mercoledì, 20 Novembre, 2019

Scrive Luciano Masolini:
Carlo Minnaja, cultore della letteratura esperantista

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E’ un illustre e noto militante esperantista che alla lingua internazionale ha dato e sta dando davvero molto. Mi riferisco al matematico Carlo Minnaja (Premio, nel 1990, della Cultura della Presidenza del Consiglio), che ha già tradotto in detta lingua autori di fama come Niccolò Machiavelli, Carlo Goldoni, Luciano Bianciardi e tanti altri. A lui va anche il merito di averci fatto conoscere alcuni anni fa, per mezzo di una preziosa antologia – editata dalla laboriosa Federazione Esperantista Italiana -, il sunto dell’opera e del pensiero di Lazzaro Zamenhof, proprio colui che circa centotrent’anni fa ideò la lingua universale. Membro, fra l’altro, dell’Accademia di Esperanto, Minnaja nel 2015 assieme a Giorgio Silfer (altro ottimo scrittore sempre in lingua esperanto) ha dato alle stampe un bellissimo e denso volume (oltre settecento pagine) tutto incentrato sulla storia della letteratura esperantista.

La quale ben dimostra come questa lingua – tante volte criticata – risulti invece non solo ancora così viva e presente in infinite parti del mondo, ma anche appunto contornata da tanti scrittori e poeti che l’hanno voluta sempre affiancare, e non solo per quella sua originale euritmica che tanto si adatta ad ogni tipo di espressività. Il volume di cui sopra, ora finalmente uscito in lingua italiana con il titolo “Introduzione alla letteratura Esperanto”, è stato pubblicato a Parma dalla editrice Athenaeum – in una traduzione abbreviata dall’originale -. I ventuno capitoli complessivi formanti il bellissimo libro che, come un’ottima guida, ci portano a conoscere l’interessantissimo mondo letterario esperantista, purtroppo così poco conosciuto da chi non è avvezzo a tale lingua, sono preceduti da una piccola ma ben mirata prefazione di Davide Astori. Diversi gli autori ivi presentati assieme ovviamente alle tante epoche succedutesi, non mancando da parte del bravo curatore di accennare pure ad alcune specifiche scuole di pensiero, che si erano andate via via formando sempre in nome dell’esperanto. Non poteva mancare, infine, pure uno sguardo a quello che ha fatto il nostro Paese sempre in tal senso. Un universo quello della storia della letteratura esperantista sicuramente tutto da scoprire, e che fino ad oggi non era stato ancora trattato così approfonditamente nella nostra lingua. Un lettura questa dell’opera di Minnaja, quindi, che sicuramente ci fa imparare tante cose e che ha pure il pregio, tra le tante altre cose, di farci avvicinare ad una splendida e particolare lingua – davvero unica nel suo genere – quale è appunto l’esperanto.

Luciano Masolini

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