giovedì, 12 Dicembre, 2019

Scrive Francesco Ruvinetti:
Per un Partito dei Riformisti

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Caro Direttore,
Luigi Covatta ha concluso il suo intervento al convegno di Roma del 7 luglio con queste parole: Io mi auguro che la presenza nel dibattito pubblico di Mondoperaio possa aiutare la nascita, qui in Italia, di quel partito dei riformisti che non nacque al Lingotto una decina d’anni fa.” A quel tempo (2008-9) io scrissi un saggio dal titolo “Il PARTITO AMERICANO, da Craxi-Berlinguer a Veltroni. Per un riformismo liberale”.

In esso, evidenziavo la superiorità del riformismo craxiano (e di Martelli) sul post-comunismo berlingueriano e sottolineavo il totale fallimento degli eredi del PCI (da Occhetto a D’Alema, da Veltroni a Fassino), i quali eredi, volendo andare oltre la socialdemocrazia e cancellare il novecento non avevano mai fatto la loro Bad Godesberg e, cancellando la storia senza fare i conti con essa, avevano introdotto un “ircocervo” che non aveva nessuna base politica ed ideale: un nuovismo del nulla.

Sempre in quel 2009 rimarcai come al PD mancassero tre cose: 1) un PENSIERO, 2) una IDENTITA’, 3) un’ANIMA e che nessun partito che si richiamasse alla sinistra italiana ed europea poteva nascere senza questo fondamento comune.

Ora, come dice Covatta, il cammino può essere di nuovo intrapreso; senza tuttavia rinunciare a fare i conti con la storia; altrimenti ritorniamo al punto di partenza.

Per prima cosa dovremmo vedere se il cammino per una riunificazione dei vari pezzi di socialisti è possibile. In secondo luogo dovremmo creare un gruppo di lavoro per predisporre una grande iniziativa che coinvolga tutti gli iscritti per definire le linee ideali e programmatiche di una vera e nuova forza riformista. Un compito questo che spetta a noi (se ancora riteniamo di essere il PSI di Turati, Nenni e Craxi)

Nel predisporre questo lavoro dovremmo chiedere al mondo intellettuale (quasi sparito anch’esso) di portare il proprio contributo di idee e discussione. I tempi dovrebbero essere preventivamente definiti.

Sulla Concentrazione Repubblicana ho gli stessi dubbi di Claudio Martelli e cioè che sia “come una squadra che per rimontare tre gol scegliesse un catenaccio ultra difensivo.” Comunque ritengo questo aspetto secondario rispetto a quello di indicare una “prospettiva d’avvenire” per il riformismo italiano.

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