venerdì, 22 Novembre, 2019

Scontri in Cisgiordania
muore Ministro palestinese

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Cisgiordania-Ministro-palestinese-uccisoL’esercito israeliano stavolta ha colpito duro, durante gli scontri tra esercito e manifestanti in un corteo in Cisgiordania è morto un ministro dell’Autorità nazionale palestinese, Ziad Abu Ein. Ein era responsabile delle questioni legate agli insediamenti israeliani ed è morto durante il trasporto verso l’ospedale di Ramallah, al momento non sono chiare le ragioni del decesso, se per le ferite riportate al petto e alla testa, durante gli scontri con l’esercito, o per un malore connesso all’inalazione di gas lacrimogeno.

Ziad Abu Ein partecipava a un corteo di un comitato di resistenza alla colonizzazione nel villaggio di Turmus Ayya, vicino a un appezzamento confiscato a famiglie palestinesi per ampliare un insediamento ebraico. Dopo l’accaduto i negozi palestinesi sono rimasti chiusi a Ramallah e il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha condannato il fatto definendolo “un atto barbaro”, di fronte al quale “non si può restare in silenzio”. Dure le parole anche del Capo negoziatore palestinese Saeb Erekat “l’uccisione del ministro Abu Ein è un ulteriore esempio delle feroci e arroganti azioni commesse da Israele contro i palestinesi. Il nostro fratello Ziad – ha aggiunto – è morto mentre partecipava alla Giornata Internazionale per i Diritti Umani e piantava alberi di ulivo che simboleggiano la speranza di pace e giustizia”. Abu Mazen, leader palestinese, ha avviato le indagini sulla morte di Ziad e ha anche indetto tre giorni di lutto.

Il governo Israeliano, che ieri è stato accusato da Amnesty International di crimini di guerra a Gaza, è impegnato nella campagna elettorale delle prossime elezioni e quindi poco interessato a commentare l’accaduto. A Israele è iniziato, infatti, il conto alla rovescia in vista delle prossime elezioni di marzo, una decisione voluta dallo stesso premier Benjamin Netanyahu che ha sciolto la Knesset, il Parlamento israeliano, chiedendo le dimissioni del ministro della Giustizia, Tzipi Livni, e il ministro delle Finanze, Yair Lapid.

“Nelle ultime settimane Lapid e Livni hanno attaccato duramente il governo che guido”, ha affermato il premier, spiegando “Livni è l’ultima che può accusarmi di irresponsabilità e Lapid ha fallito nella direzione dell’economia. Non posso più tollerare l’opposizione all’interno del mio governo. I cittadini meritano un governo nuovo, stabile e ampio”. I due ministri dimissionari di contro hanno accusato Netanyauh di compiere “un golpe di Stato” e di “trascinare il Paese verso elezioni inutili”.
In effetti i sondaggi deministro-Palestina- Ziad Abu Ein-Israelella BBC danno Netanyauh in testa nei sondaggi, così il premier potrebbe replicare un nuovo governo e incassare il sostegno necessario per affrontare il suo quarto mandato.
Contro il Likud, la maggiore formazione politica israeliana di centro-destra, e la possibilità di ritrovare Netanyauh al governo si sono mobilitati tre tra i più conosciuti scrittori israeliani all’estero. “Netanyahu deve lasciare. È ora che si formi un blocco di centrosinistra per impedire uno stato binazionale e dire basta agli insediamenti”. È quanto ha affermato lo scrittore Abraham Yehoshua che insieme agli scrittori Amos Oz e David Grossman ha promosso e firmato una petizione per chiedere ai Parlamenti europei di riconoscere la Palestina come Stato. All’iniziativa hanno aderito ben 800 cittadini israeliani, tra cui anche il premio Nobel Daniel Kahneman.

“È un atto di incoraggiamento soprattutto per il negoziato – ha spiegato Yehoshua – e anche perché Abu Mazen continui nelle trattative”. Mentre gli intellettuali puntano alla testa e al cuore di Israele per mettere fine a una guerra infinita, Netanyauh punta alla pancia e promette di abbassare le tasse. A inizio settimana il primo ministro ha annunciato che, se rieletto, promuoverà l’approvazione di una legge che diminuisca del 18% le tasse sugli alimenti di prima necessità. La questione della sicurezza è ormai passata in secondo piano rispetto a quella economica per i cittadini israeliani. Ma con Netanyauh, inoltre, Israele per la prima volta si trova di fronte al rischio di isolamento, specie dopo le tensioni con l’alleato americano, con Obama i rapporti del premier israeliano sono a limite della rottura.

Nonostante l’instabilità economica, i problemi sulla spesa militare a detrimento di quella sociale, una forza politica di governo alternativa a Netanyauh al momento non c’è. Al momento esiste solo un blocco trasversale basato sulla piattaforma ‘Chiunque tranne Netanyahu‘.

Si prospetta così la quarta elezione di Bibi, Benjamin Netanyauh, anche se si spera in una “primavera israeliana” di rinnovamento.

Maria Teresa Olivieri

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