venerdì, 14 Agosto, 2020

Scomposizione e ricomposizione dello scenario politico e partitico italiano

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E’ con particolare felicità che prenderemo la via del terzo Congresso del PSI, a Venezia, nella città di Giacomo Casanova, famoso per le sue avventure licenziose sì, ma non solo libertino, bensì anche diplomatico letterato uomo d’affari e libero pensatore, corrispondente di Re e filosofi, da Parigi a Berlino a San Pietroburgo.
Un esempio del secolo dei Lumi che ci ha tramandato una ricca fotografia di un secolo che ha cambiato la Storia. E come diceva il Casanova non esiste la storia ma esistono gli storici.

Beh, nonostante gli «storici» più superficiali o interessati abbiano infangato il PSI, il PSI esiste ancora oggi; nonostante gli attacchi mediatici che volevano ucciderlo, il PSI esiste per rilanciare la sinistra riformista d’Italia, perché il PSI è il software della sinistra italiana, la mente che nel secolo scorso elaborò teorie e programmi sempre all’avanguardia in economia, nei diritti civili, nel diritto del lavoro.

La questione Socialista
I socialisti sono la forza che spinge il progresso da sempre e non possono rinunciare all’arduo compito che la Storia, non gli storici, gli ha assegnato.
Il PSI ha elaborato i meriti e i bisogni ponendo, in anticipo di decenni, le basi per la riuscita dei laburisti di Blair e dei socialdemocratici di Schroeder. Erano all’avanguardia negli anni ‘80 ed oggi che il mondo è cambiato totalmente, i socialisti hanno gli strumenti ed il software per interpretare il cambiamento e governarlo. La questione socialista – tema sempre trascurato dai media e dal Parlamento – è ancora aperta ed oggi si assiste alla famosa scomposizione e ricomposizione dello scenario politico e partitico italiano che è preludio alla formazione in Italia di un Parlamento corrispondente a quello Europeo, con un partito socialista, uno popolare, uno liberale, uno verde etc.
Una scomposizione attesa per 20 anni ed una ricomposizione che seguirà non il conflitto personale fine a se stesso, ma le grandi idee che sono alla base della nascita dei partiti europei. Per i socialisti: la giustizia sociale

Non si può ignorare che la crisi del PDL determina la fine di un periodo transitorio – il bipolarismo malaugurato per l’Italia – e che il posizionamento del PSI, oggi specialmente, è strategico per il recupero di una visibilita nei media, nel Parlamento e nel Paese. Questa è la strada che il PSI ha il compito di seguire adesso, creando i presupposti per la fine della diaspora socialista, recuperando i voti socialisti che hanno perso ogni ragione di essere collocati nel centrodestra con la fine della conflittualità cronica legata alla figura di Berlusconi.

Il PSE
Altro fondamentale obiettivo del PSI è promuovere la creazione di un solo partito socialista con PD e SEL. Creare i presupposti perché le elezioni europee del 2014 siano l’occasione finalmente di porre fine alle separazioni a sinistra, tra riformisti e massimalisti, tra socialisti e comunisti, tra socialdemcratici e socialisti, tra contestatori ed entristi. Tutto ciò dovrà trovare soluzione nella bandiera del PSE, che accoglie partiti e famiglie con radici comuni socialiste nel nome e nei valori.
Il giorno in cui il PSE sarà propagandato in via diretta in Italia come negli altri paesi, che senso avrà spacchettare l’offerta del brand in tre simboli o nomi differenti? Questa ripartizione sarebbe solo una deboloezza controproducente e perderà di senso man mano che il tasso di europeismo degli elettori e delle propagande partitiche aumenteranno.

