giovedì, 28 Maggio, 2020

Scrive Jacopo Nannini:
Scuola e sapere in tempi di epidemia

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L’emergenza covid-19 rappresenta un grande dramma sociale per tutto il Paese e nonostante la situazione assuma contorni più complessi ad alcune latitudini, il sentore di una crisi radicale attraversa tutta la Penisola. Rappresenterebbe sotto molti versi un atto di stregoneria o di un indovino addentrarsi in questo momento in un’analisi dettagliata di quali saranno le conseguenze nei singoli partiti e le reazioni sui possibili mutamenti nazionali e sovranazionali; essendo l’unica certezza che la storia ci insegna quella di come un terremoto nella gestione pacifica e ordinaria dello stato liberale non conduca automaticamente ad una riflessione socialista o socialdemocratica bensì, se non sono accuratamente governati i processi e le trasformazioni sociali, una svolta autoritaria e conservatrice è molto più plausibile e fisiologica. Ribadendo il bisogno di evitare divinazioni e profezie politiche, la nostra elaborazione a mio avviso deve concentrarsi nel bisogno di tracciare il sentiero che la famiglia socialista vuole percorre nei mesi e negli anni avvenire e per questo cerco cosi di addentrarmi in qualche riflessione su un campo che mi è vicino.
Da giovane studente e ovviamente da giovane che si sente nell’alveo del socialismo italiano ed europeo, ritengo necessaria in questa fase un’attenta riflessione politica sul futuro del mondo dell’istruzione dopo la scossa che inevitabilmente l’epidemia porterà, così come sul destino complessivo del ruolo del sapere nella società che si vai.
Il socialismo italiano detiene una profonda responsabilità storica nell’azione di lotta incondizionata ed universale per la realizzazione di un sistema educativo che garantisca effettivamente alla generalità delle parti sociali un adeguato accesso all’istruzione e nella diffusione di un sapere presso ogni latitudine sociale, ma in questo frangente storico però osserviamo come quella granitica convinzione del sapere come elemento costituente per la realizzazione del soggetto nella società, la considerazione della scuola pubblica come pilastro democratico e “ascensore sociale”, iniziano man mano a sgretolarsi sotto gli occhi di tutti.
La capillare diffusione della comunicazione di massa e della tecnologia che mette a disposizione di tutti non un sapere universale, ma un’enormità di informazioni da rielaborare e decodificare, inizia a mettere in dubbio il senso stesso di un percorso di studi lungo e corposo. L’imperante vulgata neoliberista si insinua in ogni componente della società e l’idea dell’istruzione come formazione di una coscienza civile, viene sempre più osservata come un ostacolo alla realizzazione esclusivamente economica dello stereotipo del businessman nella società.
La specifica condizione del sistema educativo riflette poi una situazione sociale complessiva, in una fase storica in cui gli unici due poli nei quali si condensano le due visioni sul “sapere” sono da una parte il totalitarismo scientifico incarnato dal modello “Burioni” per cui si sbeffeggiano milioni di persone per la loro evidente assenza di conoscenza su temi scientifici, omettendo totalmente ogni tipo di analisi sociale e politica sulla motivazione di cosi tanta svalutazione della conoscenza e dello studio nel Paese, dalla parte diametralmente opposta la totale condanna sociale a mo’ di Tribunale del Sant’Uffizio dei “professoroni di sinistra ” incarnata dai “no vax”, complottismi e scie chimiche di ogni sorta. Come socialisti tra queste due linee di pensiero non possiamo che lottare per l’affermazione di una visione radicalmente alternativa a queste due letture dominanti: la conoscenza e il sapere esistono realmente solo se diffusi e a disposizione di ogni pezzo della società, presenti ancor di più ove il disagio cova i più profondi malumori.
Dunque dinanzi a questo scenario complesso, che potrebbe diventare infernale nel patire le conseguenze socio-economiche dell’epidemia mondiale, si inserisce la necessità di una battaglia socialista che parta da questa grande tematica della civiltà moderna fino a cogliere le enormi contraddizioni sociali messe a nudo in maniera progressiva come l’enorme divario tra periferie e centri ad alta urbanizzazione, il mito del Nord iper-produttivo contro un Sud troppo spesso in ginocchio, una grandissima quantità di laureati con alti livelli di formazione senza occupazione o drammaticamente sottopagati…. Tutti questi elementi non potranno non essere analizzati attraverso la lente della considerazione collettiva della conoscenza e dell’istruzione: questo ci porta alla conclusione della necessità di una “Costituente del sapere”, una fase di riflessione e di elaborazione con tutte le forze sociali della scuola e del mondo del lavoro per tratteggiare i contorni di una radicale riforma del sistema del’educazione e del sapere.
Sarebbe però un grande errore politico quello di pensare un possibile passaggio della fase di elaborazione e coinvolgimento politico esclusivamente attraverso una “chiamata alla responsabilità” del ceto già politicizzato, quando invece è necessaria una volta per tutte la costruzione di un lessico che coinvolga tutta una generazione : la sfida generazionale e sociale non si può compiere senza il consenso di quelle parti sociali più colpite da questo modello di società e precluse da un reale accesso democratico a tutti gli spazi del sapere.
In questa fase di riflessione e di iniziativa riformatrice ispirata dai più profondi valori del socialismo democratico sarà importante parimenti non cedere alla facile tana delle posizioni inutilmente oltranziste e puerilmente estremiste: urgono risposte forti e radicali, non confuse urla di propaganda.
In questo cammino dobbiamo essere capofila di una proposta che vada da una forte legge nazionale sul diritto allo studio alle borse di studio, ad un miglioramento serio dei trasporti e una seria lotta per gli alloggi universitari per alleggerire quelle famiglie costrette a enormi sacrifici per assicurare una carriera scolastica da fuorisede ai figli. Dovremo avere anche la lungimiranza di avviare una riflessione sul riformulare gli orari scolastici e sul creare spazi negli istituti a disposizione degli studenti anche in orari extracurriculari per rendere le scuole vere comunità sociali, cosi come una radicale riforma dei “cicli” riscoprendo l’idea di un biennio unificato per fornire delle conoscenze universali e basilari in tutti gli indirizzi, superando il divario licei-tecnici che troppo spesso si risolve in una differenza sociale, giungendo infine ad una seria stabilizzazione dei tantissimi giovani insegnanti per ridare dignità al mestiere di coloro che hanno nelle mani l’educazione di intere generazioni.
Le drammatiche settimane trascorse e i difficili giorni che ci attenderanno, potranno essere veramente quella scintilla capace di accendere una seria riflessione politica nel nostro Paese e per la nostra storia e i nostri valori, siamo chiamati a lottare per un modello di società che alla crescita finanziaria e al profitto anteponga l’inesauribile bisogno di dignità dell’uomo e del cittadino.
Questa volta potremo veramente lottare per quel sogno di Nenni del “portare avanti chi nasce indietro”, perché le insostenibili divergenze sociali, quella distanza tra Tor Bella Monaca e il Campidoglio, tra Quarto Oggiaro e piazza del Duomo, non si colmerà mai attraverso una riflessione di qualità infrastrutturale e di semplice modernizzazione, ma attraverso la realizzazione di un accesso universale al sapere e alla reale partecipazione alla vita democratica in maniera attiva di quelle parti sociali.
La strada è lunga e tortuosa, ma il titolo di questo giornale testimonia la nostra resilienza, Avanti!

 

Jacopo Nannini

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