sabato, 15 Agosto, 2020

SCHIAFFO ALLA POVERTÀ

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Non è questione di nominalismi ma di sostanza. Mentre le vittime del coronavirus continuano a salire e in attesa di contabilizzare i danni economici da pandemia l’Europa non deve perdere tempo nelle risposte da dare. Giuseppe Conte in un’intervista sulla ‘Sueddeutsche Zeitung’ ha affermato che “stiamo vivendo il più grande shock dall’ultima guerra. E’ per questo che l’Europa deve dare una risposta che sia all’altezza degli eventi” ma non ha nascosto il suo scetticismo sul Mes che però garantirebbe al nostro Paese una cifra intorno ai 37 miliardi. “Non abbiamo dimenticato che nella recente crisi finanziaria sono stati chiesti sacrifici inaccettabili ai greci per ottenere prestiti”, ha detto Conte in riferimento alla condizionalità. Ma il Mes come viene posto oggi non ha condizionalità e la firma eventuale dei paesi membri per la sua approvazione come strumento di sostegno a chi ne faccia richiesta è garanzia che condizioni non potranno essere poste successivamente.

Insomma in Italia la politica continua a scontrarsi su un eventuale uso della nuova linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità, decisa dall’ultimo Eurogruppo e che dovrà essere definita nei dettagli dal Consiglio Ue del 23 aprile prossimo. Da sottolineare che al Parlamento europeo venerdì scorso, il 17 aprile, le forze di maggioranza hanno votato in modo tra loro diverso una risoluzione che conteneva un pacchetto articolato che comprendeva anche i Recovery bond legati al Bilancio Ue e la nuova linea di credito del Mes. Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro indebolendo ulteriormente la posizione italiana e facendo affondare la possibilità di un accordo a livello europeo sui coronabond di cui ora ne chiedono l’adozione. Una situazione che rende complicato il negoziato del Consiglio Ue che riunisce i capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri.

A tranquillizzare sul Mes è Klaus Regling, direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), che parla di un nuovo approccio, ben diverso da quello avuto dalla Troika con la Grecia. “Offriamo uno strumento, una linea di credito a tutti gli Stati dell’area euro. Il fatto che sia disponibile per tutti i Paesi con “termini standardizzati concordati in precedenza” come dice l’Eurogruppo è una differenza rispetto a quanto avvenuto una decina di anni fa. Allora i programmi per Grecia, Irlanda o Portogallo dovettero essere molto diversi l’uno dall’altro perché i problemi erano diversi. Le istituzioni europee dovettero negoziare una condizionalità dettagliata, diversa da Paese a Paese. Stavolta non sarà cosi'”.

Ma in Italia ogni occasione è buona per fare propaganda elettorale lucrando sulla pelle della gente che mai come ora ha bisogno di interventi concordati. “L’Italia – ha dichiarato in una nota Enzo Maraio, Segretario del Psi – ha bisogno di liquidità immediata e il no categorico al Mes è uno schiaffo alla povertà. Grillini e leghisti si ostinano a dire no quando gli esperti ci riferiscono che se non velocizziamo la riapertura e la ripartenza della nostra economia molte piccole imprese moriranno e ci saranno molti più poveri”. “Trovo – ha continuato Maraio – che sia finito il periodo delle ‘chiacchiere da Bar’, è ora di concretizzare. Gli italiani sono stufi di rabbia, rancore e promesse non mantenute. Mi rivolgo al presidente Conte: la bacchetta magica non serve, serve – ha concluso – una presa di posizione e responsabilità”.

Sempre riferendosi al Mes, il senatore socialista Riccardo Nencini, in un post su Facebook ha sottolineato che “Salvini, Meloni e grillini ripetono a pappagallo il no ideologico al Mes e non vedono che il gioco è cambiato, che la pandemia ha rovesciato la storia”.

“Ma come si fa – ha aggiunto Nencini – a rinunciare a 36 miliardi di euro concessi senza condizioni, secondo uno schema diverso da quello votato nel 2012?”. Nencini ha poi ribadito che “c’è bisogno di denaro, e molto, e di immediata liquidità per imprese e famiglie. Gli economisti ci dicono che il Pil scenderà del 9%, che il 30% delle piccole imprese potrebbe non riaprire, che la povertà subirà un balzo in avanti, e qui si litiga sul nulla con l’Italia affacciata sul baratro. Salvo che dietro ci sia la volontà di costruire alleanze internazionali che ci portino in braccio alla Cina. È proprio quanto auspica una parte degli eletti grillini. Anche il no di Conte è datato. Rischia di volare a Bruxelles, giovedì 23 aprile, senza buone carte in mano. Presidente – ha concluso Nencini – c’è bisogno di una visione, non di un abracadabra. Ascolti l’Italia più responsabile”.

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