martedì, 19 Novembre, 2019

Scrive Francesco Ruvinetti:
Ricollocare Craxi al suo posto

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Caro Direttore, il 19 gennaio del prossimo anno saranno 20 anni dalla morte di Bettino Craxi. Una grande occasione per ricordarlo e per dargli il posto che merita nella storia italiana e nel socialismo italiano. Una occasione anche per riflettere su Quale Socialismo? Ne scrisse Mondoperaio nei suoi anni migliori appena prima e dopo il 1976, l’anno dell’elezione di Craxi. Mi auguro che il partito sia all’altezza e sappia organizzare un evento degno della sua storia e degno della grandezza di Craxi. C’è qualcosa da cambiare oggi rispetto ad allora? Si, una cosa, anzi due. Primo i socialisti devono sapere farsi carico dell’intera sinistra; cosa che non facemmo nel 1989. E, secondo, un’autocritica. Allora il gruppo dirigente viveva molto al di sopra delle sue possibilità. Avevamo dimenticato che i socialisti che lottano per ridurre il “bisogno” debbono guardare anche a se stessi e ai propri veri o presunti privilegi. De Michelis, per fare un esempio, fu un ottimo ministro, ma viveva al Plaza, mentre Nenni dormiva sulle panchine di Montecitorio. Allora si diceva che era demagogia; ma tra la panchina e il Plaza una via mediana dovrebbe esserci. Martelli, parlando anche di se stesso, utilizzò la parola casta.

Non vedo la necessità di altri cambiamenti. Dico questo perché il tema centrale del socialismo moderno è, oggi come allora e come sempre libertà ed eguaglianza. Entrambi temi attualissimi. Noi siamo il partito dei diritti, ma prima di tutto vengono quelli naturali dell’umanità che oggi più che mai sono negati in gran parte del mondo. Il socialismo liberale degli anni 80 non è mai stato attuato in nessuna parte, se non con Blair in Inghilterra. Se mai oggi, nelle società occidentali, è verso il pendolo dell’eguaglianza che dobbiamo dirigersi. C’è qualcosa di nuovo oggi rispetto ad allora? Non mi pare. C’è Internet, uno strumento che aiuta la ricerca e la conoscenza in modo straordinario, ma che ha fatto del mondo un gigantesco bar sport. Un chiacchiericcio insopportabile: tutti sanno tutto di tutti e di tutto, mentre la cultura politica è ai primordi e l’ignoranza regna sovrana. C’è la finanza. Ma questa c’era anche allora; semplicemente non ci facevamo caso. Non c’è più la lotta di classe, ma questo lo abbiamo detto per primi. La politica internazionale dovrebbe tornare nel posto che merita; ma chi più di noi lo disse e praticò? C’è la globalizzazione, ma questo lo scrisse già il buon Carlo Marx. Marx che noi abbiamo criticato, ma mai abbandonato. Era Lenin il nostro bersaglio. Mentre scrivo infuria la polemica su Fazio. Ma non sono troppi due milioni di euro per un progressista che vuole aiutare gli immigrati? Dia loro metà dello stipendio. Nella pubblica amministrazione dai primi anni novanta in poi tra dirigenti, società per azioni, ASL Regioni, Enti vari, e chi più ne ha più ne metta, nel nome del merito abbiamo fatto una marea di ricchi sulle spalle dei poveri. Semmai è la povertà originaria (non la nuova) che è tornata e il discorso di Rimini è più che mai attuale. E cosa si è fatto per evitare che ciò accadesse? Nulla. Anzi, è stata proprio la sinistra ad aumentare il differenziale tra ricchi e poveri. E dei poveri ci siamo dimenticati. In sostanza ciò che voglio dire è che non c’è bisogno di nessun nuovo socialismo e nessuna nuova teoria. Occorre semplicemente mettere in pratica quello che allora teorizzammo (il socialismo riformista e liberale) e solo in parte praticammo.
Francesco Ruvinetti

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