venerdì, 21 Febbraio, 2020

Sardine e gattine

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Ci sono periodi nella storia in cui la politica si rivolta ai partiti. Ma mai nella storia italiana, un movimento senza capi é riuscito a riempire le piazze. Anche il partito del vaffa, poi Cinque stelle, le piazze le riempiva, ma aveva un capo indiscusso, carismatico, televisivo, un attore comico che bucava utti i video. Oggi no. Siamo di fronte a un invisibile gruppetto di giovani che ha dalla sua due comun denominatori. Il primo é la ribellione al messaggio di Salvini che pareva non avere resistenza e sfondare qualsiasi barriera. Il secondo é la mancanza di un messaggio propositivo, che non sia un urlo di protesta verso la filosofia imperante del sovranismo anti europeo e dell’immigrazione concepita come pericolo.

Queste due caratteristiche sono la novità assoluta di questo movimento che fa del numero, cioè della presenza nelle piazze emiliano-romagnole e ormai anche italiane, la sua unica arma. E tutto questo può essere reso operante senza l’appoggio di alcun partito politico. Anzi qualsiasi partito politico ne svuoterebbe subito l’efficacia e ne sminuirebbe le adesioni. Questo deve aver capito bene il governatore dell’Emilia-Romagna Bonaccini, il quale non solo non desidera alcun rappresentante del suo partito nella campagna elettorale in Emilia-Romagna, ma giudica perfino dannoso che il Pd gli tiri la volata.

Il carattere non anti politico, ma extra partitico di questo movimento é la sua forza, che diviene più consistente quanto più vaghe e indefinite sono le propensioni politiche ed elettorali dei suoi aderenti. Anzi dei suoi partecipanti, perché delle sardine per ora si conosce praticamente solo il simbolo e neppure il suo significato che a ben pensarci allude solo alla molteplicità dei convenuti, stretti appunto come sardine. C’e stato un periodo in cui in Italia andavano di moda gli alberi e i fiori. L’Ulivo dopo la Quercia e il garofano, poi la Margherita. L’Italia sembrava un giardino. Oggi siamo ai pesci e agli animali domestici perché Salvini ha postato le gattine che si mangiano le sardine. Ci sarebbe da ridere se tutto questo non rappresentasse l’ennesima e la più scottante sconfitta del sistema politico inaugurato nel 1994. Quello che tagliava le radici storiche dei partiti, credendole superate. E inaugurava un sistema senza storia e identità. Dunque senza nessun grado di appartenenza. Al passato non si può tornare ma non penso che il bipolarismo del futuro sia quello tra gattine e sardine. Anche se, dati i precedenti, mi aspetto di tutto.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    La fotografia fatta dal Direttore mi sembra piuttosto realistica, e se da un lato la mancanza di un “capo indiscusso, carismatico, televisivo” evita il rischio che il capo “strumentalizzi” le piazze, facendole diventare la cassa di risonanza delle proprie idee, in una sorta di “pensiero unico”, c’è però il rovescio della medaglia, ossia “la mancanza di un messaggio propositivo”, come rileva il Direttore, perché se è legittimo protestare contro “la filosofia imperante del sovranismo anti europeo e dell’immigrazione concepita come pericolo”, occorre saper poi dare la “ricetta” alternativa (perché alla lunga la sola contestazione non regge, e deve lasciare il posto a qualcosa di concreto).

    Ricetta alternativa che finora non mi sembra essere uscita, neppure dai “palazzi” della sinistra, ossia al fuori delle piazze, salvo il recente riemergere del proposito di arrivare, o non rinunciare, allo ius culturae e allo ius soli, un progetto che pare tuttavia aver fatto poca strada, almeno fino ad ora, né bisogna dimenticare, anche se non sarà questo caso, che la storia ci ha consegnato esempi di piazze che sembravano essersi riempite ed “animate” in modo del tutto spontaneo, ma il tempo ha in seguito dimostrato che dietro alle quinte vi era invece un qualche regista che cercava di orientare a proprio favore le manifestazioni di protesta (fors’anche all’insaputa delle piazze stesse).

    Paolo B. 23.11.2019

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