lunedì, 1 Giugno, 2020

Scrive Celso Vassalini:
A Brescia “non ce la faccio” non si può dire

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Cortese Direttore,
A Brescia impari fin da piccolo che: “Non ce la faccio” – non si può dire. “Non ci riesco” – non esiste. “Sono stanco” – non è mai abbastanza. Cresci così, un po’ chiuso, un po’ con la convinzione di non essere mai all’altezza. Ecco come li riconosci quelli di Brescia: testa bassa e a lavorare. I bresciani, quelli veri, sono polentoni. Sì perché la polenta è ciò che li rappresenta. Ruvida, dura e fredda fuori, con quella crosticina che si forma appena sfornata. Tenera e avvolgente dentro, non ti delude mai. I bresciani sono proprio così: un po’ tonti, ruvidi e schivi. Ma dentro sono buoni e dal cuore tenero.

Lo so, lo so, niente di speciale la polenta: acqua, sale e farina gialla. Ma si sa, le cose semplici sono speciali perché rassicuranti, perché ci sono… I bresciani ci sono. Sempre. Ci puoi contare. Li puoi odiare, ma se te ne innamori… be’ allora sei spacciato, perché sarà per sempre. Piange la mia Brescia. Senza far rumore, per non disturbare. Giace a terra, fatta a pezzi da un nemico vigliacco subdolo, che non si fa vedere. Gli occhi sono bassi, tristi e pieni di paura. Ci sono solo ambulanze e silenzio. Brescia non ti posso abbracciare, ma tu non mollare proprio adesso. Ricordi? “Non ce la faccio” – non si può dire. “Non riesco” – non esiste “Sono stanca/o” – non è mai abbastanza. Forti nel dolore e strenui nella sofferenza, con una dignità senza pari. Che carattere! Non molliamo!

Celso Vassalini

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