mercoledì, 21 Ottobre, 2020

S’avanza uno strano soldato…

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L’on. Bonafè, vestita in bianco, ma renziana ortodossa, ha risposto a una domanda sulle ragioni che hanno spinto il Pd a nominare quattro sottosegretari indagati, formulata da Peter Gomez ieri sera a Piazza pulita, affermando che il Pd si occupa dei problemi del Paese. Quello che più stupisce del nuovo gruppo dirigente renziano, al di là di un caso che irrita come sempre i tanti giustizialisti a buon mercato, é la capacità di svolazzare sugli argomenti con assoluta e sfacciata sicurezza. L’imitazione della Boschi, giudicata maschilista, in realtà mette in evidenza la difficoltà di ragionare e la tendenza a recitare più o meno lo stesso ritornello. Che è grosso modo il seguente: “Tutta la colpa dei mali del Paese è di coloro che ci hanno preceduto, di destra o di sinistra che siano. Noi siamo nuovi e li risolveremo velocemente. Mica é difficile”. Il parametro destra-sinistra è sostituito da tre nuovi schemi fondati sulla contrapposizione tra anziani-giovani, vecchio-nuovo, uomo-donna, anche se quest’ultimo, dopo il voto della Camera sul BR, appare un tantino in disuso. La rottamazione prende il posto della lotta di classe. Per questo Landini è meglio della Camusso.

S’avanza uno strano soldato. E incuriosisce, non c’é dubbio. Oltre tutto l’esercito renziano ha convinto che un suo fallimento equivale al fallimento dell’Italia. E chi se lo può augurare? Restano alcune fondate perplessità. Parliamo della differenza tra il fare le cose e il fare cose buone. Si afferma giustamente che Renzi ha dato concretezza alla legge elettorale che giaceva da tempo nel regno insopportabile delle promesse. É vero. Il problema è sapere se si tratta di una buona legge. O basta una legge qualsiasi? Ecco, il renzismo pare che sostenga che è meglio una legge qualsiasi del nulla. Noi crediamo proprio di no. Prendiamo il decreto sul taglio dell’Irpef. Ha ragione Landini. È bene dare più soldi a chi ne ha meno. Ma è questa la priorità? O non è il lavoro per chi non ce l’ha? E l’Irpef è una misura attendibile per verificare povertà e ricchezza? Non importa. L’importante è fare.

Il soldato renziano del fare non ha dubbi. Parla e ripete il concetto. Noi ci mettiamo la faccia. E chi si nasconde? Sono ministri, sottosegretari, deputati e senatori. Dov’erano ieri? Tutti nominati dal principe, sono anche abbastanza disinvolti in televisione. Ragazzi del web, rendono meglio di quel che sanno. Esiste una cultura politica che li accomuna? Non pretendiamo troppo. Che conoscano Keynes o Darhendorf è pretendere la luna. Non parliamo del pensiero politico dell’Otto-Novecento. Vecchiume insopportabile. Le citazioni sono imbarazzanti. Ma rendono bene il pensiero sintetico del Twitter. D’altronde a che serve la teoria ai soldati del fare? Tempo perso. Adesso ci regaleranno il Jobs act. Cosa sia nessun lo sa. Forse neppure loro. L’importante è che in tre settimane anche questo provvedimento vada in porto. L’arco degli alleati va da Berlusconi a Landini. Che importa la vecchia politica delle contrapposizioni ideali? Roba da mummie. Adesso ci sono loro. Gli uomini con ciuffetto e la cravattina, sorridenti e ottimisti, le donne carine, giovani e ammiccanti. Il teatrino della politica gradisce. Perfino Vespa approva. Speriamo che Dio ce la mandi buona.

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