La Crisi
D’altra parte il sostegno delle politiche di supporto della domanda, sulla scia delle guide linea del partito socialista europeo, non puo essere incondizionato. E’ ora di riflettere anche sulle scelte di un PSE che sembra inchiodato ad una visione non ortodossa dell’economia che non tiene però conto né dello stato dei bilanci nazionali né dell’opinione pubblica che non crede ai miracoli del deficit spending e continua a premiare il partito della Merkel. La Merkel vince, il PSE perde. Le Grandi Coalizioni aumentano in Europa e non solo a causa dello strapotere delle lobby finanziarie, ma per ovvie esigenze di contenimento di rischi default; giusto o sbagliato che sia il sistema dei mercati finanziari oggi è dominante, difficilmente contrastabile e – soprattutto – l’unico disponibile. Il mercato è globale, gli stati no. Il mercato è il tutto, gli stati sono la parte.
Se il mercato ha bisogno dello stato in tempi di crisi, lo stato ha bisogno del mercato sempre per scambiare merci. Occorre a volte anche il coraggio di mettere in discussione alcuni punti che sembrano derivare più da una visione ideologizzata che da una analisi concreta dei fatti.
Spendere di più a debito (come chiede il PSE) o tagliare i servizi per i più deboli (come fanno i conservatori) sono scelte senza coraggio perché nessuna potente lobby è toccata. Al contrario per fare i tagli necessari in Italia ci vuole il coraggio che fino ad oggi nessun Governo, sebbene di larghe intese, ha avuto. La risposta è in primis politica, occorre compattare le sinistre d’Italia, avere il supporto del popolo, e poi formare un Governo coraggioso che tagli dove si deve e riprenda ad investire nel Paese e quindi a rilanciare la domanda interna ed esterna.

Università socialista – Mitbestimmung – Erasmus Politik – Lingua europea e Collegio estero
Quello che occorre a sinistra in Italia ed in Europa è un rilancio del dibattito e di un’università socialista che trovi idee nuove per uscire dalla crisi, per allineare le nazioni agli stessi standard di benessere e giustizia sociale, per dare forma e significato alla parola socialismo e riformismo adatta al terzo millennio. Indichiamo qui alcune proposte per formulare un nuovo tipo di socialismo:

1) La introduzione della Mitbestimmung per superare l’atavica contrapposizione tra proprietari e lavoratori. E’ un cambio di mentalità assoluta che può prevenire le crisi e le contrapposizioni strategiche in economia. La macroeconomia non può risolvere come una bacchetta magica i problemi dell’economia. La soluzione viene dal basso, dalle imprese, dal mercato autoregolato. No alle statalizzazioni e no al dominio dei mercati. Si all’autoregolamentazione cogestita dei soggetti operanti nel mercato, tutti, dalle banche alle industrie manifatturiere. Un nuovo modello economico per l’Italia e per l’Europa.
2) Istituzione di un Erasmus della politica, per ridare slancio all’Europa politica che deve creare le condizioni di un federalismo vero. Stop ai nazionalismi che le classi politiche odierne – cui manca il software europeo – ancora perseguono. Dobbiamo creare una classe dirigente con sensibilità politica europea.
3) Introduzione di una lingua unica europea; dall’asilo si apprende a scuola la stessa lingua in tutta Europa. Le lingue nazionali sono abbandonate o parlate a casa, non a scuola. Nel lungo periodo ciò creerà un’Europa unita linguisticamente e culturalmente, che è condizione necessaria per evitare nazionalismi e divisioni in campo economico e politico. Nascerà l’uomo Europeo.
4) In ultimo chiediamo la previsione di un rappresentante nella Segreteria del PSI. Perché un partito che si dichiari europeo non può escludere gli emigranti italiani e deve dare voce alle migliaia di persone che vivono e lavorano da decenni all’estero e sono depositari della vera coscienza europea.

La strada più lunga, ma i socialisti hanno i mezzi intellettuali per affrontare la sfida che li aspetta. L’attenzione alla classe sociale dei poveri, dei bisognosi, degli emarginati, l’attitudine riformista e pragmatica di chi evita rivoluzioni, di chi non rovescia o infuoca cassonetti, la mente aperta e libera da vincoli ideologici, rivolta alle soluzioni pratiche e coraggiose, come sempre.
Come per Giacomo Matteotti, i socialisti hanno molti alti esempi da seguire, e l’arduo compito di esserne degni.

La Federazione Svizzera

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