mercoledì, 30 Settembre, 2020

Scrive Leonardo Raito:
Una condanna morale e politica per gli ingordi del bonus partite iva

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La vicenda dei cinque parlamentari che avrebbero usufruito del bonus da 600 euro riservato alle partite iva soffocate dal lockdown tiene giustamente banco da alcuni giorni nell’opinione pubblica. Sgombriamo il campo da equivoci: che un parlamentare, con un’indennità di carica di diverse migliaia di euro, abbia anche solo fatto richiesta del contributo, rappresenta una vergogna etica e morale che nessun gesto (restituzione o altro) riabiliterà. Un gesto che rende le persone che l’hanno compiuto, assolutamente indegne di rappresentare un popolo italiano colpito, mai come in questo 2020, dalle sofferenze legate alla pandemia. Su questo, il giudizio etico e politico non può che essere di unanime condanna.

 

Ma il fronte aperto resta quello dell’efficacia e dell’operatività dei provvedimenti d’emergenza varati dal governo. Perché, ad esempio, non è stato previsto che sopra una determinata soglia di reddito il contributo risultasse non erogabile? Possibile che non sia stata prevista una documentazione (anche autocertificazione) che prevedesse che i titolari di indennità aggiuntiva di un certo spessore (penso soprattutto a consiglieri regionali e parlamentari) non potesse accedere a un bonus emergenziale riservato a lavoratori in autentica difficoltà? Se i casi sono stati cinque, l’entità del bonus erogato è piuttosto modesta, ma resta il gesto in sé, a far scattare un ulteriore campanello d’allarme sulla mediocrità di certi parlamentari. E pare che, aldilà del parlamento, in molti consigli regionali si scoveranno casi simili. Insomma ci troviamo di fronte a uno scandalo vero e proprio, perpetrato da persone ingorde, esseri umani che sbagliano sapendo di sbagliare, ma che così facendo gettano discredito su un’intera classe politica.

 

Leonardo Raito

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