sabato, 11 Luglio, 2020

Sardine, cosa faranno da grandi?

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Che faranno le sardine da grandi? Ormai da qualche settimana molti commentatori si interrogano sul futuro di questo movimento spontaneo che è stato capace di riportare la gente in piazza, di riaccendere passioni ed entusiasmi che sembravano sopiti. Le sardine hanno fatto tirare fuori dalla sabbia la testa a molti italiani che, come struzzi, avevano riposto nell’immobilismo anche il senso di ripudio verso linguaggi e azioni politiche che sembravano imperversare senza avversario alcuno in un paese caduto nei più tragici bassifondi di un dibattito politico ormai inesistente, lontano dai temi e dai problemi, e tutto giocato sulle paure, alimentate ed amplificate dalla propaganda dei populismi.

Ho tuttavia già avuto modo di dire quanto sia diffidente nei confronti dello spontaneismo in politica, di quanto ritenga fondamentale che anche i movimenti si riempiano di connotati, progetti, linee programmatiche. Troppo spesso, dietro lo spontaneismo si sono perse occasioni, energie, opportunità, non si è riusciti a concentrare su obiettivi concreti delle forze preziose che si sono spente alle prime difficoltà. Speriamo non succeda alle sardine, anche se credo sia necessario comincino a caricarsi di significati politici.

Ora, il punto fermo “politico” del movimento è legato a una risposta ai metodi e ai linguaggi del salvinismo, incarnazione di un sovranismo dai caratteri italici, a metà strada tra il nazionalismo e il populismo: ideologia che ripudia le competenze, che ripudia l’Europa, che fa leva sulle paure della gente demonizzando l’immigrazione e facendo dell’insicurezza, reale o percepita, i punti cardine delle proprie urlate battaglie. Quanto alle sardine, invece, sembra fermo e sincero anche il richiamo all’antifascismo come elemento unificante. Una certezza di questo genere dovrebbe ancorare il movimento a una tradizione di sinistra che non trova più rappresentanza nei partiti tradizionali.

Ma essere “anti” non sarà sufficiente. Occorrerà che l’energia e la forza scaturite da quelle piazze colorate, non chiassose, composte, vengano incanalate verso la speranza, quella speranza di poter rinnovare la politica nei modi e nei metodi, nelle persone e nelle sue forme, senza le quali la nostra democrazia perde punti di riferimento.
La vera sfida è pensare a un futuro senza paure, a un futuro di aspettative e di traguardi da tagliare. Senza dimenticare il nostro passato e il nostro presente, ma non ancorando a questi le mete di un domani che va ridisegnato. E con lui le sane ambizioni di un paese che pare aver smarrito le strade maestre per inventarsi e per riscoprirsi comunità.
Care sardine, da oggi, forse, è giunto il momento di pensare in grande.

Leonardo Raito

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