venerdì, 14 Agosto, 2020

Scontro “social” tra Corallo e Burioni offusca i candidati

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Domenica scorsa, con l’Assemblea nazionale e le dimissioni del segretario pro-tempore Maurizio Martina, si è dato avvio alla fase congressuale del Partito Democratico.

Fonti del partito danno per certo lo svolgimento delle primarie, per la scelta del nuovo segretario, tra fine febbraio e inizio marzo 2019.

Alla candidatura, annunciata da tempo, di Nicola Zingaretti, attuale presidente della Regione Lazio, ha fatto seguito l’annuncio di Marco Minniti, in rappresentanza di quel variegato mondo di renziani, orfani della figura politica dell’ex presidente del Consiglio.

Nelle prossime ore, dovrebbe sciogliere la riserva anche Maurizio Martina.

Tuttavia, al momento, vi sono ben sette candidati alla carica di segretario democratico.

Tra questi, il più giovane è Dario Corallo, trentenne, con l’intento dichiarato di resettare la classe dirigente del partito, presentandosi come una sorta di rottamatore 2.0 di sinistra.

Ha fatto molto discutere il suo intervento all’Assemblea nazionale. C’è da dire che l’assemblea è stata caratterizzata da alcuni interventi “politicamente scorretti”.

Tra questi, hanno avuto grande eco sui social networks, le parole proprio di Dario Corallo che ha criticato il torpore del partito, dopo la batosta del 4 marzo, paragonando l’atteggiamento del Pd verso il proprio elettorato, alle posizioni di Roberto Burioni, medico e virologo, nonché paladino della lotta contro i No-Vax.

“Il 99 per cento delle persone non può competere e noi abbiamo voluto raccontare l’1 per cento – ha dichiarato Corallo. Abbiamo umiliato il nostro elettorato come un Burioni qualsiasi che si diverte a bulleggiare chi invece con le proprie parole ha espresso semplicemente un dubbio. Non ci rendiamo neanche conto che abbiamo elevato a scienza assoluta quelle che sono scelte politiche, di solito di destra”.

Dopo questo intervento, su Corallo, si è abbattuta una tempesta mediatica. Numerosi gli attacchi e le critiche dal mondo vax, da giornalisti, politici ed elettori del Pd.

Il virologo Roberto Burioni, chiamato in causa dalle affermazioni di Dario Corallo, ha replicato sulla sua pagina Twitter, con ironia: “Un Burioni qualsiasi non me l’ha detto neanche la più inferocita delle mie ex”.

Burioni ha anche scritto un post su Facebook, dicendosi sollevato per la candidatura rifiutata nel pd e chiedendosi se “anche per il Pd studiare con sacrificio e sapere sia diventa una colpa. Doveva succedere, ed è successo. Alla fine gli attacchi contro di me arrivano anche dal Partito democratico (al quale secondo la vulgata dovrei essere contiguo). Questo mi conferma che ho fatto la scelta giusta a non candidarmi, perché una posizione indipendente mi consente di essere libero da tutti i partiti e di potere servire solo la verità dei libri che ho studiato”.

Burioni è il candidato che avrebbe voluto Matteo Renzi nelle liste dem, alle scorse elezioni politiche. Ha però preferito rifiutare l’impegno politico, senza mai pentirsi della scelta e in questo senso vanno lette le sue parole.

Tanti utenti hanno espresso solidarietà al virologo, diventato il simbolo della battaglia per la diffusione dei vaccini, ricevendo vicinanza anche da diversi esponenti democratici, come Paolo Gentiloni che ha definito le parole del giovane candidato alla segreteria: “gravissime”.

L’unico candidato alla segreteria dem, ad esprimere comprensione per le parole di Dario Corallo, è Francesco Boccia: “è stata una scivolata, spero se ne sia reso conto. Finalmente ora iniziamo la scrematura vera dei candidati al Congresso, con la raccolta delle firme, perché sette candidati mi sembrano tanti”.

In difesa di Corallo si muovono gli Hipster democratici, “la corrente più ironica del Pd”. Con un comunicato manifestano solidarietà a Corallo per gli insulti ricevuti dai burioniani, e provano a spiegare che il riferimento al medico era solo “un artificio retorico per esemplificare la condotta di alcuni dirigenti del Pd che negli ultimi anni si sono distinti nel dare del grillino o del fascista a chiunque non la pensasse come loro”.

Dario Corallo, dopo essere stato subissato di critiche, ha chiarito la questione, affermando che: “il senso del discorso, se si prendono in considerazione anche le parole precedenti alla frase incriminata, non è di critica a Burioni, quanto al metodo Burioni. Il Pd ha rinunciato alla discussione e a cercare di spiegare, pensando che le persone non potessero capire. Per anni abbiamo detto: “È così e basta”. Con quell’atteggiamento paternalistico insopportabile. Chi provava a dire qualcosa di diverso, veniva etichettato come populista, senza accorgersi che dietro parole semplici si nascondono concetti complessi”.

Durante il suo intervento all’Assemblea Nazionale ha anche attaccato le correnti, affermando che: “esistono le correnti a ogni livello: veltroniani, renziani, zingarettiani… Ma sono correnti create per ambizioni personali, paura di rimanere a spasso, consapevolezza di molti dirigenti di non sapere fare niente altro nella vita. Alla base vengono spacciate le divisioni tra correnti come grandi questioni ideologiche. Ma non è vero. Gli accordi, gli incontri, i posti da distribuire secondo clientele, non vengono certo raccontati”.

In un discorso così ampio, s’inserisce il paragone con Burioni.

Un paragone non necessario e probabilmente improprio contro il virologo che è diventato il simbolo della battaglia per la scienza e la diffusione dei vaccini, molto attaccato dal contraddittorio mondo dei No Vax e impegnato a confutarne le argomentazioni sui social.

 

Paolo D’Aleo

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