lunedì, 17 Giugno, 2019

Scrive Antonio Musmeci Catania:
La prostituzione in un Paese bigotto e ipocrita

0

Giorno 5 marzo 2019 la Corte Costituzionale rigetta il ricorso a favore dell’abrogazione della legge Merlin.
Giorno 8 marzo giornata della donna, molte attiviste lamentano violenze e discriminazioni sulle donne; nessuno parla delle prostitute.
Domenica 10 marzo, ore 14.00. Mi muovo sulla Salaria, direzione Galleria Borghese. Ai lati della via molte donne. In questa domenica plumbea e ventosa hanno un vestito succinto e di dubbio gusto, sono puttane.

Si stima che siano fra le 75mila e le 120mila le prostitute in Italia, e il 65 per cento di queste “batte” la strada. Il 37 per cento di loro è minorenne; i clienti si stimano in 9 milioni ( Dati Associazione Giovanni XXIII).
É impossibile non vederle, qualcuna già lavora nella vettura del desideroso cliente.
In questo Paese, schifosamente bigotto e ipocrita, penso a queste puttane; madri, sorelle e cugine.
L’orario di lavoro è continuato, nessuna legge lo regolamenta. Contributi, ferie, garanzie sono parole che in questa professione non esistono. Si parla solo di “protezione”, quella offerta a caro prezzo dal pappone. Abbandonate da tutti, sono sole sul freddo ciglio della strada.
Gli uomini, che trovano comodo pagare poco e godere della discrezione offerta dalla vettura, le trovano persino “utili”. Le donne che non si vendono, forse giudicando con la superbia tipica di chi non soffre il bisogno, sembrano non attenzionare la cosa; è comodo dare ai propri uomini la possibilità di sfogarsi.
Eppure molte di loro, di queste prostitute intendo, farebbero altro se potessero. Il colore della pelle, troppo scuro per renderle italiane e troppo chiaro per nascondere le origini straniere, portano a riflettere sulle peggiori e reali atrocità di sfruttamento; fatte di insulti, calci, pugni, “stupri educativi” Ore di lavoro, che in questa realtà senza regole equivale ad essere considerati come oggetti. Più di bambole gonfiabili; calde, morbide, vere. Forse per l’avventore il tutto si consumerà in qualche egoistico minuto di godimento. Per quella donna, giovane e ragazza, non più bimba per necessità, il dovere continuerà altre 6, 7, 8, 9, 10 ore; “più la si dà più si alza”.

Dall’indagine statistica emerge che la vittima tipica dello sfruttamento corrisponde al profilo di una giovane di età media di 25 anni, nel 75,2% dei casi è di sesso femminile e nazionalità estera, principalmente rumene (51,6%) e nigeriane (19%), in alcuni casi sposate (13,6%) o con figli (22,3%). Le donne, 3 volte su 4, una volta giunte in Italia vengono costrette a prostituirsi subendo minacce, violenze fisiche e sessuali. Altra tipologia di sfruttamento riguarda i bambini e ragazze adolescenti, anch’esse costrette a prostituirsi (68%) (Camera dei Deputati- XVII legislatura -analisi del Ministero della giustizia – settembre 2015).
Questo schifo si ripete giorno dopo giorno al sole della Salaria, a Milano, a Venezia, a Torino, a Napoli e Palermo tutti vedono senza fiatare; l’omertà sembra una qualità più italica che sicula.

Fa specie che questo nuovo mondo di “quota rosa” taccia davanti a questo scempio.
Concetti come legalità, equità, dignità e molto altro ancora si perdono, uno dietro l’altro, imbrattati da schizzi di vigorosi amplessi.
Cantava De André che “se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”, di una società che ragiona nella peggior logica individualista, ipocrita e perbenista. Nemmeno un buon cristiano dovrebbe fare finta di nulla, eppure accade che nel silenzio della politica locale e nazionale la criminalità, fatta da gente senza scrupoli, approfitti per ore, giorni, mesi ed anni. Però è importante ricordare che le nostre mani sono sporche della stessa merda, siamo tutti conniventi e colpevoli.

Forse ciò accade perché tutti, prima o poi, vanno a puttane. Vescovi, cardinali, consiglieri comunali, provinciali e regionali; forse anche chi ritiene la legge Merlin una buona la legge. Davvero pochi i sondaggi d’opinione sul tema, soprattutto negli ultimi anni, l’ultimo è del 2014, condotto dalla società Ferrari Nasi & Associati.
In generale, l’opinione pubblica sembra nettamente in accordo con la depenalizzazione del fenomeno. L’affermazione secondo cui “le prostitute dovrebbero pagare le tasse come tutti”, seguita dall’idea che col riaprire le case chiuse ci sarebbe più sicurezza igienica per le prostitute e i loro clienti hanno riscosso il maggiore successo.
Spesso, in questa Repubblica delle Banane, nessuno sembra ricordare che una volta eravamo culla della Civiltà giuridica; dove il pragmatismo permetteva di regolare, all’ombra del “cupolone” la prostituzione per ambo i sessi.
Anche i filosofi dicevano la loro, con fermezza. Benedetto Croce, dagli scranni di un’aula troppo spesso sorda e grigia, affermava: Ma alla fine dei conti una puttana resta solo una puttana; non importa se picchiata, stuprata, drogata o uccisa.

Antonio Musmeci Catania
Segretario Circolo C.A. Rosselli
Fgs Roma

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply