venerdì, 15 Gennaio, 2021

Scrive Francesco Rao:
I calabresi rivendicano diritti e dignità

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L’era del commissariamento sanitario in Calabria, targato Zuccatelli si è concluso nella giornata del 16 novembre u.s., Ma a quanto pare sarà il Prof. Eugenio Gaudio, già Rettore della Sapienza, ad avere il primato di una nomina fulminea. Difatti, a meno di 24 ore dalla nomina in pectore, messa in atto dal Governo per far fronte all’emergenza sanitaria Calabrese più che una questione di Stato il tutto somiglia sempre di più ad un romanzo.

Vi è poi un’altra parte della notizia lievitata lentamente in questi giorni: la crescente aspettativa tesa ad accogliere Gino Strada come Commissario ad acta per la Sanità in Calabria. A sostenere questa idea, in primis è stato il Movimento 5 Stelle. Nella giornata di ieri, appresa la volontà di nominare l’ex Rettore della Sapienza, tale circostanza trovava una temporanea battuta d’arresto. Ma oggi, all’ora di pranzo, giunge una news che rimette in gioco tutto: il Prof. Eugenio Gaudio rinuncia all’incarico. A breve, per sperare nella soluzione dei problemi sanitari calabresi, dovremmo sperare di poter incontrare Teseo per chiedergli di lottare contro il Minotauro che da sempre affligge la nostra Calabria.

Con molta probabilità, noi Calabresi dobbiamo ancora saldare un conto salatissimo e perciò non meritiamo ancora la normalità. Da qualche anno rifletto su tale affermazione. Quando inizia ad esserci un barlume di luce, in pochissimo tempo si creano tutte le occasioni per ritrovarci nuovamente nel baratro. Sarà forse la responsabilità di quei legionari, di origine bruzia, che crocifissero Gesù a pesare sulla nostra sorte? Viene narrato che in Palestina era di stanza la decima legione Fretensis, voluta da Ottaviano, ed soldati provenivano proprio dalla zona dello Stretto.

Mitologia a parte, oggi, il peso della “Questione Calabria” è sempre maggiore ed è riposto sulle nostre deboli spalle. Veniamo ciclicamente esposti agli onori dell’attenzione planetaria per fatti di criminalità, inefficienza, malaffare, corruzione, disoccupazione giovanile, povertà, standard sanitari al di sotto degli indicatori minimi; viabilità e trasporti fatiscenti e tutto ciò continua ad essere per alcuni un fatto di esclusiva “convenienza” e per altri una circostanza poco “convincente” per continuare a restare in Calabria immaginando un futuro migliore. Inoltre, dall’Unità d’Italia in avanti, i peggiori funzionari dello Stato venivano mandati a Sud per essere puniti. Dite un po, alla fine mi sa che sia proprio vero doversi convincere che dobbiamo pagare colpe non commesse? Proprio nella forza della nostra estraneità ai fatti pregressi dobbiamo reagire con intelligenza, senza essere manipolati o strumentalizzati. Bisogna avere il coraggio di guarda avanti, seppur ogni male sociale viene puntualmente ricondotto all’incessante peso della corruzione, della malavita e dell’inefficienza ma non ci si vuole rendere conto che la madre dei problemi Calabresi è un fatto meramente culturale. Ma voglio aggiungere: non siamo i soli appestati. L’Italia ha conosciuto le brigate rosse, la mafia del brenta, la camorra, la sacra corona unita, la mafia. Dove la cultura ha reagito tali fenomeni sono stati in gran parte debellati ed in altri contenuti. La Calabria, sin dal 2009 vive lo spettro della crisi sanitaria e tali circostanze, sono state tritate e ritritate dalla “convenienza” politica, spesso sottesa a guadagnarsi in modo subdolo l’attenzione, la simpatia ed i voti dei Calabresi per poi impegnarsi a mantenere inalterata la panoramica dei fatti che aveva consegnato loro lo scettro del potere. Cito un solo esempio: attendiamo l’Ospedale della Piana dal 2007 ed oggi, dopo 13 anni il caso sanità è un ferro rovente che nessuno vuole sfiorare.

Adesso, rivolgendomi a Massimo Giletti, giornalista di La7 e conduttore del programma “non è l’arena”, apprezzando il suo impegno sociale e professionale, vorrei sottoporre la “Questione Calabria” con una visione dei fatti che non parte dagli effetti, ma si concentra sulle cause. Mi sta bene vedere l’occhio dei media puntato sulla Calabria per rendere evidente ciò che la politica finge di non vedere. Mi da fastidio pensare che quel riflettore venga acceso per mera convenienza di ascolti, investimenti pubblicitari e per far passare un messaggio distorto: “adesso che ne abbiamo parlato, il Governo ed il Parlamento sono coscienti dei problemi, state tutti calmi, presto si risolverà tutto” per assistere all’ennesimo capitolo del Gattopardo.

 

Francesco Rao
www.francescorao.it

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