domenica, 5 Aprile, 2020

Scrive Antonio Musmeci Catania:
Il socialismo italiano è solo PSI

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Sorgerà nuovamente il sole dell’avvenire in questo nostro stanco, vecchio e triste Paese?
L’Italia è, geopoliticamente, un Paese in posizione strategica. Essa è testa di ponte tra il nord ed il sud, l’est e l’ovest del mondo. E, se è vero che la nostra classe politica è stata dominata da una masnada di incapaci di professione, è pur vero che, con grandi statisti, il Paese è riuscito ad essere in primo piano nelle questioni di politica internazionale; anche segnandone le sorti. Oggi il Paese invecchia. I giovani, quei pochi che lavorano, non sembrano riuscire a fare figli. Forse perchè l’uomo è davvero un animale, e come tale, percependo l’ambiente circostante come non sicuro, si autocondanna alla non riproduzione, affinché la prole non soffra le sofferenze del presente.

Gli ultimi combattenti per la libertà, i socialisti italiani, sono figli di una ignobile diaspora. Marchiati come corrotti e trasmigrati in altri lidi, hanno perso il contatto con la realtà del Paese. Chi a destra e chi a sinistra, hanno pensato a difendersi e ad aiutare gli amici, su modello DC. Il nuovo PSI, che non rimpiange Craxi ma un programma politico, annaspa nel posizionamento politico.
Nelle praterie di distrutti corpi intermedi ci si chiede ancora: ”i socialisti sono di destra o di sinistra?”.

Aprendo gli occhi a chi ancora dorme è bene sottolineare che viviamo nell’era post-ideologica, dove dittature, guerre e polizie segrete hanno permesso di segnare il passo con una storia fatta di sangue e carneficine. Parlare di destra e sinistra, quindi, è come guardare il cinema in bianco e nero, quando esistono i colori ed il sistema dolby sound round.
Ancora più ridicolo è cimentarsi in inutili sproloqui, sostenendo la bontà di una dittatura rispetto ad un’altra.
Qual’è la differenza tra assassini ideologici di destra e di sinistra? Ancora non ho avuto risposte sensate. Tutte le dittature, infatti, al costo di indicibili sofferenze umane, hanno aperto la strada a nuove ideologie, più liberali ed ispirate alla pace ed alla non violenza. La contrapposizione cieca, quindi, ha lasciato spazio al dialogo ed al confronto; in breve si è scoperto di avere molto in comune con il nemico della porta accanto. Anche la lotta dura, pertanto, se non smorzata dall’umanità, è venuta meno per la paura sofferenti ritorsioni.
Appurato il salto nel nuovo secolo, quindi, urge riflettere sull’opportunità di trovare un ampio spazio politico in un limitato ambito ideologico.

Il socialismo, infatti, è una “buona” idea, sulla quale si sono radicati i “mali estremi” che hanno reso l’Europa un campo di battaglia. Rimasti a destra si è finiti nel movimento sociale, ed a sinistra schiacciati dal marxismo-leninismo. Al contempo, però, il socialismo è un modello capace di interpretare e descrivere nuovi modelli culturali. Se il PSI vuole essere una casa “politica”, quindi, diventa necessario cambiare il modo di definirsi, uscendo dai limiti posti da altri. Essere partito, infatti, non vuol dire rispondere a dei concetti ideologici, ma essere “di parte”. Rappresentare con coscienza le opinioni, poche, di una società che, seppur in divenire, ha sempre le stesse esigenze e sogna il sorgere “dell’avvenire”.

Queste considerazioni non vogliono spaurire i lettori, anzi, sono una richiesta di collaborazione tesa a portare avanti concrete e realizzabili riflessioni sull’opportunità di percorrere strade già battute, o semplicemente d’intraprendere un nuovo percorso; fatto di nuovi pensieri, parole e considerazioni; magari con un programma da poco, ma conciso e stringato, ma di facile divulgazione. Il socialismo liberale, infatti, oltre ad essere idea politica può divenire, più concretamente, modello culturale.
Cambiare l’Italia non è questione da poco ma, forse, è meglio iniziare cambiando noi stessi.

Antonio Musmeci Catania

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