mercoledì, 5 Agosto, 2020

Scalarini, satira olimpica di un vignettista antifascista

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Spogliati della libertà, della dignità, della stessa patria, e talvolta della stessa vita. Questa era la sorte di chi, nell’Italia del Ventennio, osava opporsi apertamente al Fascismo. Cognomi come Matteotti, Minzoni, Rosselli, Salvemini, Gramsci, Amendola, Pertini, Gobetti, Cervi… sono rimasti nella memoria storica del nostro Paese, grazie anche alla toponomastica e all’intitolazione di scuole e quant’altro. Per ricordarci cos’è una dittatura e ricordare chi ha lottato contro un male superiore.

A cotanti cognomi, qui su ‘5 Cerchi Quante Storie’ vogliamo aggiungerne un altro: SCALARINI

Giuseppe Scalarini era il vignettista satirico dell’Avanti. E la ragione della sua persecuzione da parte del regime di Mussolini (che fino alla Grande Guerra era stato persino direttore del quotidiano socialista, prima di tradire ogni ideale pacifista e fondare il Popolo d’Italia) risiede tutta nel suo lavoro. Crudo, diretto, graffiante, un’incessante martellata di dolorosa verità contro le ingiustizie di quel tempo. Che in fondo, sono le ingiustizie di ogni tempo.
Faceva caricature del capitalismo e dei padroni – signori dell’economia, della politica e della guerra – ponendo drammaticamente in evidenza, spesso con immagini molto forti, la condizione del popolo vessato.

La sua firma era una scala stilizzata, seguita dalla scrittarini.
Quegli strali decennali, quella continua denuncia sociale a colpi di china, negli anni Venti scaraventarono Scalarini nel ventre della macchina fascista. Già nel 1920 gli venne somministrato a forza l’olio di ricino. Nel 1926 le camicie nere lo “andarono a trovare” a casa sfondando la porta, mandandolo in ospedale con la mandibola rotta.

Successivamente, il carcere a San Vittore. E poi il confino. O meglio, i confini: Ustica e Lampedusa prima, l’Abruzzo poi, con intermezzi di “libertà vigilata” a Milano.
La “libertà completa” sarebbe arrivata con la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma ebbe poco tempo per godersela. Morì nel 1948, un mese prima di compiere 76 anni, sfinito dalla vita e da alcuni lutti familiari.
Ora vi chiederete: cosa c’entra Giuseppe Scalarini con le Olimpiadi?
In occasione dei Giochi di Stoccolma 1912 e Anversa 1920 il vignettista lombardo realizzò dei disegni prendendo spunto dalle discipline olimpiche dell’epoca. Quelle opere furono pubblicate sull’Avanti e noi qui ve le ripresentiamo un secolo dopo, corredate da qualche riga di didascalica spiegazione.

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Nicolò Vallone

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