domenica, 5 Luglio, 2020

Scrive Antonio Musmeci Catania:
Bonafede nella Giustizia

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Gentile Ministro Bonafede, 

sono Antonio Musmeci Catania, dottore in Giurisprudenza dal 2016 ed in attesa del risultato degli scritti relativi all’abilitazione forense, svolti per la terza volta nel Dicembre 2019.

Con la presente, scritta in un momento di profondo scoramento, Le chiedo il coraggio di dare risposta a noi, aspiranti avvocati, su ciò che sarà del nostro esame, vista l’attuale situazione di emergenza sanitaria globale.

La realtà dei praticanti avvocato, in Italia, è insostenibile. La stessa era già nota prima del Covid19. 

Il fatto che nessuno di noi, fino ad oggi, ha voluto rompere l’assordante silenzio che ammanta questa incresciosa verità è sintomatico del malessere che ci riguarda.

È immenso ed inspiegabile il profondo senso di frustrazione di chi, credendo nei valori fondanti delle nostre regole comuni, vede nella “burocrazia legislativa” le proprie catene.

Giovani uomini e donne che, intrapreso con orgoglio, vitalità e speranza un già arduo ma stimolante percorso accademico, si trovano impantanati e soffocati nelle sabbie mobili del procedimento abilitante.

Non bastano i cinque anni di studi – almeno cinque -, i diciotto mesi di tirocinio – spesso gratuito nonostante la legislazione (non sempre per la disonestà del dominus) -, ed i soldi spesi tra costosi manuali e codici in costante aggiornamento; questo è solamente l’inizio. Oltre i sei anni e mezzo “a carico” delle nostre famiglie è necessario considerare gli ulteriori “investimenti” in sedicenti corsi o scuole di formazione, più o meno valide. Gli stessi si rendono necessari per preparare l’aspirante avvocato al primo step dell’abilitazione, gli scritti. 


Questi, però, non saranno mai del tutto corretti. Centinaia di compiti, tra loro simili per forza di cose, consegnati ad anonime commissioni, che spesso non riesco a sopperire in maniera seria alla correzione. Soglie di sbarramento, inoltre, sono ufficiosamente presenti.

La nostra abilitazione, che non è un concorso pubblico, ha così assunto le caratteristiche tipiche di una lotteria. 


Mentre gli aspiranti medici fanno test a risposta multipla e gli aspiranti commercialisti possono ripetere la prova scritta ogni sei mesi noi, aspiranti avvocato, restiamo al palo per quasi un anno, tra correzione degli scritti ed orali.


Gentile Ministro Bonafede, mi permetto di dirLe che è uno
schifo – la parola vergogna è stata così tanto abusata da aver perso il suo valore intrinseco – vivere in un sistema che ti forma – con il contributo della famiglia -, ti vessa, ti annichilisce e ti fa perdere la speranza di poter essere davvero utile a qualcuno, o a qualcosa.

La dimostrazione della sconfitta morale, peggiore di quella fisica, è il risultato di tutto ciò. Non si vive più per essere utili alla comunità. Ci si arrangia per farsi una vita, perché questo percorso ti ha consumato. 

Immagini una candela la cui fiamma è forte, lucente e rischiara la notte; alla fine del percorso si è una flebile fiammella che si spegne, soffocata dalla propria cera.


Dopo tutto questo malcostume chiedo anche a Lei come sia possibile credere seriamente nella legge, mai cambiata per creare giustizia sociale. Nei colleghi, numerosi in Italia ma sordi, affamati e giustamente spaventati dalla concorrenza dei numeri (altro problema insoluto). Nel Consiglio Nazionale Forense che mai, almeno in maniera seria e concreta, ha tentato di risolvere l’annosa questione di cui Le narro, oggi, profondamente amareggiato. Nella Politica nazionale, la stessa che si è dovuta rivolgere all’Europarlamento per chiedere se questa vergognosa realtà fosse davvero incresciosa per la nostra collettività. Nell’Italia e nel suo popolo, che pur di non aiutare i giovani a vivere le gioie e i dolori dell’emancipazione professionale e lavorativa, ha preferito vessare e farli fuggire o, peggio, vederli invecchiare senza speranze e senza sogni.

Questo virus sta facendo pagare a tutti noi le incongruenze del sistema e, già oggi, è necessario ripensare alle modalità dell’esame di Dicembre 2020. Le aule predisposte, sempre troppo piccole per accogliere le centinaia di giovani aspiranti avvocati – rinchiusi per tre giorni, almeno 8 ore al giorno -, rischiano di divenire focolai di Covid19.

Caro Ministro Bonafede in Lei, quindi, è riposto l’ultimo barlume di speranza per ciò che concerne l’abilitazione forense .

Scusandomi anticipatamente per il disturbo arrecatoLe e ringraziandoLa per il tempo dedicatomi resto in attesa di Sue cortesi.


Distinti Saluti

Dott. Antonio Musmeci Catania

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