giovedì, 19 Settembre, 2019

Scrive Antonio Musmeci Catania:
L’e-commerce è il futuro?

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È legittimo interrogarsi sul nuovo modo di acquistare e vendere i prodotti on-line. Questa attività commerciale, nata dalla globalizzazione dei mercati e dalla interconnessione delle reti internet, ha creato un grande “negozio” globale, con una immensa “vetrina” virtuale sul mondo dei consumi. Tutto questo ti permette di ottenere ciò che vuoi da qualsiasi parte del mondo; se, per esempio, lo dovessi trovare in ​​Cina puoi aspettare la consegna del corriere al tuo indirizzo di casa. La paventata bellezza dell’e-commerce consiste, infatti, nella possibilità di aggirarsi in luoghi “non fisici” in cui le industrie, o chi per loro, mostrano tutto ciò che si trova sulla faccia della terra. Lì, l’oggetto che cerchi, lo compri al minor costo.
I vantaggi di questa globalizzazione del mercato delle transazioni sembrano essere molteplici. Di fatto puoi acquistare ciò che serve con il tuo dispositivo personale – smartphone, tablet o pc-. Puoi essere messo a conoscenza delle informazioni tecniche, vedere le molteplici e pluri-angolate immagini, leggere commenti dei precedenti acquirenti e, per finalizzare tutto questo, basta un click. Ma, ancora, può essere utile per evitare le lunghe file, l’imbarazzo di dover dire “passo nuovamente, non sono convinto” e, soprattutto, risparmiare. Da ultimo, grazie a studiati algoritmi del World Wide Web, vedrai le novità del momento che interessano te. Non importa che tu sia appassionato di numismatica, filatelia o sport, internet ti dirà ciò di cui hai bisogno; anche ciò di cui non sai di aver bisogno! Tutto questo è ancora niente, presto non dovrai nemmeno uscire di casa per fare la spesa o andare a cenare fuori. Il “futuro” della ristorazione si chiama “food delivery”. I tuoi problemi quotidiani legati al cibo saranno solo un ricordo…
Non ti sei accorto, però, che anche in Italia molti piccoli negozi e le piccole industrie hanno iniziato a chiudere!? Non hai notato che ovunque in Europa, come nel resto del mondo “americanizzato”, i negozi, le catene e le persone iniziano ad assomigliarsi?
La verità, infatti, è molto diversa. Questo nuovo tipo di business ha avuto, e continuerà ad avere, un impatto profondo sulla struttura sociale ed economica dei Paesi. Attraverso internet, spesso o per meglio dire sempre, i tuoi soldi/risparmi finiscono in un altro Paese. Lì l’industria produce oggetti più economici, risparmia sui salari, sulla sicurezza dei lavoratori – meglio se minori ed analfabeti-, sullo stato sociale/welfare state. Il surplus contribuisce ad appesantire il portafoglio di qualche grande società, poche di queste hanno sede fiscale in Italia, che non risparmia a managers e azionisti lauti dividendi. Il tuo Paese, dal comune alla regione allo Stato, inizia a diventare povero d’industrie, posti di lavoro, opportunità di lavoro per i giovani; senza nessuna alternativa lavorativa costringi i tuoi figli ed i tuoi nipoti a emigrare. Ciò implica, inoltre, un indebolimento della tenuta della struttura sociale ed economica, che diviene instabile; le preoccupazioni soffocano le speranze e poi, con l’esasperazione al massimo, ti ritrovi a votare l’improponibile o ad osannare nuovi dittatori.
Acquistare i prodotti nei negozi della tua comunità, invece, oltre a ripagarti con maggiore qualità, crea una catena di redistribuzione del credito. Ciò vuol dire che la tua piccola somma di denaro consente al negoziante di pagare le tasse – ricorda che i nostri servizi pubblici sono in comune -, mettere da parte per la pensione – l’INPS funziona grazie ai contributi dei lavoratori -, acquistare nuovi prodotti e, fatto ciò, consenti ad un uomo e una donna di creare una famiglia, avere dei figli e vivere con dignità. Investire i propri risparmi nelle attività commerciali locali, evitando la falsa convenienza dalla grande distribuzione, crea un’economia circolare che beneficia gli utenti, la tua comunità.
E’ avendo ben presente questa consapevolezza che devi acquistare responsabilmente perché, quando acquisti su Internet, tutto ciò non avviene.
Di questo stato di cose non è responsabile l’Europa. Oggi tutti i membri UE sono vittime dell’ american way of life. Il nuovo mercato dell’e-commerce infatti è in mano a poche grandi società americane, le FAANG – Facebook, Apple, Amazon, Netflix, Google – che pagano, rispetto agli introiti, una quantità insignificante di tasse. Inoltre, cosa più grave, siamo spiati e raggirati h 24.
I servizi online “dei quali dobbiamo essere grati di usufruire gratuitamente(!?)” registrano ogni nostro movimento sulla rete. Cultura, ebook, libri, borse e porno, fanno capo ai nostri dati digitali.
Vi siete mai chiesti come mai ciò che pensate di dover acquistare “appare” come pubblicità sui vostri dispositivi mobili!? Ciò avviene perché siete schedati, ops “profilati”, attraverso algoritmi che conservano, studiano ed analizzano le vostre modalità di spesa e consumo. Mentre “postate” gratis la vostra “vita”, le FAANG vi vendono al miglior offerente. La vostra “scheda”, o profilazione, vale circa 43 mila euro, moltiplicato per gli anni che vi restano da vivere e per la capacità di spesa. Nessuno Stato europeo, ad oggi, ha seriamente proposto l’istituzione di un cloud nazionale che, proteggendole, venda le informazioni dei propri cittadini, riuscendo anche a guadagnare.
Acquistata la bella maglietta made in Bangladesh, il Casio made in Vietnam e le scarpe made in Taiwan, domandatevi perchè la gente non lavora più e le imprese chiudono.
La rete, così usata, desertifica i mercati nazionali ed impoverisce il tessuto socio economico delle città. Meditare su questo punto di vista diventa maggiormente significativo se si pensa che l’evoluzione della struttura sociale delle comunità umane inizia con il pluralismo economico. Ovvero quella situazione che frammenta il potere economico detenuto dai pochi, conducendo alla redistribuzione della ricchezza. E’ così che i nobili hanno spodestato i re, i mercanti i nobili, i borghesi i mercanti, gli operai i borghesi. Ma oggi che i flussi di capitale risalgono la piramide sociale concentrandosi nelle mani di pochi – Mark Zuckerberg, patrimonio 72, 9 miliardi di dollari(!!!) ha creato una moneta elettronica personale, la libra, partendo da una base di utenti facebook pari a 2,3 miliardi di persone – cosa accadrà ai cittadini che non sapranno difendere i propri interessi collettivi ed individuali? Su questo argomento sarebbe interessante aprire un dibattito interno al partito.
Se oggi come ieri essere socialisti vuol dire pensare agli ultimi, pensate ai negozianti locali. Fatto ciò, se vi sentite socialisti, praticate quotidianamente un comportamento riformista o rivoluzionario, perchè ricordate che l’uso eccessivo internet rende schiavi!

Antonio Musmeci Catania
Segretario Circolo dei Giovani Socialisti Carlo Rosselli Di Roma

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