deve tradurre? A chi i promotori iniziali di questo movimento si stanno appoggiando per diffondere le proprie idee?

Procediamo con ordine. Un tempo si diceva “Il PCI riempie le piazze la DC le urne” questo male atavico incurabile della sinistra sembra riproporsi a quanto pare ma in forma ancora più acuta. Basta guardare, infatti, ogni sondaggio disponibile per comprendere in quale direzione vada il paese. Le piazze in Italia sono state colpite da una lenta ma fondamentale involuzione, che è andata passando dalle piazze del PCI che si proponevano un’ideologia, dei valori ed un’idea di società, per arrivare alle piazze degli spettacoli e dei vaffa di un comico fino ad arrivare ai giorni attuali con piazze di silenzio e qualche canzone mal cantata.

La domanda che a questo punto sorge è: che valore hanno queste piazze e cosa nonostante tutto cosa porta tutti questi giovani in piazza? Il progressivo zittirsi della piazza segnala l’incapacità di trovare un reale sbocco politico ad un sentimento di frustrazione che intorpidisce le coscienze a cui è stato insegnato negli anni, in particolar modo dopo tangentopoli, che la politica è una brutta parola e quindi ci si è comportati come dei malati che si rifiutano di esprimere i propri sintomi non credendo più nella medicina. Risolvere tematiche politiche, come quelle del manifesto delle Sardine, rifiutandosi di saltare l’ostacolo e di cercare concretamente di realizzare il proprio obiettivo, in nome di una impossibile apoliticità del movimento, si rivela essere uno sfruttamento dei sentimenti popolari ed in più anche un modo di promettere uno sfogo alla rabbia di quella massa che ancora una volta resterà senza voce ma che sarà usata solo da chi vorrà cavalcarla. Questo ci porta all’ultimo tema: a chi si sta appoggiando questo movimento per diffondersi. La struttura utilizzata è quella di appoggio ad una rete già esistente di associazioni universitarie nel caso di Modena e Reggio Emilia, mentre per quanto riguarda il caso di Parma l’organizzazione è di ragazzi delle superiori. Il tutto è estremamente lodevole ma è innegabile che il tutto galleggi su organizzazioni già esistenti che indubbiamente col tempo vedremo concretizzarsi e materialmente. All’interno di queste realtà militano molti ragazzi, dal punto di vista politico, molto scolarizzati ma con il forte rischio di cadere vittima degli errori dei lori maestri dovuti all’eccesivo personalismo che porta poi a frammentare e vanificare il lavoro svolto. La diffusione non è gestita da un rigido coordinamento quindi la possibilità di infiltrarsi di qualunquisti della prima ora è indubbiamente presente, ma davanti al populismo che ormai dilaga ed il sovranismo che minaccia un’Europa che è riuscita a diventare il simbolo delle libertà e dei diritti, non ci resta che accontentarci di questo amaro calice di certo più digeribile di una cicuta.

Maurizio Colamonici 

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply