domenica, 17 Novembre, 2019

Scontro Salvini-Di Maio ai tempi supplementari

0

La conferma che la sera stessa dell’Europee si apre un nuovo capitolo della sfida Salvini-Di maio ha avuto una solenne conferma dagli ambienti del Quirinale. Mattarella per tre mesi ha sospeso tutti gli impegni programmati.

Il Paese ha bisogno di lui nel pieno delle sue forze per far fronte alle emergenze della tenuta della maggioranza e del Paese a cui vanno ad aggiungersi evenienze sempre più drammatiche come quelle libiche. A chi assiste sgomento alle divaricazioni conflittuali dentro la maggioranza, nonostante la vernice della rassicurazione “Questo governo durerà 5 anni!,”sorge il dubbio di un copione condiviso dai due maggiori protagonisti di Governo. Approfittando dell’assenza di una alternativa credibile, hanno optato per la linea di giocare in contemporanea i due ruoli di maggioranza ed opposizione al punto tale che lo scambio di idee di prima mattina corrisponde alla domanda:”Secondo te oggi per differenziarci su cosa conviene litigare?” rinviando all’arbitro Conte il compito dell’invito ad abbassare i toni ma sostanzialmente seppellendo i dissensi di fondo sotto il tappeto del responso delle europee. Inutile dire che, nessuno facendosi carico di un’alternativa agibile, non si va direttamente ai calci di rigore di elezioni anticipate ma si avvieranno i tempi supplementari.

Salvini non ha interesse ad accelerare la rottura e far cadere uno dei due forni di cui dispone quello dell’alleanza con un Di Maio certamente ridimensionato e costretto a subire l’alleato gratificato se confermati i sondaggi. Di Maio poi in caso di sonora sconfitta dei pentastellati sa che il primo a non dare più le carte sarà lui, accusato di aver ceduto l’iniziativa a Salvini mentre la più grossa responsabilità delle scelte fatte e non fatte è da ricondursi al disinteresse crescente di Grillo ed a quello molto forte di Casaleggio di partecipare alla spartizione della torta del sottogoverno. Calcoli che hanno il pregio di essere evidenti e scontati mentre il quadro d’insieme, quello decisivo degli equilibri mondiali viene affrontato a vista d’occhio secondo le convenienze più immediate. Solo così si possono capire certe sbandate plateali. Ne cito solo una per ciascuno dei due maggiori protagonisti.

Quella di Salvini che coltiva l’alleanza con Orban uno degli oppositori più duri e decisi contro solidarietà europea verso i rifugiati e i migranti lasciando tutto il peso sui Paesi mediterranei, in primis l’italia. C’è evidentemente un interesse superiore che porta Salvini a fare la scelta di stare insieme con Orban contro gli interessi del suo Paese e della linea di solidarietà europea da lui stesso invocata. Quale affinità è scattata se non quella della regressione democratica che sta portando il PPE verso l’espulsione di Orban dal PPE, solo rimandata per i calcoli postelettorali del minor prezzo da pagare per una governabilità problematica.

La giocata d’azzardo di Salvini rassomiglia tanto per pura’improvvisazione a quella di Di Maio, alla ricerca anche lui di differenziarsi da Salvini a livello europeo ma con amnesie maggiori del suo concorrente. Di Maio è stato a lungo a bussare alla porta di Macron per essere un giovane protagonista della nuova Europa, ma le riserve nei suoi confronti invece che essere dissipate, come capita a chi vuole tutto e subito, lo ha portato a rincorrere i gilet gialli ma quelli più oltranzisti con dichiarati intenti rivoluzionari e perciò costretto a fare passi indietro. In conclusione una patente di inaffidabilità che non li porta lontano e può costare molto cara al Paese.

Roca

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply