domenica, 28 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Scrive Celso Vassalini:
Da Capitale della Cultura a “Capitale Umano nell’Industria e del Sindacato

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Cortese Direttore,

Da Illo Tempore lo scrivevo e lo urlavo in ogni web, e non per caso… Governo Draghi, il capolavoro di Mattarella e Renzi. Fino a giorni fa un Governo Draghi sembrava una chimera ma per fortuna il sogno è diventato realtà. Ma onestà intellettuale vuole che, al di là delle simpatie o antipatie personali, si dia a Matteo Renzi quello che è di Matteo Renzi: non solo perchè nel 2015 fu lui a battersi in modo vincente ma tutt’altro che indolore per l’elezione al Quirinale di Mattarella ma perchè, se non avesse messo fine all’immobilismo del Conte 2 e non avesse provocato – tra mille insulti e mille anatemi – la crisi del Governo uscente, Draghi e qualche bravo ministro/a non sarebbe mai arrivato a Palazzo Chigi. Renzi può piacere o no e spesso lui fa di tutto per rendersi antipatico ma bisogna ammettere che, rispetto ai nanetti/e politici soprattutto “locali” del centrosinistra, lui ha una marcia in più e che la vision, il coraggio e la determinazione certamente non gli fanno certamente difetto. Voto 10 pieno.

“Il discorso di Mario Draghi in Parlamento mi ha fatto un grande effetto: rispetto alle risse a cui eravamo abituati, Draghi ha segnato una cesura, una grande differenza di stile e di contenuti”: è l’impressione a caldo che del debutto da premier di Draghi, ho trovato l’intervento totalmente condivisibile e in particolare mi è piaciuta la coraggiosa difesa del carattere politico del governo. Che cos’è la vera politica se non arte del governo? Basti guardare all’esempio di altri Paesi occidentali, dove è prassi che a fare i ministri ci vadano professionisti, tecnici ed esperti e non sta scritto da nessuna parte che debbano essere sempre parlamentari”.

 

“Una leadership europea Draghi ce l’ha già e si consoliderà. Tuttavia questo non farà di lui né il primo né l’unico interlocutore del presidente americano Joe Biden, anche perché oltre al peso dei leader conta pure il peso dei Paesi. Con lui però l’Italia può finalmente riallinearsi sull’asse franco-tedesco, aspirando ad una partecipazione non subordinata ma da protagonista” e, non servilismo da provincia subalterna.

<< Chiedo ai due Sindaci Brescia e Bergamo, non siamo ancora in tempo di cambiare da Capitale della Cultura a “Capitale Umano nell’Industria e del Sindacato” >>.

Se da un lato l’industria ha stravolto radicalmente la vita delle persone, dall’altro, concepire l’industria senza persone, senza Sindacato, senza formazione nell’arco della vita lavoristica, né lavoratori di qualità è del tutto impensabile. Fino a poco tempo fa, prima della recente svolta digitale nell’ambito dell’automazione industriale, uomini e macchine, formazione, università, industria e lavoratori costituivano una sola, grande entità, in cui il capo del personale era – come continua ad esserlo ancora – una figura chiave dell’azienda e delle sue comunità.

 

Celso Vassalini

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