martedì, 11 Agosto, 2020

Scrive Andrea Benetti:
Sdegno per tesi su Ustica e Bologna

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Vorrei esprimere la profonda contrarietà e il profondo sdegno per la pubblicazione su Avanti – con la speranza che anche i lettori possano sapere-, in occasione del 40 anniversario della strage di Ustica, di uno scritto anche ampio che ripete – sempre uguali negli anni – le tesi fasciste sul 2 agosto e poi anche su Ustica. Penso che un anniversario debba essere sempre ricordato con rispetto. Segnalo il messaggio del Presidente della Repubblica e quindi è una scelta – ripeto scelta – inaccettabile dare spazio a meschine falsità di stampo fascista. Il come ricordare è una scelta e questa scelta è stata vergognosamente sbagliata, soprattutto da chi dirige un giornale glorioso e con tanta storia. Per una tradizione socialista un contributo fascista è sempre fascista. Bisogna che chi dirige si prenda le responsabilità della qualità dell’informazione, non si può parlare di informazione, di contributi; il testo pubblicato è la riproposizione puntuale delle tesi fasciste, è un attacco alle sentenze della Magistratura. Non si può affermare che fare informazione sia un ping pong tra tesi. E’ comunque una scelta di indirizzo e di opportunità. Mi permetto, lettore per un giorno, socialista ancora.

Andrea Benetti

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2 commenti

  1. Mauro Del Bue
    Mauro Del Bue on

    Caro Andrea, comprendo la tua reazione cui dò spazio sull’Avanti. Il professor Salvatore Sechi, da anni collaboratore dell’Avanti, ha scritto un articolo partendo dalla recensione di un libro e facendo sue le domande e le inquietudini che da quel giorno di 40 anni fa tormentano gli italiani. Su Ustica non si é mai arrivati a una verità processuale e l’Avanti non può censurare chi avanza ipotesi diverse da quelle oggi sostenute dai più. Sulla strage alla stazione di Bologna esiste invece una verità processuale che continua a destare molte, troppe perplessità. E non parlo dei fascisti, ma di tanti uomini di studio, peraltro anche a seguito delle indagini dello stesso magistrato che ha indagato su Ustica e cioè Priore. Anche in questo caso, e oltretutto dopo la ripresa delle indagini che recentemente hanno determinato la scoperta della presenza alla stazione di Bologna del terrorista Bellini, riconosciuto dalla moglie, credo non sia un delitto di lesa maestà continuare a porsi delle domande.

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    Salvatore Sechi on

    La storia, e la stessa cultura, del dopoguerra è stata segnata da un marchio che i comunisti hanno saputo imporre: accusare di fascismo ogni forza, movimento, che si formasse al di fuori del bipolarismo Dc-sinistra (che ha sempre voluto dire Pci). Pertanto, l’opposizione politica nel nostro paese si è sempre giocata sul rapporto con i comunisti.
    Quando Bettino Craxi, ispirandosi alle analisi di uno studioso come Giuliano Amato, cercò di creare nel paese uno spazio politico che avesse al proprio centro la cultura liberal-socialista, e darsi un programma rigorosamente socialdemocratico, cioè riformista, il “duello a sinistra” mostrò i segni di un vecchio contenzioso.
    I comunisti ribadirono la loro identità di forza nata dalla demonizzazione della socialdemocrazia nei confronti della quale il Comintern dalla fine degli anni Venti e fino al V congresso, nel 1935, lanciò l’esecrazione solenne: era prima la borghesia e poi il movimento operaio socialista che si fascistizzavano.
    Questa criminalizzazione dell’opposizione alla Dc come fascista è durata fino ad Enrico Berlinguer, che ha difeso le ragioni della scissione del 1921.
    Un’unità della sinistra nel nostro paese non si è potuta creare proprio perché il Pci ha perseverato nel condannare il Psi dipingendolo come affetto da una tabe mortale e criminale, cioè quella di essere un partito socialdemocratico. Il che vuol dire esposto alla fascistizzazione.
    Anche nei confronti di Silvio Berlusconi è stata lanciata l’accusa di avere dato vita a un movimento anticomunista e quindi fascista.
    Per sostenere che le stragi di Ustica e del 2 agosto a Bologna possono essere frutto di una reazione del colonnello Gheddafi, attraverso i gruppi terroristici che ha sempre finanziato, la documentazione è ampia. Ho provata ad esporla su un quotidiano come l’Avanti! che, nel solco tracciato da Ugo Intini, ha sempre animato un libero dibattito, evitando di escludere le voci eventualmente dissonanti.
    Forse il lettore Benetti è rimasto mal impressionato perchè sul coinvolgimento del terrorismo arabo-palestinese nelle stragi ho dato una lunga intervista pubblicata dall’Avanti! e alla rivista “Nova Historica”, che ha uno sguardo volto all’estrema destra, cioè al passato.
    Craxi aveva sfrangiato ogni ipocrisia sul Msi, discutendo anche pubblicamente, in sede istituzionale, con Giorgio Almirante, mentre Berlinguer lo faceva in incontri privati, come ha documentato Antonio Padellaro.
    L’antifascismo dell’Avanti! non è una parodia, né un belletto per inventarsi dei nemici e potersi fregiare di un’ampia unità in cui nascondere la propria intolleranza, aggressività, spirito di fazione. E’ quanto hanno sempre fatto i comunisti adottando questa formula politica molto estensiva.
    Se posso dare un consiglio al nostro lettore, lo inviterei a leggere il saggio di Franco Bonazzi e Francesco Farinelli, Ustica, Logisma editore, Firenze. Troverà in esso documenti, analisi, riflessioni che contrastano le narrazioni e le stesse favole messe in circolazione da qualche collaboratore de La/7 e del Corriere della Sera.

    Salvatore Sechi

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