sabato, 7 Dicembre, 2019

Scrive Celso Vassalini:
Giù le mani dal poeta fragile Fabrizio De Andrè

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Amici cantautorofili, domenica 17 novembre su RAI 1 ore 21.25 “Una storia da cantare”, programma in tre puntate su Fabrizio De André, Lucio Battisti, Lucio Dalla. La puntata di domenica dedicata al poeta Fabrizio De André. Ho visto il programma sperando di passare una serata piacevole ed emozionante. Lo spettacolo ha difettato evidenziando una sorta di approssimazione, vedi la ricerca continua del gobbo, la perdita di voce di Ruggeri e l’uccisione di alcuni capolavori completamente straziati e violentati con stonature da vergogna.

Onorare Faber non è assolutamente facile perché la profondità e la cura dei testi non tutti sono in grado di rispettarle. Paola Turci che salvo insieme a Elena Sofia Ricci, PFM e Pagani, ha sintetizzato il senso. Non riesco a capacitarmi come fior d’artisti acclamati abbiano così malridotto con i loro strafalcioni la serata. E’ servito almeno a confermare una cosa: RAI 1, in prima serata, o fa da salvagente ad artisti quasi finiti o offre visibilità ai raccomandati. Ma il pudore di non fare questi giochi sulla pelle dei Veri Artisti non li sfiora. Mi sono inutilmente illuso per l’ennesima volta.

Il punto è: se l’idea di fondo è dare visibilità invece che salvaguardare l’oggetto… Fa da salvagente ad artisti quasi finiti…ad un certo punto mi sono amaramente addormentato. Il solito modus operandi sia sempre lo stesso: omaggiare un grande della musica attraverso ospiti noti del momento che possano attirare “pubblico”, più che chiamare artisti che siano stati davvero vicino e affini all’artista omaggiato. Imbarazzante. Mai visto una situazione più straziante. Il dramma è che era dedicata a Fabrizio De André, mi veniva da piangere ieri domenica sera. Che agonia tutti. Forse per assurdo salvo il Rapper, quantomeno ha dato una versione sua quasi accettabile. Il resto pattume! Imbarazzante e stonante! È stato vergognoso.

Non c’è stato il minimo studio e rispetto su chi potesse sfiorare il grande Fabrizio. Mi sorprende Dori Ghezzi che ha sempre protetto il suo grande amore. Lui era e rimase cantore di periferia, delle calate dei vecchi moli, di prostitute e dei travestiti di via del Campo. Era la sua fantasia e la sua curiosità culturale lo faceva spaziare un po’ su tutto, dal gusto barocco delle fiabe noir alle canzoni di protesta, dalle stupende canzoni d’amore alle filastrocche di varie tradizioni italiane; dal sarcasmo cattivo di Cecco Angiolieri al surrealismo popolare. Egli viveva la vita di altri uomini e vi si calava fino in fondo e la soffriva senza alternative, totalmente. E’ stato sempre un artista profondamente partecipe della realtà delle cose intorno a lui, della sua storia. L’ultima cosa che ha scritto Fabrizio De Andrè, è “Smisurata preghiera”, vero e proprio testamento spirituale. Il testo è diviso in due parti: il soggetto della prima è la maggioranza ed è una forte accusa a questa società, mentre la seconda è la preghiera vera e propria, profonda, intensa, smisurata rivolta a Dio per tutti i vari personaggi che hanno popolato per quarant’anni le sue canzoni. Dio avrà certamente misericordia di questi uomini e ciò rimarrà sempre un’anomalia poiché questi personaggi che viaggiano in direzione ostinata e contraria avranno sempre opposta quella maggioranza intransigente composta da quei benpensanti sempre fedeli alle leggi del branco.

Una cosa che nessuno si aspettava e che fece clamore alla TV e sui giornali era quella di “perdonare” pubblicamente i suoi sequestratori , dopo i famosi fatti dell’estate del 1979 ( “Mai sapremo chi forgiò la parola e il grido / mai sapremo del sacrificio delle pecore nere / e della cifra dello spazio stellato, /mai sapremo delle spine/ che lacerano la carne e il piede nudo / di tutti gli spossessati delle loro terre”) che, anzi di più: di giustificarli dal punto di vista storico e antropologico , e – nonostante tutto – di continuare ad amare la terra che aveva scelto come terra d’elezione, la Sardegna. Lui era un artista di levatura internazionale, proprio perché era essenziale, un signore che mi ha dato molte emozioni.

Celso Vassalini

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