domenica, 25 Ottobre, 2020

Scrive Leonardo Raito:
Regionali: un pareggio dalle mille sfaccettature

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Alla fine della fiera la tornata elettorale delle regionali 2020 si chiude con un pareggio che, forse, accontenta più il centrosinistra che il centrodestra, con quest’ultimo che aveva preparato meticolosamente una spallata che poteva avere ripercussioni sulla tenuta del governo. Ma il voto offre alcune riflessioni interessanti e che vale la pena tenere in debita considerazione se si vogliono ipotizzare gli scenari di domani. Il primo è il generalizzato cedimento dei Cinque Stelle, evidentemente logorati dal potere più di quanto potevano ipotizzare.

 

I grillini vengono battuti dove si presentano in collaborazione con il Pd (Liguria) e risultano del tutto inefficaci e neutri nelle regioni in cui corrono da soli. Se è iniziato l’inarrestabile e inevitabile declino è tutto da vedere, ma di sicuro lo stato di salute è da terapia intensiva. A sinistra il Pd canta vittoria (ma a voce bassa) per la conferma della Toscana, dove il sempreverde Giani ha avuto la meglio sulla rampante Ceccardi, della Campania, dove De Luca, ormai sempre più superstar, ha surclassato Caldoro e in Puglia, dove Emiliano è riuscito a tenere a bada Fitto.

 

Pesa la sconfitta, tuttavia preventivata, delle Marche, ma Zingaretti tira un sospiro di sollievo e con lui Conte e le prospettive di governo, che ormai non potranno che essere incentrate sui dem. Strana la storia di Italia Viva, positiva in Toscana e Campania, dove forse, conferma la propria naturale collocazione (centrosinistra) e decisamente negativa nelle altre regioni dove le esperienze di corsa solitaria con ambizioni (Puglia) e con meno (Veneto e Liguria) danno risultati disastrosi. Fungeranno, questi esiti, da lezione al nervoso Renzi? Veniamo ora al centrodestra dove il dualismo tra Salvini e la Meloni potrebbe produrre scintille nonostante il buon risultato. Con una Forza Italia sempre più debole, sono i due contendenti forti a marcare l’esito elettorale. La Lega sbanca in Veneto, con Zaia che però dimostra un consenso personale che forse preoccupa un po’ il leader lombardo. Nella regione il presidente uscente ottiene una maggioranza bulgara, approfittando, tra l’altro, di un campo avversario frammentato e incapace di costruire anche solo una parvenza di alternativa. Questo oltre gli indubbi meriti del nuovo “doge”. Fratelli d’Italia insedia un suo uomo alla guida delle Marche. La coalizione riconferma anche Toti in Liguria. Ma le due vere prove in grado di garantire il predominio assoluto erano Toscana e Puglia. Nella prima, la prediletta di Salvini non è riuscita nell’impresa, bissando l’esito di qualche mese fa in Emilia Romagna. Nella seconda la riproposizione di Fitto non è bastata a scalzare Emiliano.

 

Le elezioni del 2020 hanno anche dimostrato un sostanziale ritorno a un confronto tra coalizioni tradizionali di centrodestra e centrosinistra. Data a questo punto per scontata la tenuta della maggioranza di governo, la domanda che terrà banco è: che sia il nuovo avvio di un bipolarismo all’italiana? Speriamo che i partiti sappiano cavalcare intelligentemente questa nuova occasione.

 

Leonardo Raito

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