giovedì, 14 Novembre, 2019

Scrive Giovanni Gambino:
I lunghissimi tempi della giustizia

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Carissimo Direttore,
nel marzo del 2016 mi veniva notificata la singolare esclusione al concorso da funzionario presso l’Agenzia delle Entrate per non aver indicato, in sede di compilazione della domanda, un procedimento penale per un presunto illecito penale (successivamente depenalizzato), cui la Procura della Repubblica archiviò e per cui mai mi fu notificato alcun formale avviso di garanzia o conclusione indagini.

Ciò premesso, Le scrivo perché sono in cerca di un Santo a cui appellarmi affinché mi venga riconosciuta finalmente giustizia. A tal proposito, ho scritto finanche alla Presidenza della Repubblica cui, molto gentilmente, mi ha fatto sentire la sua umana vicinanza senza tuttavia potermi aiutare ad accorciare questo infinito e immeritato calvario giudiziario.

Al diavolo la norma dell’Europa che impone dei tempi di giustizia di massimo tre anni per una sentenza di primo grado! Nel mio caso, il sistema giudiziario italiano dopo essere entrati ampiamente nel quarto anno di attesa per una sentenza che riconosca quello che ictu oculi appare evidente, non riesce a emettere nessun giudizio.

Il numero di ruolo n. 6789/2016 con cui è iscritta la mia causa presso il Tar del Lazio è fermo come il mondo a prima di Galileo. Da ben quattro anni, la mia vita è assurdamente sospesa in attesa di giustizia. Lontano da casa e dai miei affetti – per non parlare del tempo perso che nessuno mi ridarà indietro! – lavoro e spendo soldi in affitto e spese inutili senza potermi realizzare perché non ricevo la giustizia cui merita anche l’ultimo dei cittadini italiani. Cosi che ricevere una giustizia dopo molti anni diventa una vera ingiustizia.

Gentile Direttore, in attesa di ricevere di ricevere giustizia, La ringrazio e saluto cordialmente per la cortesia di aver dedicato la meritata attenzione alla mia disavventura personale. I miei migliori saluti.

Giovanni Gambino

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