martedì, 12 Novembre, 2019

Scrive Davide Lanfranco:
Sinistra e vignette

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Buongiorno Direttore,
vorrei provare a fare qualche breve considerazione  con lei sulla sinistra, partendo da una vignetta satirica che ha provocato molte polemiche negli ultimi giorni in quanto considerata, a torto, omofoba. La vignetta in questione, riprendendo un celebre disegno che rappresenta l’evoluzione della razza umana, voleva significare l’evoluzione storica della sinistra: prima sinistra dei contadini poi sinistra degli operai per passare alla sinistra degli intellettuali e finire alla sinistra del popolo LGBT.

Personalmente oltre a non trovare la vignetta omofoba o sessista, penso sia esaustiva di una trasformazione evidente e che si esprime appieno nelle urne; ovvero una sinistra che non considera più, da almeno tre decenni, come centrali i temi del lavoro e dei lavoratori i quali, infatti, si rivolgono ad altri, ad esempio la destra sovranista in versione Lega o i movimenti civici come il M5S che usano toni e temi più vicini alla classe lavoratrice.

Una sinistra moderna che, nonostante le seicento sigle che la compongono (tra l’altro in perenne guerra tra loro senza che se ne comprendano i reali motivi di divisione) ha scelto ormai una strada precisa, quella della sinistra progressista di stampo anglosassone; ovvero una sinistra che considera come centrali i temi dei diritti civili, del nuovo totem degli immigrati, della lotta alla differenza di genere, dell’accettazione acritica della globalizzazione, della venerazione per le strutture sovrannazionali, dell’integrazione a qualunque costo tra culture diverse e dell’ecologismo alla Greta Thunberg.

Temi, in parte, anche nobili e condivisibili, ma attraenti per tutti, tranne che per le masse dei lavoratori: infatti, il sostegno maggiore su questi temi alla sinistra progressista arriva, insieme ai voti, da parte di chi può permetterseli ovvero gli abitanti delle zone ZTL; un paradosso storico per la parte politica che, nata per l’emancipazione dei lavoratori, sia diventata il riferimento principale per le classi dirigenti ed i liberali (anzi liberal).

Non crede direttore che invece ci sarebbe la necessità di una sinistra che recuperi il ruolo di partito dei lavoratori? Non sarebbe il caso di rivedere una sinistra che abbia il coraggio di parlare di salari, diritti dei lavoratori, stato sociale?
Certo parlare di altri temi, fa più cool e meno rozzo, ma allora ci si dovrebbe rassegnare ad essere minoranza e lasciare le vili masse ad altri.

Grazie e ancora buona giornata

Davide Lanfranco

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Riguardo l'Autore

1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    L’aspirazione a “rivedere una sinistra che abbia il coraggio di parlare di salari, diritti dei lavoratori, stato sociale”, come qui troviamo scritto, è sicuramente legittima, ma poi occorre uscire dagli enunciati di principio, e sostanzialmente generici, che non dicono come affrontare l’uno o altro problema.

    Io credo che la persistente “lacuna” della sinistra, o quantomeno l’impressione che ha dato, sia stata quella di non saper fornire proposte concrete ai problemi dei nostri giorni, ma limitarsi per l’appunto ad astratti pronunciamenti, evocando pericoli vari (di sovranismo, fascismo, omofobia, xenofobia…).

    Se si conviene sulla necessità di abbassare il carico fiscale, e non si è però d’accordo con la Flat Tax, occorre allora indicare altre strade alternative, che invece non si sono sentite e, parimenti, se si concorda sulla necessità di una immigrazione controllata, va detto in qual modo potervi arrivarvi (per fare due esempi tra i tanti).

    A mio modesto avviso, la sinistra riformista, distinguendosi dal massimalismo, deve assumere iniziative proprie, formulando proposte realistiche per l’una e altra criticità, consapevole che le soluzioni “ideologiche” del passato oggigiorno possono non funzionare più (ma sta proprio al riformismo di saper interpretare tale “cambiamento”).

    Paolo B. 18.06.2019

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