venerdì, 22 Novembre, 2019

Scrive Luciano Masolini:
La cultura dell’Esperanto

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“L’esperanto è una lingua semplice ed armoniosa. (…) È utile per esprimere ogni pensiero e gli stati d’animo più delicati. E’ la lingua internazionale ideale”. Tali sensibili pensieri non appartengono come si può ben credere a qualche esperantista, essi sono invece molto più semplicemente l’espressione di un simpatizzante alquanto speciale: lo scrittore Jules Verne (1828-1905). Questi (nato a Nantes), quando agli inizi degli anni Settanta dell’Ottocento, andrà a vivere in Piccardia (e più esattamente nella cittadina di Amiens, il luogo originario della sua consorte), trovando alloggio in Rue Charles-Dubois, ebbe modo di conoscere alcuni esperantisti che, nel 1903, avevano fondato un primo gruppo locale, ne accetterà la presidenza da loro propostagli. Fra l’altro poi, sempre in quello stesso anno, ritenendo congeniale l’esperanto iniziò pure – in data 9 luglio – a stendere con la sua sublime e fantasiosa penna il piano per un nuovo romanzo, in cui avrebbe appunto esposto i pregi di detta lingua. Passati però alcuni mesi da quella data (mentre ormai una brutta malattia lo stava debilitando sempre più), ne riuscì a compilare purtroppo solo alcuni capitoli. Il testo lo “completerà” dopo diversi anni suo figlio Michel Jean Pierre (1861-1925), il quale però – in una forma a di poco censoria – tolse infatti tutta la parte riferentesi all’esperanto. Fortunatamente i frammenti originari di tale sofferto romanzo, che nelle intenzioni iniziali si sarebbe dovuto intitolare “Voyage d’études”, sono stati tradotti proprio in esperanto. Il libretto, “Esplorvojagho” (Viaggio esplorativo), uscì a Parigi nel 1994 come numero speciale del mensile “Franca Esperantisto” (L’esperantisa francese), un antico mensile (1911) pubblicato dall’Unione Francese dell’Esperanto (UFE). L’autore di “Ventimila leghe sotto i mari” e di tanti altri grandi successi che morirà proprio nella stessa Amiens, il 24 marzo 1905, quindi a pochissimi anni di distanza dal quel suo progetto, aveva comunque in quel frangente visto giusto. L’esperanto nella sua semplicità e neutralità è davvero la lingua internazionale ideale.

Luciano Masolini

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