venerdì, 4 Dicembre, 2020

SCOSSA AL NAZARENO

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PD-spaccato_Renzi

E alla fine il PD si ruppe. Sono arrivate come una doccia gelata, non inaspettata, le dimissioni del presidente Cuperlo dopo la brutta “caduta di stile”, per dirla con le parole del giovane turco Orfini, del neosegretario del PD. Ma, non solo. L’ubriacatura del nuovo che avanza sembra essersi affievolita con l’alba del giorno dopo: se in un primo momento la proposta targata Renzi-Berlusconi aveva acceso gli entusiasmi dei molti che l’avevano salutata come, finalmente, il tentativo di cambiare le cose, le riflessioni a mente lucida, soprattutto da parte di alcuni intellettuali, hanno messo in luce i punti oscuri della proposta, molti e molto pericolosi. Nella forma come nella sostanza.

Perché si sa, di fronte alle difficoltà della democrazia, e in Italia sono tante, c’è sempre il rischio che qualcuno si faccia tentare da soluzioni che limitano la libertà.

In particolare, i punti che preoccupano non poco, soprattutto se analizzati in combinazione tra loro sono tre: lo sbarramento all’8 per cento per le forze politiche che vogliano correre da sole, la soglia bassa con la quale si accede al premio di maggioranza (solo il 35 per cento) unita all’alto premio (18 per cento), e il nodo centrale della riproposizione delle liste bloccate con l’aggravante della ripartizione dei seggi della Camera su base nazionale, in 120 collegi elettorali, un po’ pochi dato il sistema.

La vittima, insomma, potrebbe chiamarsi democrazia.

Tante le voci critiche che hanno espresso preoccupazione durante la Direzione nazionale socialista. Lo stesso segretario Nencini, pur affermando che «il doppio turno di coalizione offre maggiori garanzie di governabilità» ha  manifestato dubbi su due punti in particolare: «quanto al premio di maggioranza e alla misura dello sbarramento elettorale, nessuno dei due può stravolgere il voto dei cittadini. Bisognerebbe prevedere  una soglia più alta per accedere al premio di maggioranza e un maggior numero di circoscrizioni, con liste più brevi  per garantire rappresentatività e offrire all’elettore la possibilità di conoscere meglio il proprio rappresentante in Parlamento», osserva il segretario socialista.

Apprezzamento per la decisione di mettere mano al Titolo V della Costituzione e per la trasformazione del Senato in camera delle Regioni, misure in merito alle quali Nencini ha detto di aver «espresso opinione favorevole. C’è bisogno di un sistema istituzionale che consegni decisioni più rapide e snelle».

Redazione Avanti!

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