venerdì, 20 Settembre, 2019

Sblocca-cantieri. La Lega vuole un navigator per Toninelli

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Ci risiamo. Ormai non passa giorno senza uno scontro frontale nel governo. Dopo quello sulla Tav, su cui si è trovata una soluzione tampone che di fatto raggira la linea di Maio ma consente al governo di rimandare la zuffa a dopo le elezioni europee, ora tocca al decreto sblocca-cantieri. Salvini spinge affinché la norma arrivasse già questa settimana al Consiglio dei ministri.

“Serve un Paese con meno burocrazia e con più opere pubbliche. E su questo – dice il leader della Lega – la penso in maniera diversa rispetto ai miei alleati. C’è bisogno di più strade, autostrade, ferrovie, porti, aeroporti. Solo con i no – dice dal palco di Policoro, in provincia di Matera – non si va da nessuna parte”. Un pugno nello stomaco a Luigi Di Maio che prova a trattenersi, prima di reagire ruvidamente. “Non voglio commentare, siamo alleati di governo ed entrambi vogliamo che il governo vada avanti”. Il botta e risposta si conclude con Salvini che ricorda 300 cantieri ancora fermi in Italia: “Io sono pronto a votare lo “sblocca-cantieri” e il nuovo codice degli appalti anche questa settimana in Cdm”. Ma non c’è ancora nulla di pronto. Nulla su cui votare. In settimana il premier Giuseppe Conte, assieme ai ministri Maio e Danilo Toninelli, incontrerà Regioni, Anci e Ance per fare il punto sulle opere ferme.

Il presidente del Consiglio comincia a mal sopportare il pressing di Salvini. Non ha gradito, innanzitutto, che nei comizi il leader leghista faccia la parte di chi ha a cuore l’accelerazione mentre gli altri se la prendono comoda. Una continua invasione di campo nelle competenze di altri ministri, guarda caso 5 Stelle, che secondo Conte non aiuta ad andare avanti con serenità.

Il premier e Toninelli vogliono dare l’idea di non star ferni e quindi in gran fretta volano sui cantieri della statale Caltanissetta-Agrigento proprio per dimostrare di non voler rimanere impantanati sulla Tav: “Sugli appalti – dice Conte – esiste un problema di sistema, un problema che riguarda tutto il settore delle costruzioni, un problema che abbiamo ereditato. Il codice degli appalti attuale non funziona, per questo abbiamo messo in cantiere la riforma. In questi giorni stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli di un decreto legge che dovrebbe anticipare la riforma”. La Lega tuttavia ritiene che non basterà un decreto per mettere il turbo alle opere pubbliche incagliate. Serve uno sforzo in più, secondo il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, che ha proposto l’introduzione di un super-commissario. Ne avrebbe parlato con Conte l’altro giorno a Palazzo Chigi. Ancora non c’è una risposta ufficiale, ma il M5S sarebbe contrario all’ipotesi. Siri immagina un commissario sul “modello Genova”, con enormi poteri che gli consentano di superare le forche caudine delle procedure lumaca, dotato di un ufficio composto da funzionari-commissari ai quali affidare il controllo e l’esecuzione dei lavori. Il modello a cui Siri guarda è il commissario per l’emergenza delle mucillagini nell’Adriatico, Paolo Arata, nominato nel 1989. “Fu un’esperienza perfetta, i lavori si svolsero con efficacia e celerità, senza infiltrazioni mafiose e con ottimi risultati”.

Ma sarebbe come mettere un tutor al ministero delle Infrastrutture. Una specie ti navigator che dica a Toninelli come darsi da fare per sboccare i cantieri fermi. Sarà difficile convincere i 5S che in questa operazione intravedono il tentativo di svuotare il dicastero guidato da Toninelli. In realtà i grillini vivono un dissidio. Perché è ormai noto quanto Di Maio sia deluso dalla impacciata gestione della Tav da parte del suo ministro. Ci sono molte pressioni ai vertici di M5S per sostituirlo. Cedendo però rischierebbe di perdere un dicastero pesante che fa gola alla Lega. Di Maio sa che subito dopo il voto alle Europee, se la Lega dovesse confermare il consenso dei sondaggi, Trasporti e Infrastrutture saranno le poltrone che Salvini rivendicherà.

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